A Natale dobbiamo fare la differenza! E la differenziata!

Durante le festività, anche se con passo ridotto a causa della crisi economica, occorre ricordare di mantenere le buone pratiche di raccolta differenziata. Per carta e cartone si deve ricordare però che tutti i tovaglioli usati e qualsiasi tipo imballaggio o contenitore contenente residui di cibo o comunque sporco va gettata nel secco non riciclabile. Per vetro e alluminio risultati straordinari che devono essere mantenuti, mentre sarebbe opportuno ridurre al minimo lo smaltimento del cibo: acquistare e preparare  solo quanto si può consumare

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Il Natale è alle porte ed è opportuno ricordare che il mantenimento delle buone pratiche di raccolta differenziata può fare davvero la …differenza! Ecco quindi alcune indicazioni utili per differenziare in modo corretto i rifiuti derivanti da pranzi o cene, frequenti in questo periodo, con qualche attenzione a non gettare cibo, visto che c’è gente in grande difficoltà.

Per la carta e il cartone, la raccolta differenziata è fondamentale anche per abbatterne l’impatto ambientale. Come è noto, la cellulosa per la produzione di imballaggi a base cellulosica viene ricavata dagli alberi, quindi non è un’idea balzana ricordare che differenziare questo materiale serve ad abbattere meno alberi e a salvaguardare l’ambiente.

Tuttavia si deve tenere a mente che tutti i tovaglioli usati e qualsiasi tipologia di carta o cartone contenente residui di cibo o ormai sporca va gettata nel secco non riciclabile, come ricorda il Comieco, il Consorzio Nazionale per il Recupero e Riciclo degli Imballaggi a Base Cellulosica. Scorrendo le diverse pietanze tipiche del menu di Natale e delle festività di fine anno, la confezione cartacea degli antipasti, tra cui affettati e formaggi, va gettata nell’indifferenziata, perché si tratta di carta sporca, a meno che non sia formata da parti separabili, come carta e plastica: in tal caso i materiali possono essere riposti nella raccolta differenziata separandone le parti.

La carta da forno utilizzata ad esempio per cuocere le lasagne di deve riporre nell’indifferenziata (secco non riciclabile). Se poi passiamo ai contenitori di pietanze precotta – come il cotechino o lo zampone, simboli della tavola italiana per Capodanno – è d’obbligo separare la confezione di cartone dall’involucro che contiene la carne: il primo va nella carta, il secondo nel secco non riciclabile. Infine, serve ricordare che occorre separare il cellophane e il contenitore di cartone che contengono i più tipici dolci natalizi, panettone e pandoro, due prelibatezze oggi patrimonio dell’Italia intera. Il contenitore di cartone andrà nella carta, il cellophane tra le materie plastiche.

Per le bevande, le bottiglie di acqua o delle bevande che spesso si consumano durante i pasti (anche contro il parere dei nutrizionisti, visto il loro elevato apporto calorico) vanno riposte nella plastica, mentre le bottiglie di vetro e i contenitori metallici vanno riposti nell’apposito contenitore. In alcune parti d’Italia – in mancanza di un protocollo unico di comportamento e di raccolta del materiale differenziato – alluminio e plastica sono raccolti insieme: questo perché le aziende che si occupano di riciclaggio di materie plastiche hanno nella loro catena di separazione una parte magnetica che separa in modo automatico i rifiuti metallici, che possono essere convogliati al riciclaggio apposito.

L’alluminio usato in cucina andrebbe sciacquato brevemente, prima di essere collocato tra il materiale metallico, ma solo se lo sporco è eliminabile: se il cibo cotto è incrostato nei fogli dell’alluminio, questo andrà riposto nel secco no riciclabile.

Se invece si va a pranzo fuori, lo scontrino del conto non andrà posto nel contenitore della carta riciclata, ma nell’indifferenziato, perché gli scontrini sono stampati su carta chimica che non si può riusare.

In Italia la raccolta differenziata si fa a macchia di leopardo. Nel Nord del Paese i comuni attuano le buone pratiche con risultati strabilianti. Benevento è la provincia del Sud Italia in cui si raggiungono risultati elevati di raccolta, sia per l’efficienza della gestione locale che per la partecipazione attiva della cittadinanza. Partecipazione che non mancherebbe anche in altre parti d’Italia, dove però si assiste alla fiera delle incapacità gestionali dei controllori pubblici e delle aziende preposte alla raccolta, che conducono una raccolta differenziata solo di impatto mediatico: tutto il raccolto viene spesso gettato in discarica, vanificando lo sforzo dei cittadini e, soprattutto, alimentando ancor di più quella sfiducia nella classe dirigente del Paese che è uno dei pilastri dell’attuale fase declinante italiana.

Sul rapporto tra corretta raccolta differenziata – in tutte le stazioni della filiera, dal cittadino all’azienda di riciclo delle materie prime/seconde (ossia i materiali raccolti e poi riutilizzati come materie prime per nuove produzioni) – il Comieco ricorda infatti che se ogni italiano differenziasse correttamente dal resto dei rifiuti una confezione di panettone, una di pandoro, una di torrone, due scatole di pasta, due giornali, due riviste, due sacchetti e la scatola di un giocattolo si raccoglierebbero circa 120.000 tonnellate di carta e cartone, sufficienti a evitare la costruzione di un’intera discarica di medie dimensioni.

Quindi, differenziare conviene al cuore (ambiente) e al portafoglio.

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