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Il Papa al presidente dell’ANP Abbas: “sia un angelo della pace”. Necessarie “decisioni coraggiose”

Il Papa e ‘Abu Mazen’ (nome di battaglia del presidente Abbas) si sono abbracciati e baciati. “Come sta? La vedo ringiovanita”, ha detto il presidente dell’Anp al Pontefice. Il colloquio privato è avvenuto dopo la promessa di un’‘intesa conclusa tra Palestina e Santa Sede, che sarà sottoscritta “in un futuro prossimo”. Una nota vaticana ha poi auspicato cheisraeliani e palestinesi prendano “decisioni “coraggiose” a favore della pace. Abu Mazen ha espresso apprezzamento ai “nostri fratelli palestinesi cristiani”. Libertà religiosa a Gaza? Abbas non ha controllo sulla Striscia, ergo…

Il presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, Mahmoud Abbas (in arte Abu Mazen), e Papa Francesco (foto Adnkronos/Infophoto)
Il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Mahmoud Abbas (in arte Abu Mazen), e Papa Francesco (foto Adnkronos/Infophoto)

Città del Vaticano – Pompa magna, grande giubilo, magnificenza, abbracci e baci. Sostanza? Poca, pochissima, molto fumo da entrambe le parti. Al tempo dell’inganno universale, dare per sottoscritto un accordo che sarà firmato solo in un “futuro prossimo”, significa prendere lucciole per lanterne o coccodrilli per pappagalli.

Così, se è stata dichiarata “grande soddisfazione” per la promessa di accordo raggiunta tra Vaticano e ‘Stato di Palestina’ e se è stato proclamato “auspicio” perché vengano prese “decisioni coraggioseper far riprendere i negoziati tra palestinesi e israeliani, bisogna dire senza mentire a se stessi che la visita di questa mattina del presidente dell’Anp Mahmoud Abbas ha segnato una nuova tappa nelle relazioni tra Vaticano e palestinesi.

L’incontro tra Francesco e Abbas, che una nota del Vaticano definisce “Presidente dello Stato di Palestina”, ha ribadito il principio affermato nell’annuncio della conclusione del promesso accordo, è stato definito dai giornalisti presenti “caloroso“. “La vedo ringiovanita“, ha detto Abbas al Pontefice, che ha poi ricambiato all’atto della consegna dei doni.

Infatti, Papa Francesco ha regalato ad ‘Abu Mazen’ (nome di guerra del presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese) la medaglia dell’Angelo della Pace e, consegnandola, ha detto: “pensavo a lei perché sia un angelo della pace“. Molto suggestivo e, soprattutto, un saluto colmo di speranza per il futuro, perché per il passato e il presente ci sarebbero molti argomenti da obiettare al Pontefice e al presidente Abbas

Abbas peraltro è stato ricevuto nel Palazzo Apostolico insieme a una delegazione di una decina di persone, mentre il colloquio privato si è svolto – come di consueto – nella Biblioteca e, secondo quanto riferito dai presenti, è durato per una ventina di minuti.  Abu Mazen e il Papa si sono abbracciati e baciati. “Come sta? La vedo ringiovanita, ha detto Abu Mazen a Bergoglio in arabo, tradotto dal segretario egiziano monsignor Gaid.

Al centro del colloquio – definito “cordiale” – il tema della pace, l’importanza della lotta al terrorismo e la necessità del dialogo interreligioso, secondo quanto riferito dalla Sala Stampa della Santa Sede. Centrale “l’auspicio che si possano riprendere i negoziati diretti tra le parti per trovare una soluzione giusta e duratura al conflitto. A tale scopo – prosegue la nota vaticana – si è ribadito l’augurio che, con il sostegno della Comunità internazionale, Israeliani e Palestinesi prendano con determinazione decisioni coraggiose a favore della pace. Infine, con riferimento ai conflitti che affliggono il Medio Oriente, nel riaffermare l’importanza di combattere il terrorismo, è stata sottolineata la necessità del dialogo interreligioso“.

Nella nota anche la “grande soddisfazione” per l’intesa raggiunta il 13 maggio scorso “sul testo di un Accordo comprensivo tra le Parti circa alcuni aspetti essenziali della vita e dell’attività della Chiesa cattolica in Palestina, che sarà firmato in un futuro prossimo“. Una promessa di accordo, quindi, non un accordo.

Al momento dello scambio dei doni, Abu Mazen, insieme al sindaco di Betlemme, ha regalato al Papa una cassetta di madreperla con le reliquie delle due palestinesi che saranno canonizzate domani. Al centro della cassetta, un rosario di legno che è stato benedetto dal Pontefice. A sua volta, il Papa ha regalato al presidente dell’Autorità nazionale palestinese la medaglia dell’angelo della pace che distrugge lo spirito cattivo della guerra. Oltre alla medaglia, anche l’enciclica ‘Evagelii Gaudium‘ in inglese.

Dopo il colloquio con il Papa, Abu Mazen ha incontrato il card. Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, accompagnato da mons. Paul Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati. Il Presidente Abbas parteciperà domani alla canonizzazione di due Beate palestinesi, le suore nate nella Palestina ottomana dell’Ottocento Marie Alphonsine Danil Ghattas di Gerusalemme e Mariam Baouardy (Maria di Gesù Crocifisso) della Galilea.

Il leader palestinese ha poi espresso in un comunicato “il nostro apprezzamento ai nostri fratelli palestinesi cristiani per il loro contributo fermo ed efficace nella costruzione della nazione palestinese. Chiediamo loro di restare con noi e di non venire spazzati via dall’emigrazione“. Il riconoscimento dei cristiani palestinesi da parte del Papa, si legge ancora, ”sottolinea la nostra unità e la nostra determinazione alla costruzione di una Palestina sovrana, indipendente e libera basata sui principi di cittadinanza paritaria e sui valori di spiritualità e umanità“.

I cristiani palestinesi rappresentano circa l’8 per cento della popolazione palestinese in Cisgiordania. La maggior parte di loro vive a Betlemme. E a Gaza? Della Striscia ‘Abu Mazen’ può parlare solo per sentito dire, visto che non ne controlla neanche un centimetro quadrato, dopo che nel 2007 i funzionari di al-Fatah provarono l’efficacia mortale della reazione criminale di Hamas. Ergo, cristiani a Gaza non ce ne sono e non ce ne possono essere, tranne che vivano la propria fede in silenzio, costipati nelle loro abitazioni e senza poter esercitare la propria spiritualità. Ma di questo con il Papa ufficialmente non si è parlato.

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