Il Papa al Quirinale. Napolitano: ”In Italia c’è un clima avvelenato”. Francesco: “attenzione alle famiglie”

Il capo dello Stato: ”La politica italiana lontana dalla cultura dell’incontro“. Il Pontefice: ”La disoccupazione l’effetto più doloroso della crisi”. Scambio di doni all’insegna dell’arte. Il Santo Padre al Colle con un ridotto corteo di auto e scorta ridotta al minimo

Papa Francesco e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Prima visita ufficiale di Papa Francesco nello Stato italiano. Bergoglio, rompendo la tradizione, è arrivato al Quirinale con un ridotto corteo di auto. Una risposta all’allarme lanciato ieri dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri?

Nel Cortile d’Onore del Quirinale è stato accolto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il capo dello Stato ha indicato al Pontefice la bandiera vaticana issata in occasione della visita, il Papa ha guardato con un sorriso in direzione del torrino.

Francesco e Napolitano si sono quindi trasferiti nello Studio alla Vetrata per il colloquio privato di circa trenta minuti. Al termine dell’incontro il presidente della Repubblica e il Papa si sono trasferiti nella Sala degli Arazzi di Lilla per lo scambio dei doni, all’insegna dell’arte.

Il capo dello Stato ha donato al Pontefice un’incisione all’acquaforte di Giovanni Battista Piranesi del 1773 raffigurante una veduta della piazza di Monte Cavallo, come si chiamava a Roma il piazzale antistante il Palazzo del Quirinale.

Lo scambio dei doni tra il Papa e il Capo dello StatoIl Papa ha invece donato al presidente due fusioni in bronzo di arte contemporanea, firmate dal maestro Guido Veroi, scomparso quest’anno: una con l’immagine di San Martino che taglia in due parti il suo mantello per donarlo al povero, l’altra che rappresenta un angelo in atteggiamento mistico che abbraccia e ravvicina i due emisferi del globo terrestre vincendo l’opposizione di un drago.

Napolitano ha voluto sottolineare l’importanza del messaggio con cui Papa Francesco si rivolge non soltanto ai cattolici ma, come lo stesso Pontefice ha detto, «a tutti gli uomini di buona volontà», perché fa «pensare ad un dialogo senza precedenti per ampiezza e profondità tra credenti e non credenti, ad una sorta di simbolico, sconfinato ‘Cortile dei Gentili’».

La politica italiana è «lontana dalla cultura dell’incontro», ha poi osservato: deve lasciarsi alle spalle «esasperazioni di parte in un clima avvelenato e destabilizzante». Il presidente della Repubblica ha sottolineato come politica e istituzioni siano «immersi in una faticosa quotidianità, dominata dalla tumultuosa pressione e dalla gravità dei problemi del Paese».

La politica – per Napolitano – deve «liberarsi dalla piaga della corruzione e dai più meschini particolarismi». Una politica, ha aggiunto il capo dello Stato che è «esposta non solo a fondate critiche» ma anche a «attacchi distruttivi», e che ha «la drammatica necessità, lo vediamo bene in Italia, di recuperare partecipazione, consenso e rispetto», scrollandosi di dosso corruzione e particolarismi. «Può riuscirvi solo rinnovando, insieme con la sua articolazione pluralistica, le proprie basi ideali, sociali e culturali» e che sicuramente può «trarre uno stimolo nuovo» proprio dal messaggio di Papa Francesco e dalle sue parole.

Per la classe dirigente italiana in tutte le sue espressioni, per la politica, «è tempo di levare più in alto lo sguardo, di riguadagnare lungimiranza e di portarsi al livello di sfide decisive che dall’oggi già si proiettano sul domani», ha affermato il capo dello Stato. È necessario «combattere il dilagare dell’egoismo, dell’insensibilità sociale, del più spregiudicato culto del proprio tornaconto personale», ha continuato Napolitano, secondo il quale il messaggio di Papa Francesco può «sprigionare potenzialità nuove» in questa battaglia. Per superare «le inaudite sfide dell’oggi, guardando al futuro» è indispensabile, ha sottolineato il presidente in un clima di grande amicizia e sobrietà, «la più larga mobilitazione delle coscienze e delle energie, innanzitutto morali, di un popolo come il nostro e di ogni popolo».

Papa Francesco, nel discorso ufficiale pronunciato al Quirinale, ha invece posto l’accento sui rapporti tra l’Italia e la Santa Sede. «Questa mia visita conferma l’eccellente stato delle reciproche relazioni e, prima ancora, intende esprimere un segno di amicizia». Il riferimento dei Patti Lateranensi nella Costituzione della Repubblica Italiana e il successivo Accordo di revisione del Concordato, di cui sta per ricorrere il 30° anniversario, costituiscono «il solido quadro di riferimento normativo per uno sviluppo sereno dei rapporti tra Stato e Chiesa in Italia», ha sottolineato Bergoglio.

«Vorrei idealmente bussare alla porta di ogni abitante dell’Italia, dove si trovano le radici della mia famiglia terrena, per offrire a tutti la parola risanatrice e sempre nuova del Vangelo» ha proseguito il Papa, sottolineando che «il momento attuale è segnato dalla crisi economica che fatica a essere superata e che, tra gli effetti più dolorosi ha quello di una insufficiente disponibilità di lavoro».

Papa Francesco ha poi ricordato che «la famiglia ha bisogno della stabilità e della riconoscibilità dei legami reciproci, per dispiegare pienamente il suo insostituibile compito e realizzare la sua missione». «La Chiesa – ha sottolineato il Santo Padre – continua con rinnovata convinzione a promuovere l’impegno di tutti, dei singoli e delle istituzioni, per il sostegno alla famiglia, che è il luogo primario in cui si forma e cresce l’essere umano, in cui si apprendono i valori e gli esempi che li rendono credibili».

Infine, l’auspicio finale del Papa: «L’Italia, attingendo dal suo ricco patrimonio di valori civili e spirituali, sappia nuovamente trovare la creatività e la concordia necessarie al suo armonioso sviluppo, per promuovere il bene comune e la dignità di ogni persona e offrire nel consesso internazionale il suo contributo per la pace e la giustizia».

Jeorge Mario Bergoglio è il sesto Pontefice a rendere visita al Quirinale, antica residenza dei papi, dopo l’Unità d’Italia. Dopo la “breccia di Porta Pia” e il ripiegamento oltre Tevere, Pio IX chiuse il portone con le chiavi, tanto da dover richiedere l’intervento di un fabbro al servizio della corte dei Savoia nel 1861.

Il primo pontefice a varcare il portone fu Pio XIII il 28 dicembre 1939, accolto da Vittorio Emanuele III e dal capo del governo, Benito Mussolini. Il secondo Giovanni XXIII il 3 luglio 1962, che trovò il presidente della Repubblica Antonio Segni, il quale accolse solo qualche mese dopo – l’11 gennaio 1963 il nuovo pontefice, Paolo VI.

Si dovettero attendere oltre 19 anni, per vedere Giovanni Paolo II entrare al Quirinale il 2 giugno 1984, ricevuto dal suo amico Sandro Pertini. Karol Woytila torno altre due volte a “casa sua”: il 4 ottobre 1985, con Francesco Cossiga ospite in qualità di nuovo inquilino del Colle più Alto di Roma; e il 20 ottobre 1998, quando ad accoglierlo trovò il successore del presidente sardo, Oscar Luigi Scalfaro.

Infine, Benedetto XVI andò al Quirinale il 24 giugno 2005, ricevuto da Carlo Azeglio Ciampi, e il 4 ottobre 2008, da Giorgio Napolitano.

Il video completo della visita

Credit: Adnkronos, Agi, Quirinale

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