Marò, la Corte Suprema indiana rinvia ancora, Bonino e De Mistura fanno la faccia feroce: ma è tutta scena

La sezione che deve giudicare sull’incriminazione dei due fucilieri del San Marco sarà impegnata anzitutto a decidere su una questione interna, relativa all’introduzione della carta d’identità con dati biometrici. L’udienza quindi potrebbe scivolare a domani. La presenza di Staffan De Mistura legittima un processo illegittimo, che non si deve tenere in India. La “nota verbale” per attivare l’Arbitrato Internazionale è errata nella forma, che è richiesta per iscritto. Perché tutti questi errori grossolani?

Da sinistra, Salvatore Girone stringe la mano di Giulio Terzi di Sant'Agata, alla presenza dell'Attache Militaire italiano in India, Contrammiraglio Franco Favre. A destra, in penombra, Massimiliano Latorre. La foto è del 28 febbraio 2012, quasi due anni fa. Sull'estrema sinistra si nota la presenza di due militari indiani, di guardia alla Guest House in cui risiedevano, agli arresti domiciliari, i due fucilieri di Marina. Come si vede, nessun rispetto per un ministro degli Esteri di uno Stato estero
Da sinistra, Salvatore Girone stringe la mano di Giulio Terzi di Sant’Agata, alla presenza dell’Attache Militaire italiano in India, Contrammiraglio Franco Favre. A destra, in penombra, Massimiliano Latorre. La foto è del 28 febbraio 2012, quasi due anni fa. Sull’estrema sinistra si nota la presenza di due militari indiani, di guardia alla Guest House in cui risiedevano, agli arresti domiciliari, i due fucilieri di Marina. Come si vede, nessun rispetto per un ministro degli Esteri di uno Stato estero

New Delhi – La Corte Suprema indiana ha rinviato al 24 febbraio prossimo la decisione sulla formulazione dell’accusa imputata ai due fucilieri di Marina del Battaglione San Marco, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, bloccati in India da due anni dall’accusa di aver ucciso due pescatori al largo del Kerala.

Il giudice Balbir Singh Chauhan ha imposto in modo categorico all’attorney general di esplicitare la legge da applicare al caso e di rendere pubbliche le prove di accusa. Chauhan ha imposto alla pubblica accusa la motivazione per iscritto e al governo gli ultimi giorni per definire l’ambito giuridico in cui collocare la vicenda.

L’ordine del giudice Chauhan è arrivato dopo che l’attorney general Goolamhussein Essaji Vahanvati ha chiarito che in seno al governo esiste una diatriba sulla legge da invocare per il giudizio dei due militari italiani, avendo chiesto il parere del ministero della Giustizia sull’applicabilità della Sua Act al processo di Latorre e Girone.

Un parere che il ministero della Giustizia ritarda a formulare, anche per la valutazione del ministero degli Esteri, favorevole al ritiro della Sua Act dal dibattimento, contro cui si oppone il ministero dell’Interno, che invece è intenzionato a chiedere l’applicazione della legge anti-pirateria, sebbene nella forma attenuata come pena massima – 10 anni – in luogo della pena capitale.

La National Investigation Agency (NIA ) ha invocato il Sua Act, ma la difesa dei due militari italiani, guidata dall’avvocato Mukul Rohtagi, si è opposta, sostenendo che la legge è inapplicabile perché non rientra nella fattispecie su cui ricadono i fatti, avvenuti in acque internazionali e non nell’ambito del mare territoriale o della Zona Economica Esclusiva, come asserito dagli indiani.

Il fatto che l’attorney general Vahanvati attenda le indicazioni del ministero della Giustizia è coerente con il sistema giudiziario indiano, in cui la pubblica accusa è dipendente dal potere politico, secondo un’impostazione anglosassone retaggio del colonialismo britannico.

Di fronte all’ennesimo, ma ultimativo, rinvio, la ministra degli Esteri Emma Bonino è sbottata con inusitata e inopportuna verve.

Rientra nelle scelte corrette tanto il richiamo “per consultazioni” dell’ambasciatore italiano in India, Daniele Mancini, quanto la convocazione dell’ambasciatore indiano in Italia, Basant Kumar Gupta. Da una parte si intende comunicare direttamente all’India l’irritazione per il protrarsi di una vicenda che avrebbe già dovuto essere risolta. Dall’altro, con una manovra diplomatica a tenaglia, il segretario generale della Farnesina, Michele Valensise, comunicherà al rappresentante indiano “lo sconcerto e la profonda delusione del governo italiano” per il 26° rinvio subìto dai due militari italiani in due anni di trafila giudiziaria. Sono entrambe modalità con cui gli Stati comunicano nel tempestoso, ma ordinato, mondo delle relazioni diplomatiche.

A ben pià disordinati mercati rionali appartengono le successive riflessioni della ministra Bonino, sull’incapacità del governo indiano a gestire la questione, perché in realtà è stato il governo italiano a dare prova di estrema, ripetuta e grossolana incapacità a gestire una controversia in cui l’Italia era in una posizione di forza e sarebbe stato sufficiente muoversi secondo il diritto internazionale per aver già risolto da tempo la controversia.

Invece, come ha mostrato in modo inequivocabile Giulio Terzi di Sant’Agata, ministro degli Esteri del Governo Monti e diplomatico di straordinaria esperienza “strategica”, la mossa giusta – ossia l’attivazione dell’arbitrato internazionale previsto dall’UNCLOS – fu bloccata in modo deliberato dal presidente del Consiglio pro tempore Mario Monti, in accordo con Corrado Passera, per motivi di opportunità economica, rivelatisi altrettanto evanescenti della capacità di governare sia di Monti che di Passera. Terzi ha reso alla stampa dichiarazioni circostanziate negli ultimi 20 giorni, mai smentite, né corrette dagli interessati, anche perché argomentate con documenti inoppugnabili.

Di fronte a questo scenario sospeso per altri sei giorni, ma non ancora contrario agli interessi e alle posizioni italiani, affermare che il governo indiano “è incapace di gestire la questione” significa solo fare la faccia feroce a uso interno, ossia interpretare uno spot pubblicitario a favore del mantenimento della seggiola ministeriale. Un atto che potremmo definire, mantenendoci nell’alveo della dialettica civile, eccentrico, autoreferenziale, irresponsabile. Invece appartiene all’alveo delle farneticazioni l’ipotesi – ventilata con argumentum a contrario – di andare a riprendere i due fucilieri del San Marco manu militari. Al limite, queste cose si fanno, ma certo non si pubblicizzano sulla stampa, se non per motivi di pavoneggiamento interno.

Al contrario, gli errori del Governo italiano, della ministra degli Esteri e dell’inviato speciale in India sono troppi per poter essere casuali: l’obiettivo forse è la mortificazione dell’interesse nazionale, a favore di una supposta superiorità dell’interesse europeo, ancora inesistente.

E anche la presenza di un inviato speciale come Staffan De Mistura ha il sapore della propaganda a favore del palcoscenico politico interno, visto che di fatto si è concretata come una diminutio verbis, una delegittimazione, dell’ambasciatore in India Daniele Mancini.

La preventivata conferma di Emma Bonino agli Affari Esteri, da parte del presidente del Consiglio incaricato Matteo Renzi, non depone certo a favore di un ritorno della serietà alla Farnesina.

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