Papa Francesco: l’antisemitismo sia bandito!

Ricevendo una delegazione della Comunità ebraica di Roma, Francesco ha ricordato i 70 anni dalla deportazione del 1943. “Sappiamo come molti istituti religiosi, monasteri e le stesse Basiliche papali, interpretando la volontà del Papa, abbiano aperto le loro porte per una fraterna accoglienza, e come tanti cristiani comuni abbiano offerto l’aiuto che potevano dare, piccolo o grande che fosse”. Nella giornata della morte di Erich Priebke sembra una manifestazione soprannaturale: lo è…

20131011-bergoglio-rabbino-disegniCittà del Vaticano – Incontrando una delegazione della Comunità Ebraica di Roma, in occasione del 70° Anniversario della deportazione degli ebrei romani (che ricorrerà il 16 ottobre prossimo), Papa Francesco ha espresso oggi una ferma condanna dell’antisemitismo e ha ricordato il ruolo svolto dalla Chiesa di Roma, per volontà di Pio XII, nel salvataggio di tanti ebrei dalla persecuzione nazista.  “Non riprendano vita, sotto nessun pretesto, forme di intolleranza e di antisemitismo, a Roma e nel resto del mondo. L’antisemitismo sia bandito dal cuore e dalla vita di ogni uomo e di ogni donna!” ha detto Jeorge Mario Bergoglio con voce ferma.

Nel suo discorso, Francesco ha ricordato che “con oltre duemila anni di ininterrotta presenza” la Comunità Ebraica di Roma è la più antica dell’Europa occidentale. “Da molti secoli dunque, la Comunità ebraica e la Chiesa di Roma convivono in questa nostra città, con una storia – lo sappiamo bene – che è stata spesso attraversata da incomprensioni e anche da autentiche ingiustizie. È una storia, però, che, con l’aiuto di Dio, ha conosciuto ormai da molti decenni lo sviluppo di rapporti amichevoli e fraterni“.

A questo cambiamento di mentalità ha certamente contribuito, per parte cattolica, la riflessione del Concilio Vaticano II, ma un apporto non minore è venuto dalla vita e dall’azione, da ambo le parti, di uomini saggi e generosi, capaci di riconoscere la chiamata del Signore e di incamminarsi con coraggio su sentieri nuovi di incontro e di dialogo” ha aggiunto il Pontefice.

Paradossalmente, la comune tragedia della guerra ci ha insegnato a camminare insieme – ha affermato Francesco – Ricorderemo tra pochi giorni il 70° anniversario della deportazione degli Ebrei di Roma. Faremo memoria e pregheremo per tante vittime innocenti della barbarie umana, per le loro famiglie“. Un anniversario che “permetterà anche di ricordare come nell’ora delle tenebre la comunità cristiana di questa città abbia saputo tendere la mano al fratello in difficoltà. Sappiamo come molti istituti religiosi, monasteri e le stesse Basiliche papali, interpretando la volontà del Papa (Pio XII, ndr), abbiano aperto le loro porte per una fraterna accoglienza, e come tanti cristiani comuni abbiano offerto l’aiuto che potevano dare, piccolo o grande che fosse“.

Tutte queste persone non “erano certo al corrente della necessità di aggiornare la comprensione cristiana dell’ebraismo e forse conoscevano ben poco della vita stessa della comunità ebraica”, tuttavia ebbero il “coraggio di fare ciò che in quel momento era la cosa giusta: proteggere il fratello, che era in pericolo” ha ricordato il Papa, che poi ha aggiunto di avere la speranza di poter “contribuire qui a Roma a questa vicinanza e amicizia, così come ho avuto la grazia di fare con la comunità ebraica di Buenos Aires”, con riferimento alle intense relazioni intessute con la comunità ebraica argentine durante il suo magistero arcivescovile.

Un patrimonio comune, quello tra ebrei e cristiani, che parte dalla “testimonianza alla verità delle dieci parole, al Decalogo, come solido fondamento e sorgente di vita anche per la nostra società, così disorientata da un pluralismo estremo delle scelte e degli orientamenti, e segnata da un relativismo che porta a non avere più punti di riferimento solidi e sicuri” ha affermato il Papa, citando Benedetto XVI nel discorso alla Sinagoga di Roma del 17 gennaio 2010.

Guardandoci dietro è evidente cosa è stato fatto di buono. Ma spesso la soluzione di un problema ne apre molti altri e non dobbiamo illuderci di aver risolto tutto o quasi tutto“, ha affermato il Rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, nel suo omaggio a papa Francesco durante l’udienza alla comunità ebraica romana. “Bisogna lavorare per chiarire ancora e per comprendere le sensibilità e i punti critici – ha aggiunto – perché i messaggi positivi si diffondano, l’amicizia e la fiducia crescano e il rispetto reciproco sia reale”.

Il Rabbino Di Segni ha poi ammesso che una visita di Bergoglio alla Sinagoga di Roma è più vicina. “Siamo stati colpiti dalla sua disponibilità, dalla sua cordialità, dalla possibilità di stabilire un confronto aperto a 360 gradi – ha detto Di Segni – abbiamo parlato di tutto, dall’esegesi biblica a temi riguardanti l’urgenza sociale. Su tutti questi argomenti il clima era molto buono e di reciproco ascolto, quindi un giudizio decisamente positivo“. Il Papa, ha aggiunto il rabbino Di Segni “ha sottolineato anche il fatto che l’antisemitismo è una contraddizione per il cristiano ed è bene che questo messaggio esca dalle stanze dei palazzi apostolici e che raggiunga le periferie del mondo“.

Nel giorno della morte di Erich Priebke, uno degli aguzzini delle Fosse ardeatine, sembra la manifestazione divina a favore dell’unione tra cristiani ed ebrei, definiti da Giovanni Paolo II “i nostri fratelli maggiori”.

(AsiaNews)

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