Iran, Reyhaneh Jabbari è stata impiccata a mezzanotte. La pena di morte è un orrore ovunque, soprattutto nelle dittature…

Fonti della famiglia Jabbari lo hanno anticipato all’agenzia di stampa Aki-Adnkronos International. Notizia confermata attraverso la pagina Facebook aperta per lanciare un appello per il salvataggio della giovane condannata a morte per aver ucciso l’uomo che voleva stuprarla. All’esecuzione erano presenti i genitori della 26enne e il figlio della vittima, che secondo le fonti ha tolto lo sgabello da sotto i piedi della ragazza. Venerdì l’appello disperato della madre: “Non lasciatela morire”. Il vergognoso silenzio delle femministe occidentali

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Roma – Reyhaneh Jabbari, la giovane iraniana condannata a morte per l’uccisione dell’uomo che voleva stuprarla, è stata impiccata a mezzanotte. Lo hanno riferito fonti della famiglia all’agenzia di stampa italiana Aki-Adnkronos International (gruppo Giuseppe Marra Communications). All’esecuzione erano presenti i genitori di Reyhaneh e uno dei figli della vittima, un agente dell’intelligence iraniana.

Secondo le informazioni trapelate, il giovane è stato il boia della ragazza, togliendole lo sgabello da sotto i piedi.

La notizia dell’imminente esecuzione era arrivata ieri sera, quando i genitori della ragazza erano stati convocati in carcere per vederla per l’ultima volta. La ventiseienne era poi stata trasferita in un altro carcere – non precisato – dove è stata impiccata.

A nulla è valsa la campagna internazionale lanciata per salvare Reyhaneh, né gli appelli che la madre, Sholeh Pakravan, ha affidato ad Aki-Adnkrons International. “L’ho abbracciata per l’ultima volta – diceva la donna nell’ultimo appello, di ieri sera, in cui chiedeva di intervenire “al più presto“: “fate qualcosa per salvare la vita di mia figlia“, ha gridato la donna, alla quale oggi non resta che postare la foto della figlia quando era una bambina come immagine principale del profilo aperto su Facebook per sensibilizzare il mondo sulla vicenda (qui).

Foto da Facebook
Foto da Facebook

L’ennesima dimostrazione della ferocia di un regime nelle mani di una cricca mafio-nazi-islamista, perché la base di questa condanna è la sharia, la legge coranica, impostata sulla vendetta, non sulla giustizia. La giustizia non può essere mai vendetta, ma riparazione e pena.

La nostra condanna della pena di morte è integrale, vale per tutti gli Stati in cui è usata come atto di barbara reazione dell’ordinamento di fronte al “male”, alla deviazione: lo è anche nei Paesi democratici come gli Stati Uniti. Ma c’è una differenza fondamentale: nelle democrazie, la pena di morte è una pena barbara, ma giunge come atto finale di un sistema procedurale in cui all’inquisito è riconosciuto il diritto alla difesa. Il che non muta l’irrazionale inutilità di fondo della misura capitale, ma la inserisce nelle dinamiche democratiche e lascia aperto lo spazio per un dibattito che conduca all’abolizione.

Così sta avvenendo negli Usa, dove sempre più forti sono le voci che si levano contro questa pena, soprattutto alla luce di tre dati fondamentali: la barbarie insita nel togliere la vita a una persona da parte dello Stato o dell’autorità; l’inutilità della pena come deterrente; i molteplici casi di errori giudiziari emersi dopo le esecuzioni. Intollerabili tessere di un mosaico che deve essere cancellato dalla Storia umana. 

Negli stati dittatoriali – come l’Iran o la Cina – le garanzie processuali agli indagati non sono riconosciute. Una circostanza che fa scadere la pena di morte a semplice reazione dell’ordinamento contro chi si oppone al regime.

Ma nel caso di Reyhaneh Jabbari,  andrebbe fatta una riflessione sul vergognoso silenzio delle femministe occidentali, sulla sinistra prona verso il mondo musulmano più feroce, su chi sta ponendo le basi per il sovvertimento della società occidentale, ossia sui protestatari in servizio permanente effettivo contro i valori cristiani e occidentali, sempre pronti a schierarsi contro la Nato e gli Stati Uniti.

Dove sono queste donne pronte a protestare – giustamente – contro gli uomini violenti? Forse hanno ceduto i diritti di protesta alle Femen, l’unico rumoroso baluardo del femminismo occidentale. Una palese e vergognosa abdicazione di valori. 

Ultimo aggiornamento 25/10/2014, ore 12:21:35 | (Credit: Aki/Adnkronos, Facebook) © RIPRODUZIONE RISERVATA

2 pensieri riguardo “Iran, Reyhaneh Jabbari è stata impiccata a mezzanotte. La pena di morte è un orrore ovunque, soprattutto nelle dittature…

  • 27/10/2014 in 19:00:22
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    E tu dove eri???? Come osi prendertela con noi femministe occidentali, che abbiamo scritto, abbiamo postato,e nessuno ci ascolta? Vergognati tu, che non la hai salvata! vergognati tu, che ne parli oggi e non ieri, vergognati tu che prima collaboll all’invisibilità delle donne del tuo paese e poi le insulti gratuitamente, complice degli assassini di Ryahneh!!!

    • 27/10/2014 in 19:15:13
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      Basta cercare tra gli articoli per vedere quanta attenzione abbiamo rivolto a questa tragica vicenda. Io personalmente ho chiesto al presidente iraniano Rouhani – via Twitter – di graziare Reyaneh. Esponendomi in prima persona. Per giudicare – come tu, Elisabetta, hai fatto in maniera inelegante, occorre prima sapere, semmai.

      Tu che hai fatto, anonima femminista? Tu dov’eri?
      Il direttore della testata VS

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