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Roma, Philippe Daverio e Vittorio Sgarbi su arte e informazione ai Musei Capitolini

Ieri mattina un dibattito interessante in occasione della mostra “Michelangelo-Incontrare un artista universale

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Informazione sull’arte, l’arte dell’informazione”. È stato questo il tema del dibattito che si è tenuto ieri a Roma presso la Sala Pietro da Cortona dei Musei Capitolini in Campidoglio, grazie all’Associazione Stampa Romana e Artemagazine che hanno organizzato l’evento capitolino, in concomitanza con la mostra “Michelangelo-Incontrare un artista universale” curata da Cristina Alcini. Al cospetto della ricca collezione di tele di Pietro da Cortona, Tiziano, Bottalla e Romanelli, si sono avvicendati al nutrito e qualificato tavolo dei relatori anche Philippe Daverio e Vittorio Sgarbi.

Mai il concetto che lega l’informazione all’arte è stato così discusso e controverso. L’ombra della speculazione ha praticamente oscurato il significato dell’arte, ponendo la cultura come merce di scambio 20140604-daverio_sgarbi_007o strategia di potere per fini speculativi. Il concetto di spettacolarizzazione dell’arte contemporanea, ad esempio, che si esprime attraverso una trasgressione di un linguaggio spesso esoterico, blindato e inespressivo nelle sue forme astratte e spesso incomprensibili, che ammalia le masse nel contesto di una strategia di comunicazione che ha un certo effetto sui mass-media, quanto la foto del mostro di turno in prima pagina.

Il senso della “bellezza” nell’arte sembra essere passato di moda perché la stessa critica è come se avesse meno interesse nel relazionarsi con quelli che erano i canoni classici della cultura, intesa come arte visiva e sublimazione dell’anima. È come se il “giudizio estetico” non mostrasse più lo stesso interesse di un tempo. Insomma una sorta di rivoluzione dell’arte e dell’informazione ad essa connessa. «Gli enti pubblici si adoperano a sostenere aree di gusto che non hanno consistenza – afferma Philippe Daverio nel suo erudito e sarcastico intervento che poi continua -. La nuova cultura della comunicazione ha creato dei “mostri”». Il noto critico d’arte e giornalista di origine alsaziana, inviato speciale della fortunata trasmissione televisiva Artè andata in onda su Rai 3 agli inizi degli anni 2000 e Passepartout su Canale 5, ha parlato di «arte pubblica defunta» cogliendo l’occasione per mandare qualche freccia avvelenata al suo collega Bonito Oliva, e ha paragonato il nuovo corso della società moderna con quella medievale, come «una grande massa informe che ha la necessità di servirsi di mostri e di dogmi».

Di crisi del mondo editoriale, invece, ne ha parlato con toni critici Paolo Fallai, giornalista del “Corriere della Sera”, che ha definito «rapporto malato» quello fra arte e informazione. L’intervento trasgressivo e 20140604-sgarbi_001insolente di Vittorio Sgarbi ha ravvivato una platea curiosa e attenta nei confronti di una critica tanto tagliente quanto a tratti irriverente nei confronti di quanti hanno partecipato al dibattito capitolino. Solidale al suo dogma secondo cui «dire è trasgredire», Vittorio Sgarbi ha preso la palla al balzo per punzecchiare Philippe Daverio, definendolo a suo modo «uno Sgarbi eterio e soave», per poi calcare la mano su un articolo di Claudio Marra, dell’Università di Bologna, che parlava di arte contemporanea secondo una prospettiva antitetica rispetto alla sua consapevolezza di intendere il fenomeno che attraversa l’essenza della storia. Non ha risparmiato nemmeno Marco Goldin, curatore della mostra “La ragazza con l’orecchino di perla”, e Massimiliano Tonelli, imprenditore-giornalista, definendoli dei «geni assoluti» nel particolare rapporto fra comunicazione e arte nell’ambito del fare impresa. Sgarbi ha posto l’accento su una certa critica spregiudicata, che è solita giudicare ancor prima di aver visitato le mostre d’arte. Infatti, ha colto l’occasione per fare un appunto anche sugli allestimenti che caratterizzano la nuova mostra su Michelangelo organizzata da MetaMorfosi e Zetema, definendoli inadeguati per quanto riguarda gli effetti luminosi che la caratterizzano.

La giornata si è conclusa con una approfondita cronostoria di Michelangelo Buonarroti, a cura di Cristina Acidini, soprintendente per il Polo museale della città di Firenze, nonché scrupolosa curatrice della mostra “Michelangelo-Incontrare un artista universale”.

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Massimo Manfregola

Giornalista con esperienze nel campo della comunicazione, della carta stampata e della televisione. È specializzato nel campo del giornalismo motoristico, con una particolare passione per l'approfondimento di tematiche legate all'arte e alle politiche sociali. È il fondatore della MASMAN COMMUNICATIONS che si occupa di comunicazione nel settore delle produzioni audiovisive (anche aeree con i droni) e dell'editoria con la progettazione grafica e la stampa di libri e giornali.