Il saluto a Mandela. Obama ai sudafricani: “Vostra libertà e democrazia sono la sua eredità”

Il presidente degli Stati Uniti, durante la cerimonia solenne in memoria di Madiba allo stadio FNB di Soweto, ha detto: “Michelle e io beneficiari della lotta contro la segregazione”. Decine i leader mondiali che partecipano all’evento per l’ultimo saluto a Mandela, morto lo scorso 5 dicembre. Domani la salma verrà esposta per tre giorni a Pretoria. I funerali solenni si svolgeranno il 15 dicembre a Qunu, il suo villaggio, nella provincia di East Cape

Barack H. Obama alla Cerimonia di Commemorazione di Nelson Mandela, Soweto, Sudafrica

«La vostra libertà e la vostra democrazia sono la sua eredità». Sono le parole che possono riassumere il discorso del presidente Barack Obama ai cittadini sudafricani, durante la cerimonia solenne in memoria di Nelson Mandela, scomparso giovedì 5 dicembre a 95 anni, svoltasi oggi nello stadio FNB di Soweto.

Obama, che ha scambiato una stretta di mano con il presidente cubano Raul Castro e ha salutato con un bacio la presidente brasiliana, Dilma Rousseff, prima di prendere la parola, è stato accolto da un’ovazione da parte del pubblico. Mandela, che «non voleva essere considerato un’icona», ha ricordato, «mi ha reso un uomo migliore».

La lotta di Mandela, che aveva «un’anima meravigliosa», ha proseguito il presidente statunitense, «è stata la vostra lotta e il suo trionfo è stato il vostro trionfo», ha continuato Obama, sottolineando che quando l’ex presidente sudafricano uscì dal carcere si comportò «come Lincoln e tenne insieme il suo Paese che rischiava di spaccarsi».

Obama poi ha paragonato Mandela ai «padri fondatori dell’America» e a Martin Luther King per la sua lotta contro l’ingiustizia razziale. «Ci sono troppi leader – ha sottolineato – che rivendicano la solidarietà con la lotta di Madiba per la libertà ma che non tollerano il dissenso da parte del loro popolo. Ci sono troppe persone tra noi che rimangono in disparte, al comodo, nel cinismo, quando invece le nostre voci devono essere ascoltate», un velato riferimento ai numerosi leader di Stati illiberali e forse anche una punzecchiatura alla Russia di Putin.

Mandela, ha detto ancora Obama, è stato un «gigante della storia», una definizione che ieri era stata utilizzata dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. Nell’ultimo passaggio del suo intervento, Obama ha citato i versi di Invictus, la poesia del poeta inglese William Ernest Henley, particolarmente amato da Mandela negli anni della sua prigionia: “Non importa quanto stretto sia il passaggio, quanto piena di castighi la vita, io sono il padrone del mio destino, io sono il capitano della mia anima“.

Anche l’America ha vissuto «secoli di segregazione razziale», ha ricordato Obama, che è stata superata con i sacrifici e l’impegno di migliaia di persone. «Michelle e io – ha detto il presidente Usa – siamo i beneficiari di questa battaglia» ma, ha aggiunto, nonostante i progressi compiuti nel mondo, «il lavoro non è ancora completato».

La cerimonia solenne in memoria di Mandela è iniziata ufficialmente poco dopo le 11, con l’inno sudafricano.

All’evento partecipano decine di leader internazionali. Oltre a Obama, accompagnato da sua moglie Michelle, dai suoi predecessori George W. Bush con la moglie Laura, Bill Clinton con la moglie ed ex segretario di Stato Hillary Rodham Clinton, e Jimmy Carter, alla cerimonia partecipanto il presidente del Consiglio italiano Enrico Letta, la presidente brasiliana Dilma Rousseff, il presidente afghano Hamid Karzai. Tra i presenti anche il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Abu Mazen, il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, l’ex presidente sudafricano Frederik Willem de Klerk, premio Nobel per la Pace insieme a Mandela nel 1993, e l’arcivescovo Desmond Tutu, anch’egli premio Nobel per la Pace nel 1984 per la lotta contro l’apartheid.

Il presidente sudafricano Jacob Zuma ha fatto gli onori di casa, insieme a Winnie Madikizela-Mandela e Graca Machel, rispettivamente seconda e terza moglie dell’ex presidente sudafricano. Zuma è stato però fischiato al suo arrivo allo stadio e di nuovo quando il cerimoniere Cyril Ramaphosa, vice presidente dell’African National Congress, ha annunciato il suo nome. Alcuni avrebbero anche fatto un gesto con le braccia come per chiedere una sostituzione.

Le porte del Fnb Stadium, che contiene quasi 100mila persone, erano state aperte dalle 6 ora locale. Nonostante la pioggia e il brutto tempo, gli spettatori sono entrati sventolando la bandiera sudafricana, ballando e intonando cori contro l’apartheid.

Domani la salma di Madiba verrà esposta per tre giorni a Pretoria. I funerali solenni si svolgeranno il 15 dicembre a Qunu, il suo villaggio, nella provincia di East Cape.

Credit: Adnkronos, Daily Mail

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