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Fronda al Sinodo, la lettera che (forse) ha fatto star male Papa Bergoglio

Allarme per le novità, la frangia tradizionalista ha fatto arrabbiare Francesco. Secondo Dagospia, il Pontefice avrebbe accusato anche un malore lunedì sera, dopo una sfuriata che gli avrebbe provocato un’aritmia cardiaca dovuta allo stress

Città del Vaticano – Papa Francesco lo aveva detto all’apertura dell’assemblea dei padri sinodali lunedì scorso: il sinodo “non è un convegno o un parlatorio, non è un parlamento o un senato, dove ci si mette d’accordo“, ma è “un’espressione ecclesiale” dove vescovi di tutto il mondo si confrontano su Vangelo e famiglia, ognuno può meditare, riflettere, pregare, alzare la voce, cambiare idea, lontano dalla curiosità dei mass media, aperto allo Spirito santo.

Proprio sui media, però, è finita una lettera al Papa che prefigura una strategia frondista. Lettera che, una volta pubblicata da Sanfro Magister, vaticanista de ‘l’Espresso‘, ha causato ripensamenti, defilamenti e contestazioni.

La missiva, rivelata da Magister, enumera “una serie di preoccupazioni”, mette in dubbio l’equanimità del testo base del sinodo, l’Instrumentum lavoris, critica le nuove procedure che potrebbero “scoraggiare un dibattito aperto”, esprime “notevole disagio” per la commissione di redazione del testo finale, chiede che qualsiasi membro dei gruppi linguistici incaricato della redazione di qualsiasi testo sia “eletto, non nominato” e fa appello affinché il dibattito non sia “dominato dal problema teologico/dottrinale della comunione per i divorziati risposati”.

Il documento è firmato da 13 cardinali: Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, Italia, teologo, già primo presidente del Pontificio istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia; Thomas C. Collins, arcivescovo di Toronto, Canada; Timothy M. Dolan, arcivescovo di New York, Stati Uniti; Willem J. Eijk, arcivescovo di Utrecht, Olanda; Gerhard L. Müller, già vescovo di Ratisbona, Germania, dal 2012 prefetto della Congregazione per la dottrina della fede; Wilfrid Fox Napier, arcivescovo di Durban, Sudafrica, presidente delegato del sinodo in corso come già della precedente sessione dell’ottobre 2014; George Pell, arcivescovo emerito di Sydney, Australia, dal 2014 prefetto in Vaticano della segreteria per l’economia; Robert Sarah, già arcivescovo di Konakry, Guinea, dal 2014 prefetto della congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti; Jorge L. Urosa Savino, arcivescovo di Caracas, Venezuela; Angelo Scola, arcivescovo di Milano; Mauro Piacenza, penitenziere maggiore presso il Tribunale della Penitenzieria Apostolica; Péter Erdő, arcivescovo metropolita di Strigonio-Budapest e primate d’Ungheria; e André Armand Vingt-Trois, arcivescovo di San Luigi dei Francesi e Primate di Parigi.

Nel corso della giornata, però, questi ultimi quattro hanno reso noto di non aver firmato la lettera. Napier ha spiegato al sito statunitense Crux di aver sì firmato una lettera, che criticava la composizione della commissione che redigerà il testo finale, ma non la missiva pubblicata dal sito.

Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, nel corso del briefing quotidiano ha puntualizzato, con un filo di ironia: “Non prendete sempre per buono ciò che viene pubblicato, prima verificate”, e comunque “alcuni cardinali interpellati cominciano a dire che non l’hanno firmato…“. Secondo ‘Dagospia‘, una specie di getta il sasso e ritira la mano.

L’esistenza di una fronda al sinodo, preoccupata che le aperture introdotte da Papa Francesco provochino uno smottamento della “dottrina”, in realtà, non è una novità assoluta. Il fatto era trapelato quando, irritualmente, Bergoglio in persona era intervenuto nella discussione a porte chiuse – a quanto riportato dalla sala stampa vaticana – per rispondere ad alcune “domande” sul metodo sinodale: l’Instrumentum laboris era legittimamente il documento base della discussione, i relatori dei circuli minores vengono regolarmente eletti, non nominati, i dieci membri della commissione che redigerà il testo finale eletta dal Papa esattamente come l’anno scorso.

Bergoglio ha poi precisato, in quella occasione, che la comunione ai divorziati risposati non era effettivamente “l’unico tema” delle discussioni e che, ad ogni modo, “la dottrina sul matrimonio non è mai stata messa in discussione”.

Il direttore della Cività cattolica, padre Antonio Spadaro, aveva poi aggiunto un tassello della comunicazione papale, spiegando che Francesco ha invitato i padri sinodali a non cadere nella “ermeneutica cospirativa”. Chiosa, il giorno dopo al briefing, di mons. Charles Chaput, arcivescovo di Philadelphia: il Papa “ci ha invitato a non considerare l’uno cospiratore contro l’altro, ma lavorare tutti per l’unità. Il punto di partenza nello stile da adottare nel Sinodo sulla famiglia non deve essere l’attività di lobby, ma la fiducia che Dio guida la Chiesa.

E non siamo qui per vincere qualcosa, siamo qui per giungere a quella verità che il Signore ha stabilito per la sua Chiesa“. Concetto riecheggiato dal Papa stesso in un’omelia tenuta nella messa mattutina a Casa Santa Marta: interpretare male chi fa il bene, calunniare per invidia, tendere trappole per far cadere, tutto questo non viene da Dio ma dal diavolo.

La questione sembrava chiusa, invece oggi è rimbalzata, tramite il web. “Il collasso delle chiese protestanti liberali nell’epoca moderna, accelerato dal loro abbandono di elementi chiave della fede e della pratica cristiana in nome dell’adattamento pastorale, giustifica una grande cautela nelle nostre discussioni sinodali”, si legge nella missiva al Papa. La cui paternità, però, traballa appena viene alla luce.

Tra i firmatari che non hanno ancora smentito di averla sottoscritta, due cardinali a capo di importanti dicasteri vaticani, Pell (segreteria per l’Economia), che ha già detto e ridetto che a suo avviso la disciplina che vieta la comunione ai divorziati risposati non si può cambiare, e Mueller (dottrina della fede), che nelle scorse settimane ha già detto che “si dovrebbe essere molto vigili e non dimenticare la lezione della storia della chiesa”, perché sulla questione della presunta separazione tra dottrina e pastorale si è articolata la rivoluzione protestante del 1517. Cioè uno scisma.

Toni perentori, allarmati. Molto lontani da quelli di un altro padre sinodale che – è stato riferito al briefing – ha affermato che “i due poli, cambiare tutto o non cambiare nulla, non sono un’opzione”. Perché in un mondo che cambia, la Chiesa deve trovare “nuove vie”, senza tradire sé stessa né rimanere paralizzata dalla paura.

Tornando a ‘Dagospia‘, il sito diretto da Roberto D’Agostino sostiene che a far ritirare la mano della firma all’arcivescovo di Milano, sia stato un leggero malessere accusato dal Papa lunedì sera, dopo essere andato su tutte le furie di fronte alla notizia della pubblicazione della lettera.

Ieri sera, alle 19, in Vaticano è successo il finimondo“, scrive il sito non ortodosso di news. “Subito dopo la pubblicazione, sul blog del vaticanista de “l’Espresso” Sandro Magister, della lettera con cui 13 cardinali sollevavano al Papa le loro obiezioni sul Sinodo, il sempre mite Bergoglio è andato su tutte le furie“. Il Papa avrebbe “prima tuonato contro le porpore conservatrici – affermando che «se le cose stanno così possono andare via. La Chiesa non ha bisogno di loro. Li caccio tutti!»”. Poi, “sfogata la rabbia”, sembra che il Pontefice “abbia avuto un lieve malore. Un po’ di tachicardia, uno sbalzo di pressione. Niente di serio ma sintomatico di un malessere – non solo fisico – che si vive da mesi nelle Segrete stanze“. Sarà vero?

Secondo ‘Dagospia‘, l’ispiratore della lettera sarebbe stato “il cardinale George Pell, che proprio il Papa aveva voluto alla guida delle disastrate finanze vaticane“, ma a guidare “la schiera di malpancisti” sarebbe stato proprio il cardianle Scola, “che all’ultimo Conclave sfiorò l’elezione a Papa e che, da molti, è considerato il “vero” capo di Santa Romana Chiesa“. Quello stesso Scola che però prima ha firmato la lettera, poi ha ritirato la firma (insieme a Vingt-Trois, Piacenza e Erdo), “parlando di ‘errori’ e avanzando smentite“, ma solo “dopo aver saputo del malore del Papa“.

(Credit askanews, Dagospia) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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