Sebastian al-Vettel, Emiro di Abu Dhabi. Insaziabile bevitore di avversari. Alonso limita danni

Vittoria numero 37 del Tetra-Campione del Mondo. Webber limitato da problemi al Kers e una partenza infelice. Rosberg sul podio. Räikkönen parte per onor di firma. La Ferrari vivacizza la propria gara e limita i danni, ma la monoposto non c’è. Alonso (sotto investigazione per il sorpasso su Vergne in uscita box) fa il giro più veloce, ma è solo un energizzante: il Maranello Drink

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Disarmante. Sebastian Vettel è disarmante e Mark Webber ha bisogno – prima di tutti gli altri – una doccia di solidarietà, perché per non andare in (sportive) escandescenze per l’ennesimo dominio del quattro volte (ormai) campione del mondo, fin dal via, serve veramente saldezza di nervi. Problemi al Kers hanno forse limitato la verve di Webber in partenza, poi tutto il resto è stata una conseguenza. La sua monoposto sembra figlia adottata di Adrian Newey e imbellettata come fosse uguale a quella di Vettel, che però ha un altro ritmo. Lo ha riconosciuto, obtorto collo, anche Webber: che ci mancherà per la schiettezza e l’onestà. Lo seguiremo con la Porsche nel Mondiale Endurance.

Quindicesima doppietta per la Red Bull, che matura anche il 99° e il 100° podio con i propri piloti. Vettel eguaglia il record di sette vittorie di fila di Michael Schumacher nel 2004. Un nuovo dominio per chi è smemorato dei domini propri, si potrebbe dire.

Rosberg è arrivato da dove è partito, il terzo posto, che vale un rafforzamento del secondo posto nel Mondiale Costruttori per la Mercedes. Hamilton, con la settima posizione mette zucchero che non guasta bevanda, ma la monoposto di Stoccarda è – nella migliore delle ipotesi – seconda dopo la seconda Red Bull. Problemi ai freni della posteriore destra sembravano aver messo ko la monoposto del campione del mondo 2008, che a fine gara non si è spiegato il passo della sua macchina.

20131103-link-cronaca-300x199-didAlonso, invece, è l’eroe della giornata rossa: una rimonta fino al 5° posto, dopo una battaglia centrale che ha dato spettacolo e sorpassi mozzafiato. Massa, 8°, autore di una bella gara all’attacco. In chiaro-scuro la strategia delle soste. Partite con una strategia che prevedeva una sola sosta, le due monoposto hanno dovuto adattarsi alla (novità?) dominante corsa di Vettel. Il ripiegamento sulle due soste avrebbe maturato frutti gustosi per entrambi i piloti, se anche sulla monoposto di Massa fossero state montate le soft (banda gialla), più veloci di 1,5 secondi rispetto alle morbide (banda bianca). L’investigazione cui è stato sottoposto per l’episodio del sorpasso di Vergne mostra, senza dubbio, l’imbarazzo burocratico in cui è caduta la F1: minacce di sanzioni per escursioni oltre le linee bianche per tutto il week-end, ma penalità comminate solo nelle gare di contorno. Sorpassi oggettivamente entro le regole – e saggiamente oltre le linee per evitare incidenti – sotto indagine. Sveglia ragazzi, fateli correre!

Infine, per limitarci alla zona punti, Di Resta ci torna con un sesto punto pesante, con il compagno di squadra Sutil decimo, per dare ulteriore fiato alla Force India. Se lo scozzese, come pare, fosse sostituito da Chilton, un talento sarebbe sacrificato sull’altare dei “talenti” (intesi come denari), ma questo è lo spirito del tempo. Perez, infine, ne porta due di punti alla McLaren. Lontani i tempi della vittoria di Hamilton e pure quelli del quarto posto di Button. Anche in questo caso buon viso a cattivo gioco.

Cattivi

Lo dirò subito: Räikkönen ha, con buona probabilità, ottime ragioni nella sua querelle con la Lotus, ma le depotenzia con il comportamento non esattamente in linea con quello che ci si aspetterebbe da un professionista. La Formula 1 è un divertimento solo per chi la guarda in TV o la va a vedere di presenza: per tutti gli altri è lavoro. Così come tutte le corse in generale. Un pilota non pagato equivale a un avvocato che stenta a ottenere la sua parcella, a un ingegnere che non riesce a farsi pagare la consulenza, a un medico che non ottiene lo stipendio dal proprio datore di lavoro.

Fare il pilota di F1 però non lo prescrive alcun medico: se lo si accetta, se ne accettano tutti gli aspetti. Perfino quelli infausti di un intoppo nel ricevere gli emolumenti. Se in partenza poi – dopo un azzeramento dei tempi delle qualifiche per motivi tecnici (e una recidiva) – si prende la palla al balzo per toccare un avversario in pista per motivare un ritiro, allora la cosa ha un altro sapore. Perché a molti è parso palese – da malpensanti – che Räikkönen sia partito solo per onor di firma. È possibile che la stagione 2013 per il finlandese sia finita e che Davide Valsecchi (malgrado la consecutio temporum claudicante) possa guidare ad Austin e a San Paolo. L’unico dato positivo in questa brutta storia, che vede la Lotus comportarsi peggio del “Roccapalumba Racing Team”.

Per altro verso, tra i cattivi finisce anche la Sauber, in grado di combattere nella prima metà gara, poi l’unsafe release dato a Hülkenberg nella ripartenza parallela con Perez, ha precipitato fuori dalla zona punti la monoposto. Peccato.

Buoni

Ferrari ha il demerito di avere una monoposto non competitiva e perderà Alonso in anticipo se l’anno prossimo non ribalterà la situazione. Quindi anche andare a tentoni – diverse strategie di ripiego per Alonso e Massa – sono parte delle possibilità. Ma a Maranello hanno un merito assoluto, che rende il Cavallino Rampante inimitabile: non hanno mai mollato per una sconfitta. In un mondo industriale – soprattutto in Italia – pervaso dalla sfiducia per domani (inteso per lunedì 4 novembre, non un “domani” generico), a me sembra un grande esempio di resilienza. Se vogliamo trarne una lezione più generale, crederci sempre, mollare mai. E mettere insieme le migliori risorse disponibili sul mercato. Alla Ferrari il “Maranello Drink” del giro più veloce di oggi è solo un aperitivo, per un pranzo che si spera luculliano per il 2014.

Si parte da Abu Dhabi con le incognite per la Lotus e con una lotta per il secondo posto tra Mercedes e Ferrari che si può misurare in soldoni: 8/9 milioni di Euro. Bruscolini, si direbbe, per chi stanzia centinaia di milioni per correre in F1 propaggine sportiva di costruttori di automobili che se ne servono per vendere automobili.

Se lo ricordassero i soggetti poco raccomandabili che bazzicano tra Palazzo Chigi e le aule del Parlamento, responsabili per aver messo in ginocchio l’economia italiana e sul patibolo tutta la filiera dell’auto, dall’utilizzatore e utente alle industrie. Non so se per favorire l’industria di altri Stati (Germania?), ma è tempo di fermarsi e ripartire. Con un Maranello Drink.

Ultimo aggiornamento 3 Novembre 2013, ore 19.25 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

2013 F1 Abu Dhabi Gran Prix – Gara, classifica finale

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L’analisi Pirelli del circuito di Abu Dhabi, a cura di Mario Isola

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John Horsemoon

Sono uno pseudonimo e seguo sempre il mio dominus, del quale ho tutti i pregi e i difetti. Sportivo e non tifoso, pilota praticante(si fa per dire…), sempre osservante del codice: i maligni e i detrattori sostengono che sono un “dissidente” sui limiti di velocità. Una volta lo ero, oggi non più.

Correre in gara dà sensazioni meravigliose, farlo su strada aperta alla circolazione è al contrario una plateale testimonianza di imbecillità. Sul “mio” giornale scrivo di sport in generale, di automobilismo e di motorsport, ma in fondo continuo a giocare anche io con le macchinine come un bambino.

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