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Esteri

Snowden ritira la richiesta di asilo a Mosca e attacca Obama con argomenti puerili

Secondo indiscrezioni stampa, la talpa del Datagate ha fatto richiesta di asilo a 19 Paesi, tra cui l’Italia. Il presidente russo non esclude di accoglierlo, ma con precise condizioni: le relazioni USA-Russia sono più importanti. Snowden, attraverso Wikileaks: “Obama ha paura della verità”

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Mosca  – Il presidente russo Vladimir Putin ieri aveva per la prima volta ventilato l’ipotesi che la talpa del Datagate, Edward Snowden, potesse rimanere in Russia, dove è bloccato nel limbo dell’area transiti all’aeroporto di Mosca Sheremetevo dal 23 giugno, dopo che gli Usa gli hanno revocato il passaporto. Le parole di Putin erano arrivate a poche ore di distanza dalla richiesta di asilo politico inviata dall’ex collaboratore della Cia a diciannove Paesi, tra cui la Russia.

Intanto anche all’Italia è giunta la richiesta di asilo, inviata anche ad Austria, Bolivia, Brasile, Cina, Cuba, Finlandia, Francia, Germania, India, Irlanda, Paesi Bassi, Nicaragua, Norvegia, Polonia, Russia, Spagna, Svizzera, Venezuela. Molti di questi Paesi sono membri dell’Alleanza Atlantica e della NATO, un gesto che non si può definire in altro modo che “idiota”, ma che in realtà vuole spingere parte delle opinioni pubbliche di questi Stati a prendere posizione a favore del latitante.

Secondo il New York Times – citando fonti anonime del Servizio immigrazione statunitense – ad aiutare l’ex analista dell’NSA è stata la sua avvocato, Sara Harrison, legale del team di Wikileaks che lo sta accompagnando nella sua fuga.

L’agenzia russa Interfax ha confermato a circostanza, negata dall’Immigrazione americana, citando Kim Shevcenko, il console russo in carica all’aeroporto Sheremetevo: «Il 30 giugno alle 22.30 una cittadina britannica, Sara Harrison, ha contattato la stazione consolare del ministero degli Affari esteri e si è presentata come avvocato e rappresentante del cittadino americano Snowden. Ha consegnato una richiesta di asilo politico da parte di Snowden». Il diplomatico russo ha poi affermato che che la Harrison non ha rivelato dove si trovi il suo assistito.

Questa svolta è stata determinata dal ritiro della disponibilità all’asilo da parte dell’Equador, probabilmente per le pressioni ricevute dal Dipartimento di Stato americano. Snowden sarebbe “nascosto” nell’albergo dell’area transiti dell’aeroporto di Mosca e in una situazione difficile, visto che non ha documenti per varcare il confine russo, né per acquistare un biglietto aereo per una nuova destinazione.

L’estradizione richiesta dagli Stati Uniti non ha trovato corrispondenza nella disponibilità della Russia, anche per la particolarità della situazione e l’assenza di un mandato di arresto spiccato dall’Interpol. «Non estradiamo nessuno, né abbiamo intenzione di farlo», ha affermato Putin il 1° luglio in una conferenza stampa, in cui ha precisato però che se Snowden vuole stare in Russia deve «cessare il suo lavoro volto a danneggiare i nostri partner americani, non importa quanto strano suoni questo detto da me», con uno scatto di realismo politico che sarà stato apprezzato a Washington e a Fort Meade, Sulla richiesta di asilo però Dmitri Peskov, portavoce del Cremlino, ha rifiutato di fare ulteriori commenti.

Il presidente Putin ha, però, lasciato un margine di incertezza sul futuro del latitante più famoso del momento. «Dato che si ritiene un attivista per i diritti umani, probabilmente non ha intenzione di interrompere il suo lavoro, così deve scegliere un Paese e andare lì. Purtroppo non so quando questo accadrà» ha detto Putin, che ha ribadito il fatto che Snowden «non è un agente russo, non lo è mai stato e non lo è oggi. I nostri servizi segreti non hanno mai lavorato con lui e non stanno collaborando ora», anche se gli osservatori hanno rilevato sia difficile pensare che l’analista americano non abbia passato alcuna informazione in cambio di qualche tipo di supporto da Mosca, un processo interrotto in questo momento.

Secondo il Los Angeles Times, che ha citato anonime fonti del ministero degli Esteri russo, la richiesta di asilo alla Russia è una “mossa disperata“, dopo il ritiro della disponibilità dell’Equador. La svolta di Mosca significa che Snowden è stato mollato da chi aveva promesso un supporto alla sua fuga, ma con tutta evidenza il Dipartimento di Stato ha sguinzagliato i suoi agenti sotto copertura diplomatica per fare presente agli interlocutori tutte le conseguenze negative che deriverebbero da un sostegno esplicito all’agente della NSA latitante.

Le relazioni russo-americane – a dispetto delle prime impressioni su questa storia – sembra non saranno influenzate.

Nel frattempo l’ex analista dell’intelligence Usa ha inoltre deciso di ritirare la sua richiesta di asilo in Russia, a causa delle condizioni imposte in cambio dal presidente russo, Vladimir Putin.

Proprio sul sito di Wikileaks è apparso un intervento della ‘talpa’ del ‘Data Gate’ in cui Snowden attacca il presidente Obama. «Adoperano contro di me i vecchi, cattivi, strumenti dell’aggressione politica – afferma il latitante – ma il loro intento non è di impaurire me coloro che verranno dopo di me».

«Ho lasciato Hong Kong una settimana fa – ha scritto Snowden, rompendo il silenzio per la prima volta da quando è giunto a Mosca – quando è stato chiaro che la mia libertà e la mia sicurezza erano minacciate dal mio governo solo per aver rivelato la verità. Il presidente – afferma Snowden – è impaurito da un’opinione pubblica informata e arrabbiata». Un disperato tentativo di smuovere la massa di idealisti antigovernativi che popolano il pianeta, quelli che blaterano di scie chimiche, di complotti internazionali e non vedono la realtà: un uomo ha tradito il proprio Paese in cambio di qualcosa o per qualche motivo, che attualmente non è evidente.

Farebbe bene il presidente degli Stati Uniti a promettere in modo esplicito che Snowden non sarà sottoposto alla pena di morte, per due motivi. Anzitutto per tacitare i complottisti sulle argomentazioni puerili dell’ex analista della NSA. In secondo luogo, perché tutti devono sapere che chi tradisce in modo così vergognoso il proprio Paese non merita una sbrigativa pena capitale (per cui, peraltro, abbiamo orrore tout court), ma merita di marcire in galera per tutta la vita.


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