Libia, gli scontri tra miliziani e popolazione causano a Tripoli 43 morti e 400 feriti. Cessato assedio a terminale Greenstream

Il bilancio potrebbe aggravarsi. I manifestanti chiedevano ai membri della milizia di Misurata di andarsene dalla capitale. Proclamati tre giorni di lutto. La Farnesina: state lontano dalla Libia. Unsmil: cessazione delle violenze subito. Il Consiglio supremo Amazigh sblocca il terminale di Mellitah che porta il gas a Gela attraverso il gasdotto “Greenstream”

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Tripoli – Almeno 43 persone sono morte e 400 sono rimaste ferite negli scontri che si sono registrati tra venerdì sera e la giornata di sabato a Tripoli, in Libia, dopo che i membri della “milizia di Misurata” hanno sparato contro un raduno di manifestanti che chiedevano loro di andarsene dalla capitale, dove si erano insediati dopo la deposizione di Muammar Gheddafi nel 2011. Il bilancio dei morti potrebbe salire, perché alcune persone ricoverate in ospedale versano in gravi condizioni.

Nuovi scontri si sono registrati sabato 16 novembre, questa volta tra milizie rivali. Le ultime violenze, sono state confermate dal primo ministro libico Ali Zeidan e si sono verificate nel sobborgo di Tajoura. Zeidan ha rivolto un appello alle parti a «esercitare la massima moderazione», aggiungendo che «nessuna forza che si trovi all’esterno di Tripoli deve cercare di entrare in città, perché la situazione è molto tesa e potrebbe peggiorare ulteriormente».

A Tripoli le autorità hanno proclamato tre giorni di lutto. Lo ha annunciato il leader del Consiglio locale di Tripoli, Sadat Elbadri, con un messaggio alla tv. Elbadri ha poi annunciato che il Consiglio aiuterà le famiglie di coloro che sono stati martirizzati a difendere i loro diritti, rivolgendo inoltre un appello agli abitanti della zona perché abbandonino l’area nel caso di ulteriori scontri.

La situazione in Libia è ancora fluida. Dopo due anni dalla caduta di Gheddafi, la Libia non ha ancora una Costituzione e gli scontri armati nel Paese restano una costante.

Il ministero degli Esteri italiano, attraverso il sito viaggiaresicuri.it, in un warning pubblicato ieri, sabato 16 novembre, ha avvertito che «il livello di allerta tra la comunità straniera è particolarmente elevato». Anche a seguito dei recenti accadimenti, la Farnesina sottolinea che «la sicurezza non appare del tutto garantita, nemmeno nei grandi hotel di Tripoli, che sono usualmente frequentati da stranieri». L’ambasciata italiana a Tripoli ha avvertito gli italiani presenti in Libia di valutare «l’opportunità di rientro in patria», in attesa che la situazione si stabilizzi e che le tensioni siano riassorbite.

20131117-mellitah_greenstream-eni-660x440didSul fronte internazionale, dopo la condanna dell’Unione Europea è giunta anche quella della missione delle Nazioni Unite di Supporto alla Libia (Unsmil), che ha invitato le parti coinvolte a un’immediata cessazione delle violenze. Intanto, ieri la comunità Amazigh, di etnia berbera, ha deciso di sospendere le proteste, cominciate il 26 ottobre scorso nel terminale di Mellitah (nella foto a sinistra, via Tempi.it), partecipato da Eni, che serve per portare il gas a Gela attraverso il gasdotto “Greenstream” nel Mediterraneo. Ne ha dato notizia il Consiglio supremo Amazigh. Il portavoce della National Oil Corp, Mohammed al-Harari, ha detto di sperare che la Libia possa riprendere le esportazioni di gas verso l’Italia già nella giornata di oggi. «Ci stiamo preparando a verificare il terminale e a preparare la ripresa delle esportazioni. Dio volendo, saremo pronti per domenica», ha detto al-Harari.

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