Storico voto unanime al Consiglio di Sicurezza ONU sulle armi chimiche siriane. Vince la diplomazia sulle armi

Voto unanime, per le misure punitive servirà una nuova risoluzione. Il segretario di Stato americano Kerry e i ministri degli Esteri russo Lavrov e britannico Hague presenti alla votazione. L’ex ministro siriano della Cultura: “Il testo lascia carta bianca per uccidere i siriani con qualsiasi arma ad eccezione di quelle chimiche e nucleari”. Alle Nazioni Unite intesa tra i Cinque grandi. Conferenza di pace a novembre. La Santa Sede ha indicato i presupposti imprescindibili per un reale processo di pacificazione

New York 

New York – Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu – con un provvedimento che qualche settimana fa sarebbe sembrato impossibile – ha adottato all’unanimità una risoluzione sulla consegna, la catalogazione e l’eliminazione dell’arsenale militare chimico della Siria. Il documento, su cui era stato raggiunto il giorno prima un accordo tra Russia e Stati Uniti, è stato votato da tutti i 15 membri.

È la prima volta dopo due anni e mezzo che il Consiglio di Sicurezza si trova unito in una decisione riguardo alla Siria. Per molto tempo Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia da una parte, Russia e Cina dall’altra hanno usato i loro veti incrociati per bloccare ogni risoluzione che condannava o il presidente siriano Bashar Al-Assad o l’opposizione armata.

La decisione è arrivata dopo che il comitato esecutivo dell’Organizzazione per la proibizione di armi chimiche aveva adottato all’Aja il piano per la distruzione dell’arsenale siriano. La decisione del Consiglio di Sicurezza impone alla Siria la consegna dell’arsenale chimico, il libero accesso degli esperti per ogni tipo di verifica, ma non contiene – come richiesto dalla Russia – alcuna automatica minaccia all’uso della forza in caso di violazioni.

Nella risoluzione l’Onu minaccia il ricorso a misure punitive contro chi dovesse mancare all’adempimento degli obblighi derivanti dalle decisioni adottate, come tempi di verifica e distruzione delle armi. Il testo fa riferimento esplicito al capitolo VII della Carta Onu, ma non autorizza in modo automatico il ricorso a misure punitive, come ha inteso sottolineare il capo della diplomazia russa. Misure quali un intervento o sanzioni dovranno infatti essere approvate nel quadro di una seconda risoluzione, per poter diventare esecutive.

Il testo della risoluzione non accusa la Siria né i ribelli di aver fatto uso di armi chimiche nell’attacco a Ghouta del 21 agosto, che aveva fatto precipitare gli eventi fino alla minaccia di un attacco militare Usa.

Il voto è stato salutato con estremo favore dal segretario di Stato americano John Kerry, dai ministri degli Esteri russo Sergej Lavrov e britannico William Hague, presenti al momento del voto. «Con una sola voce diciamo che le armi chimiche non verranno tollerate» ha detto Hague. Lavrov ha esortato l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche a lavorare «in modo professionale e imparziale». Damasco, ha osservato, ha dimostrato «reale volontà di cooperare» nel consegnare all’organizzazione in modo rapido la lista dei suoi arsenali. Insomma, per una volta la diplomazia internazionale registra – almeno finora – un successo straordinario della ragione sulla ragione delle armi.

Il Consiglio di sicurezza ha anche approvato una roadmap per una transizione politica della situazione siriana, fissando un incontro a metà novembre per una conferenza di pace.

Il segretario Onu Ban Ki-moon, ha considerato la risoluzione come un «fatto storico» e, nel dare l’annuncio della Conferenza di Pace che si terrà a metà novembre, ha affermato che «ogni violenza deve finire. Tutte le armi devono tacere».

Fra i sostenitori di una conferenza di pace, che raduni tutti gli interlocutori locali, regionali e internazionali implicati nel conflitto siriano, vi è la Santa Sede. Lo scorso 6 settembre, monsignor Dominique Mamberti, segretario per i rapporti con gli Stati, incontrando il corpo diplomatico presso la Santa Sede aveva indicato delle condizioni indispensabili per il reale successo di un programma di pacificazione del Paese: la garanzia sull’unità della Siria; il rispetto delle minoranze (anche cristiane); piena cittadinanza a tutti i siriani, di qualunque religione; garanzie sulla libertà di culto; separazione dell’opposizione dall’estremismo islamico.

Di avviso diverso l’ex ministro siriano della Cultura, transitato con l’opposizione, Riad Naasan Agha, il quale si è detto «deluso» per il compromesso raggiunto a livello internazionale. Il testo Onu, ha osservato, concede «carta bianca (all’esercito della Siria, ndr) per uccidere i siriani con qualsiasi arma ad eccezione delle armi chimiche e nucleari», un’osservazione che non riflette il vero spirito della rivoluzione del Consiglio di Sicurezza, che in realtà è una presa d’atto della volontà della Russia di mettere sotto tutela la Siria ed evitare che lo scontro interno si propaghi a tutta la regione. Un atto di responsabilità e realismo politico, condotto anche dall’Iran di Rouhani, che non trova pari nelle parole dell’ex ministro siriano.

«Di questa decisione ne trarrà beneficio solo Israele» ha aggiunto Agha, citato dal sito web ‘All4Syria’, criticando poi il testo della risoluzione perché, a suo dire, non ci sarebbero novità sostanziali su una soluzione politica della crisi.

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