Cassazione, Alberto Stasi assolto dall’accusa di pedopornografia

La Terza Sezione penale ha annullato senza rinvio il processo al giovane, che è in attesa del processo d’appello/bis per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, per il quale era stato assolto in primo grado e in appello, ma poi la Cassazione aveva annullato la sentenza di secondo grado, con rinvio per un nuovo processo a Milano

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Roma – La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio il processo di appello per detenzione di materiale pedopornografico a carico di Alberto StasiIl fatto non sussiste” hanno sentenziato i giudici della Terza Sezione penale di Piazza Cavour, presieduta da Alfredo Teresi.

La vicenda, nata a margine delle indagini sull’assassinio di Chiara Poggi, fidanzata di Stasi, finisce dunque qui, al termine di un calvario – anche mediatico – cui resistere non deve essere stato facile e che dovrebbe fare riflettere i tanti “soloni” (anche sui media) pronti a crocifiggere chiunque con convinzioni che alla lunga non trovano sostrato nella realtà, perfino processuale.

Il 13 febbraio 2012, il tribunale di Vigevano in primo grado aveva inflitto a Stasi 30 giorni di reclusione, che la Corte di Appello di Milano, il 14 marzo 2013, aveva confermato, commutandoli in una multa di 2.540 euro, di cui 1.140 in sostituzione della pena detentiva.

Gli Ermellini hanno dunque accolto la tesi difensiva del professor Angelo Giarda, difensore di Alberto Stasi. Giarda nella sua arringa aveva sollecitato il collegio giudicante sul fatto che quelle immagini rinvenute sul computer non erano state scaricate e dunque non erano state visionate dall’ex bocconiano, non potendo essere in alcun modo il movente” per spiegare l’uccisione di Chiara Poggi.

Il Sostituto Procuratore generale della Cassazione, Sante Spinaci, nella sua requisitoria aveva chiesto invece la conferma della condanna dell’imputato, ritenendo “non fondati” i motivi di ricorso. Tuttavia lo stesso PG non aveva nascosto che il ragionamento alla base del verdetto di condanna seguiva un percorsodeduttivo“, ovvero aveva ammesso che mancassero prove certe del fatto che le immagini trovate sul computer poi fossero state caricate su un hard disk esterno per essere visionate.

Sotto il profilo tecnico, il professor Giarda ha dimostrato l’infondatezza delle motivazioni della condanna con il fatto che il personal computer di Stasi “non avesse il software necessario per scaricare quei file“, visto che non era istallata l’applicazione E-mule, ma solo il programma Morpheus, non adatto per scaricare i video. “Manca la prova che Stasi li abbia scaricati e manca dunque l’elemento costitutivo del reato – ha sottolineato Giarda nella sua arringa – che si perfeziona solo quando sia completata la visibilità del materiale pedopornografico“.

Tra un mese dovrebbero essere pronte le motivazioni della sentenza, redatte dal consigliere Vincenzo Pezzella.

Per Alberto Stasi resta ora in piedi il processo per l’omicidio di Chiara Poggi. La Cassazione, la scorsa estate, ha infatti annullato l’assoluzione pronunciata dai giudici di primo e secondo grado, disponendo il rinvio alla Corte di Appello di Milano per un nuovo processo.

Una storia che ha una vittima certa – la povera Chiara – e una vittima potenziale, Alberto Stasi, malgrado alcuni “inciampi” che ne avevano fatto traballare la credibilità. L’annullamento della condanna di ieri dà nuove motivazioni al giovane, che alla fine di marzo del 2008 conseguì la laurea in Economia e Commercio alla Bocconi, con il massimo dei voti e la lode.

Credit: AGI, Agenzie

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