Beppe Grillo indagato a Genova. ‘Ha istigato i militari a disobbedire’

Al Partito Democratico il “Premio Tafazzi 2014” per l’insensatezza politica. Aperto un fascicolo a seguito dell’esposto di nove deputati Pd sull’esortazione del leader M5S alle forze dell’ordine a non difendere più la classe politica e a unirsi alla protesta dei forconi

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Genova – La Procura di Genova ha aperto un fascicolo su Beppe Grillo. Il leader del Movimento 5 Stelle, a quanto si apprende da fonti giudiziarie, è indagato per istigazione ai militari a disobbedire alle leggi.

I Pm genovesi hanno avviato l’inchiesta in seguito a un procedimento inviato da Roma, dove nove deputati del Partito Democratico avevano presentato un esposto a seguito dell’esortazione del leader del Movimento Cinque Stelle a non difendere più la classe politica e l’invito ai militari a unirsi alla protesta dei forconi.

Tutta pubblicità elettorale per le prossime consultazioni europee per il Movimento 5 Stelle, che potrà sbandierare la determinazione del PD a volere eliminare gli avversari politici per via giudiziaria. Un argomento che – in verità – non sembra essere una novità nel panorama politico italiano…

#Aridatece Berlinguer!

Credit: Adnkronos, TMNews

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2 pensieri riguardo “Beppe Grillo indagato a Genova. ‘Ha istigato i militari a disobbedire’

  • 07/02/2014 in 11:39:06
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    L’art. 286 del nostro codice penale così recita:

    Istigazione di militari a disobbedire alle leggi.

    Chiunque istiga i militari a disobbedire alle leggi o a violare il giuramento dato o i doveri della disciplina militare o altri doveri inerenti al proprio stato, ovvero fa a militari l’apologia di fatti contrari alle leggi, al giuramento, alla disciplina o ad altri doveri militari, è punito, per ciò solo, se il fatto non costituisce un più grave delitto, con la reclusione da uno a tre anni.
    La pena è della reclusione da due a cinque anni se il fatto è commesso pubblicamente.
    Le pene sono aumentate se il fatto è commesso in tempo di guerra.
    Agli effetti della legge penale, il reato si considera avvenuto pubblicamente quando il fatto è commesso:
    1) col mezzo della stampa, o con altro mezzo di propaganda;
    2) in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone;
    3) in una riunione che, per il luogo in cui è tenuta, o per il numero degli intervenuti, o per lo scopo od oggetto di essa, abbia carattere di riunione non privata.

    I deputati del PD che hanno presentato l’esposto hanno solo anticipato l’azione che doveva essere incardinata d’ufficio dalla Procura della Repubblica, sempre che l’obbligatorietà dell’azione penale valga ancora erga omnes!
    Paolo Colombati

    • 07/02/2014 in 13:40:17
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      La sua opinione è rispettabile, molto, però pure la nostra.
      Con l’occasione, vogliamo ringraziarLa per i Suoi interventi e commenti, che vivacizzano il dibattito e introducono costruttivi elementi di riflessione.

      Tuttavia, dobbiamo chiederLe di non apporre il Suo indirizzo email, per rispettare la policy della testata sulla pubblicazione dei commenti. Siamo certi che Lei comprenderà. Cordialità

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