‘Nymphomaniac’, il film scandalo di Lars von Trier, uscirà anche in Italia (video)

La pellicola che racconta le vicende di una ninfomane, interpretata da Charlotte Gainsbourg, ha trovato una distribuzione in Italia: si tratta di Good Films, che ha nel board i figli di Alain Elkan e Margherita Agnelli, Ginevra e Lapo Elkan, oltre che Lorenzo Mieli, figlio di Paolo direttore di RCS libri. Nei giorni scorsi la petizione sul web per vedere l’opera del regista danese nei nostri cinema

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Nymphomaniac, l’atteso e scandaloso film di Lars von Trier ha trovato una distribuzione anche in Italia. Secondo le informazioni raccolte da Cinematografo.it, l’hardcore movie del regista danese uscirà in Italia con la Good Films, la società di produzione e distribuzione cinematografica fondata da Ginevra e Lapo Elkann, Francesco Melzi d’Eril, Luigi Musini e Lorenzo Mieli.

Diviso in due parti e in due versioni – la prima ”soft” di 4 ore, l’altra ”hard” di 5 ore e mezzo – Nymphomaniac è stato al centro nei giorni scorsi di una vera e propria sollevazione popolare, confluita in una petizione web che chiedeva a una delle società di distribuzione italiane di acquistare il film anche per il mercato nazionale.

Il debutto mondiale di Nymphomaniac è fissato per il 25 dicembre a Copenaghen, circostanza che da sola mostra il forte spirito anticristiano e anticattolico del controverso regista danese. Protagonista della storia è Charlotte Gainsbourg nel ruolo di una ninfomane, che narra la sua vita e le sue pulsioni in una pellicola dal cast stellare: Uma Thurman, Willem Dafoe, Shia LaBeouf e Jamie Bell, solo per accennare ad alcuni dei protagonisti.

L’ultimo teaser pubblicato su YouTube, alla fine del mese scorso, conferma i sentimenti anticristiani e anticattolici del regista danese. In “Chapter 6 – Eastern and Western Church”, l’attrice francese è in versione ‘hot’ insieme a Jamie Bell, che le consegna un oggetto che sembra un sex toy fatto con legno e corda.

Il titolo del capitolo è infatti un riferimento esplicito a quel che lo stesso Lars von Trier ha ammesso essere la chiave del film: la differenza tra la chiesa Cattolica occidentale, in apparenza ossessionata dalla sofferenza e dalla colpa, e la chiesa Cristiana Ortodossa, in cui il focus teologico sarebbe incentrato sul piacere.

Tuttavia, in che modo il dibattito teologico possa avere attinenza con giochi erotici e con performance sessuali di ogni tipo e senza alcuna censura non è dato sapere e rimane un mistero. Così come adombrata di un alone di mistero malizioso è stata tutta la fase precedente alla prima della pellicola, considerate le indiscrezioni – rilasciate ad arte – sul fatto che nessun degli attori abbia in realtà finto durante la lavorazione del film. Anche per avere un quadro chiaro su questi aspetti pruriginosi, ma forse non definitivo, si dovrà aspettare l’uscita della pellicola.

Lars von Trier è cresciuto in un ambiente tempestato da contraddizioni, con genitori atei e comunisti convinti che al figlio non dovesse essere impartita alcuna educazione, circostanza che creò non pochi problemi. Una vita problematica che lo ha portato a doversi confrontare anche con una choccante rivelazione della madre, Inger Høst, che solo in punto di morte gli rivelò di non essere ebreo per parte del padre Ulf Trier, il quale in realtà non era il suo vero padre. Un’esperienza che continuò a segnarlo in seguito, quando il padre naturale – Fritz Michael Hartmann, appartenente ad una illustre famiglia danese di compositori – si rifiutò di incontrarlo e con il quale ebbe rapporti solo per via di intermediari legali.

Tornando alla pellicola, la ritrosia dei più affermati distributori potrebbe avere una ragione meramente commerciale: il film – malgrado il cast e il lancio mediatico ben studiato – potrebbe anche rivelarsi un clamoroso flop, con ripercussioni negative sui bilanci, un dato che di questi tempi non deve essere secondario nelle scelte di un settore che attraversa una crisi importante in linea con il resto dell’economia.

Preoccupazione che non sembra avere la “Good Films” e a cui non deve essere estranea la composizione societaria.

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