Eni e Legambiente d’accordo: bonificare i siti inquinati è una sfida importante

Settimo incontro promosso in collaborazione con Legambiente e La Sapienza di Roma, dal titolo “Dalle bonifiche alla riconversione industriale: ricerca, sostenibilità, opportunità di sviluppo per il territorio

Roma – Bonificare siti inquinati e riconvertirli a nuove ed ecosostenibili attività industriali. Questa è la sfida tecnologica sempre più urgente su cui scienziati e ricercatori di tutto il mondo si stanno confrontando. Un processo che, oggi più che mai, è necessario per salvaguardare il nostro territorio e al contempo rappresenta una strategica opportunità di sviluppo e crescita economica.

Sfide scientifiche, recenti scoperte internazionali, applicazioni concrete nel settore in Italia e nel mondo sono state al centro della VII Conferenza Internazionale Energythink, promossa da Eni e Legambiente in collaborazione con l’Università di Roma “La Sapienza”. Titolo di questo settimo round “Dalle bonifiche alla riconversione industriale: ricerca, sostenibilità, opportunità di sviluppo per il territorio“.

La conferenza, rivolta a studenti delle facoltà scientifiche e a giovani ricercatori, ha avuto lo scopo di sensibilizzare i futuri professionisti del settore sui problemi e sulle opportunità connesse alla bonifica dei siti inquinati.

I lavori di Energythink sono stati aperti da Aldo Laganà, Direttore Dipartimento di Chimica dell’Università di Roma “La Sapienza”; Luigi Sampaolo, vice president Rapporti con gli stakeholder e sostenibilità di Eni; Rossella Muroni, Direttore di Legambiente.

Nel corso della conferenza sono state presentate le esperienze degli Stati Uniti, di cui ha parlato Carlos Pachon, Senior Environmental Protection Specialist dell’Epa (Environmental Protection Agency), l’agenzia federale americana per la protezione dell’ambiente); quelle tedesche, di cui ha trattato Holger Wei, Direttore del Groundwater Remediation Department presso l’Helmholtz Center for Environmental Research – UFZ di Lipsia), come rappresentative di grandi potenze industriali, all’avanguardia certamente nel settore della bonifica e riqualificazione di siti industriali ed aree contaminate.

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Miroslav Černík, Direttore Scientifico del Centre for Nanomaterials, Advanced Technologies and Innovation, Technical dell’Università di Liberec, in Repubblica Ceca, ha trattato dei casi affrontati nel proprio Paese, esempio non paragonabile economicamente a Usa e Germania, ma originale per la casistica, visto l’avvio delle bonifiche e il recupero di siti degradati soprattutto dopo il distacco dalla “casa madre” sovietica.

Sul fronte italiano è intervenuto Marco Petrangeli Papini – Direttore del Master di II Livello in “Caratterizzazione e Tecnologie per la bonifica dei siti Inquinati” all’Università La Sapienza di Roma – che ha illustrato i percorsi formativi che il primo ateneo romano offre ai propri studenti interessati a sviluppare competenze nella gestione dei siti inquinati e presentato lo sviluppo di un processo innovativo di bonifica delle acque di falda.

Proprio i giovani accademici dell’ateneo romano sono stati protagonisti della sessione pomeridiana, durante la quale sono stati presentati le loro ricerche. Premiate come i migliori lavori nel campo, Agnese Lai e Fabio Tatti.

I lavori sono proseguiti con la tavola rotonda dal titolo “Bonifiche e riconversione industriale: le nuove frontiere tecnologiche in Italia“, con un parterre di eccezione, costituito da Giovanni Milani, amministratore delegato di Syndial; Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente; Giulia Gregori, responsabile pianificazione strategica Novamont; Mauro Majone, ordinario di Processi e impianti chimici dell’Università La Sapienza; Giovanni Beretta, ordinario di Geologia applicata dell’Università di Milano; Rajandrea Sethi, direttore del dipartimento di Ingneria dell’Ambiente del Politecnico di Torino; Carlo Blasi, delegato del rettore per le politiche ambientali dell’Università La Sapienza.

Secondo Milani l’obiettivo deve essere quello indicato dalla Commissione Europea: arrivare “al 2050” per smettere di utilizzare nuovo suolo” e “si utilizzerà solo quello già usato“. “L’attività di bonifica – ha proseguito l’ad di Syndial – rappresenta un ponte tra attività non più sostenibile da un punto di vista economico, sociale o ambientale verso una nuova fruizione economica o ambientale di quelle aree“. In questo senso, ha sottolineato, fondamentale è “il coinvolgimento di chi vive intorno ai siti perché non possiamo essere noi che a tavolino decidiamo il loro destino“.

Del sito industriale si conosce tutto del punto di partenza – Milani ha osservato – la difficoltà sta nel condividere un progetto di bonifica legato al riutilizzo ovvero nell’individuare il punto di arrivo. Per questo è importante coinvolgere i territori su tale aspetto. Ci sono aree dove è chiaro ciò che si vuole fare, mentre ce ne sono altre dove l’individuazione del punto di arrivo risulta più difficile“.

Nel proprio intervento, Ciafani ha invece evidenziato l’importanza della legge sugli eco-reati che “ridurrà i profili di illegalità”. Anche se ci sono voluti “oltre 20 anni per approvarla”, ha sottolineato il vicepresidente di Legambiente, con tale intervento normativo “si alza il livello di difesa ambientale” e “l’omessa bonifica rientra a tutti gli effetti nella fattispecie contemplata dalla legge”.

Majone ha invece posto l’accento sull’analisi di rischio, soffermandosi anche sulla normativa italiana che protegge “molto bene e anche nei casi in cui si interviene i rischi sono comunque bassissimi”.

(AGI)

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