“Ecco, io sono con voi fino alla fine del mondo”. Vangelo della Solennità dell’Ascensione del Signore.

Signore, suscita in noi il desiderio della patria eterna, dove hai innalzato l’uomo accanto a te nella gloria.

Vangelo  Mt 28, 16-20
Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra“.

Dal vangelo secondo Matteo

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.

Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».


Commento di Marie Thérèse Tapsobà Franceschini

Chiediamo molto al Signore, che, a partire da oggi e dalla Solennità di oggi, ci insegni ad esultare di santa gioia, come abbiamo chiesto nella preghiera di Colletta della celebrazione Eucaristica odierna. Oggi, tutta la Chiesa diffusa su tutta la faccia della terra, in ogni parte del mondo, ha chiesto questo al Signore: «Esulti di santa gioia la tua Chiesa, o Padre, per il mistero che celebra in questa Liturgia di lode, poiché nel tuo Figlio asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te, e noi, membra del suo Corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro Capo nella gioia».

Oggi la sapienza della Chiesa ci pone davanti questo mistero, il mistero della nostra umanità innalzata accanto al Padre nella gloria; la nostra umanità, l’umanità che il Signore Gesù ha assunto, un’umanità segnata dalla debolezza, dalla fatica, dal dolore, dalla sofferenza, dalla morte. Questa umanità Egli l’ha assunta fino in fondo, fino a morte ed a morte di croce e, con la sua obbedienza al Padre, l’ha trasformata ed ha cambiato tutto questo in motivo di gloria.

Chiediamo che il Signore insegni a noi cristiani, ad esultare sempre si santa gioia, ricordando questo mistero; noi, che per il Battesimo siamo stati così intimamente uniti a Lui da diventare sue membra, sappiamo che ciò che è del Capo è anche del Corpo, dove è il Capo sarà anche il Corpo, perché Egli è entrato là, nel santuario celeste «per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore». («Cristo infatti non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore» (Eb., 9, 24).

E, poiché a Lui è stato dato ogni potere in cielo ed in terra (Mt., 28, 18), ha potere di darci tutti i doni e tutte le Grazie che servono alla santificazione della nostra anima.

Per questo sale al cielo benedicendo, cioè dice bene di noi davanti al Padre che è nei cieli; mentre il Diavolo, l’accusatore, parla sempre male di noi al Padre, il Cristo parla bene di noi al Padre, in modo tale che quando il Padre ci chiama per raccoglierci tutti nell’unità della Celebrazione Eucaristica e noi andiamo da Lui, il Padre ad ogni Eucaristia ci riaccoglie, ci perdona e ci benedice in Cristo.

Chiediamo che il Signore ci insegni a cercare le ricchezze vere, i doni di Grazia, che possiamo già attingere ad ogni Celebrazione Eucaristica, perché ad ogni Eucaristia il Cristo Risorto e glorioso viene a servirci, a farci dono di tutto ciò che serve a rendere bella e ricca la nostra anima, ma viene a renderla bella e ricca di quella che è la bellezza vera, di quelle che sono le ricchezze vere, che sono i doni dello Spirito, la pienezza della fede, della speranza, della carità.

Nella santa Eucaristia il Signore viene a preparare la nostra anima ed a riempirla della carità di Dio, dell’amore di Dio ed illumina la nostra mente, perché possiamo comprendere le sue parole, per mezzo delle quali ci attira a Sé.

Quindi amiamo la Parola di Dio, leggiamola, meditiamola, perché in essa possiamo comprendere quali sono le ricchezze vere e come il Padre sempre ci accolga, ci perdoni, ci ami in Cristo; guardiamo a Lui, a Cristo, ben sapendo che siamo sue membra, suo Corpo, siamo uniti a Lui e, quindi, anche noi saremo là dove è il nostro Corpo, perché ad ogni Eucaristia Egli viene ad afferrarci ed a rivestirci dall’alto della potenza dello Spirito santo in maniera invisibile, ma reale per introdurci dov’è la pace vera. E se non siamo pronti, viene e ci dona le Grazie di cui abbiamo bisogno perché possiamo entrare nella Gerusalemme celeste, nella gioia di una festa senza fine.


Commento di Didimo di Alessandria, scrittore ecclesiastico, eremita. Dal trattato Sulla Trinità (Lib. 2, 12; PG 39, 667-674).

Lo Spirito Santo, che è Dio insieme col Padre e col Figlio, ci rinnova nel battesimo, e dal nostro stato di imperfezione ci riporta alla primitiva bellezza e ci riempie della sua grazia, tanto che non possiamo più ammettere in noi nulla di indecoroso.

Egli ci libera dal peccato e dalla morte, e da terreni che siamo, cioè fatti di polvere e terra, ci rende spirituali, ci permette di partecipare alla gloria, divina, di essere figli ed eredi di Dio Padre, di renderci conformi all’immagine del Figlio suo, suoi fratelli e coeredi, destinati ad essere un giorno glorificati e regnare con lui. Invece della terra ci dà generosamente il cielo e il paradiso. Ci rende ormai più onorati degli angeli. Spegne la fiamma terribile e inestinguibile dell’inferno per mezzo delle divine acque del fonte battesimale.

Gli uomini infatti vengono concepiti due volte, una volta corporalmente e una volta dallo Spirito divino. Di entrambi questi concepimenti scrissero molto bene i sacri autori. Citerò il loro nome e la loro dottrina.

Giovanni dice: «A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio; a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue né da volere di carne, né da volere d’uomo, ma da Dio sono stati generati» (Gv 1, 13). Quanti, dice, credettero in Cristo, hanno ricevuto il potere di diventare figli di Dio, cioè dello Spirito Santo, e di essere così partecipi della natura di Dio. Infatti per dimostrare che colui che genera è lo Spirito Santo Dio, soggiunge per bocca di Gesù: «In verità, in verità ti dico: se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio» (Gv 3, 5).

Il fonte battesimale, infatti, partorisce, cioè fa emergere visibilmente, il nostro corpo visibile per il ministero dei sacerdoti. Ma, sul piano spirituale, colui che battezza è lo Spirito Santo, del tutto invisibile. Egli battezza in se stesso e rigenera per il ministero degli angeli sia il corpo che l’anima.

Anche il Battista in un particolare momento della storia della salvezza e in un modo consono all’espressione «con acqua e in Spirito Santo» dice: «Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco» (Mt 3, 11; Lc 3, 16).

Come un vaso di argilla il corpo umano ha bisogno per prima cosa di venir purificato dall’acqua, quindi di essere reso saldo e perfetto per mezzo del fuoco spirituale cioè di Dio che è fuoco divorante. Poi deve accogliere in sé lo Spirito Santo, dal quale riceve la sua perfezione e da cui viene rinnovato: infatti il fuoco spirituale è anche in grado di irrigare e l’acqua spirituale può anche far divampare.

 

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