La fatwa degli ulema dello Stato Islamico che autorizza traffico di organi e cannibalismo

Nell’incursione delle forze speciali statunitensi in Siria del gennaio scorso, in cui fu eliminato il ‘ministro delle finanze’ dell’ISIS, Abu Sayyaf, furono trovati documenti, tra cui questo documento barbaro da sedicenti uomini di religione, in realtà reietti del genere umano. Gli ‘apostati’ (cristiani, yazidi, sciiti e coloro che non seguono il ‘vero islam’) non hanno alcuna dignità umana, quindi…

Washington – I jihadisti sunniti di Isis potranno “prendere impunemente gli organi degli apostati perché (la loro vita) non merita rispetto”. Questo il testo della fatwa numero 68 emessa dal Consiglio degli Ulema, un organo che risponde direttamente all’autoproclamato califfo dell’islam, Abu Bakr al Baghdadi. La sentenza religiosa islamica sarebbe stata emessa lo scorso 31 Gennaio per giustificare il traffico di organi espiantati dai prigionieri dello Stato Islamico, una ricca fonte di finanziamento delle casse del ‘califfato’ insieme al commercio di petrolio e a quello di reperti archeologici.

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Lo ha rivelato ieri l’agenzia Reuters, citando il testo della fatwa trovato a maggio dalle forze speciali americane condotta nella Siria orientale, nel corso di un’incursione che consentì il ritrovo anche di molti altri documenti.

Il barbaro testo emesso dalla criminale ‘commissione religiosa’ dell’Isis prescriverebbe – il condizionale è d’obbligo ancora, perché non è stata confermata la veridicità del documento – che “la rimozione di organi che pongano fine alla vita dei prigionieri apostati non è proibita“, anche perché “la vita degli apostati non è degna. L’uso del termine apostata non coinvolge solo i prigionieri cristiani o yazidi ma soprattutto quelli sciiti, perché non seguono il vero Islam.

L’agenzia Reuters ha sottolineato che il documento, tradotto dal Pentagono, non fornisce la prova che lo Stato Islamico abbia avviato un traffico di organi umani, ma che esista un testo religioso che formalmente lo rende lecito, in contrasto con la sharia (legge coranica), che l’ISIS afferma essere la fonte di ogni norma giuridica a fondamento del proprio agire.

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La fatwa regola la raccolta di organi sostenendo che “è permessa la pratica del trapianto di organi sani nel corpo di musulmani per salvare vite o sostituire un organo danneggiato“.

In alcune circostanze estreme la fatwa islamica autorizzerebbe anche la pratica del cannibalismo. “Un gruppo di religiosi islamici ha permesso, se necessario, di uccidere un apostata per mangiare la sua carne“, si legge nel documento. 

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Va ricordato che, malgrado non sia confermata l’autenticità della fatwa numero 68 del Consiglio degli Ulema dello Stato Islamico, nello scorso mese di febbraio l’ambasciatore iracheno all’Onu, Mohamed Ali Al-Hakim, denunciò al Consiglio di Sicurezza l’esecuzione di 12 medici a Mosul (la prima città conquistata da Isis in Iraq a giungo del 2014), rei di essersi rifiutati di rimuovere organi da prigionieri.

L’incursione delle forze speciali statunitensi in Siria in cui fu ritrovato il testo del documento fu quello in cui venne eliminata la mente finanziaria dello Stato Islamico, Abu Sayyaf,  nome di battaglia del tunisino Fathi bin Awn bin Jildi Murad al-Tunisi. Nella stessa operazione fu catturata la moglie.

Nelle perquisizioni che seguirono vennero rinvenuti supporti elettronici e memorie informatiche con oltre sette terabytes di documenti, distribuiti tra chiavette Usb, Cd, Dvd e dischi rigidi portatili. 

Tra i documenti rinvenuti anche la fatwa numero 64 del Consiglio degli Ulema, che il 29 Gennaio 2015 aveva stabilito norme per gli stupri delle donne prigioniere: nel documento, i giureconsulti islamici ne autorizzavano la pratica, stabilendo quando gli uomini delle milizie jihadiste potessero avere o meno rapporti sessuali con donne ridotte in schiavitù.

In spregio di ogni norma di diritto internazionale di guerra: occorre ricordarlo agli ignoranti e a coloro che, in malafede manifesta, continuano a negare la natura religiosa della guerra condotta da questi reietti dell’umanità aderenti allo Stato Islamico.

Credit: AGI. Foto: Reuters) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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