Buon compleanno presidente! 85 anni fa nasceva Francesco Cossiga, il picconatore che voleva davvero le riforme

Scomparso il 17 agosto 2010, l’ottavo presidente della Repubblica Italiana oggi avrebbe compiuto 85 anni e avrebbe fatto da pungolo delle forze politiche, come era accaduto fin dagli ultimi due anni al Quirinale, quando iniziò a “picconare” il sistema politico di cui vedeva chiaramente la grave crisi. Inascoltato…

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Francesco Cossiga, l’ottavo presidente della Repubblica italiana, nasceva a Sassari 85 anni fa. Oggi ha voluto ricordarlo, con un “take” l’agenzia di stampa Adnkronos, del Gruppo Marra, che ha festeggiato pochi giorni fa un altrettanto prestigioso anniversario, il 50° della fondazione. Pippo Marra, patron ed editore dell’Adnkronos, era amico personale del presidente Cossiga.

Secondo la nota, pubblicata oggi, Cossiga “avrebbe ancora fatto da pungolo alle forze politiche, come era accaduto fin dagli ultimi due anni al Colle, quelli dell’inizio delle ‘picconate’ al sistema, sollecitando quelle riforme che ancora oggi la classe politica rincorre non senza fatica, tra legislature chiuse anticipatamente e aspri scontri tra schieramenti contrapposti”.

Nel ricordare questa “rivolta etica”, che vide protagonista il Kossiga contestato dalle piazze come ministro di polizia, considerato un reazionario a torto, la nota dell’Adnkronos ha voluto rispolverare le parole spese da Marcello Veneziani, scrittore e politologo conservatore, all’indomani della morte. Per Veneziani Cossiga «a differenza degli altri presidenti della Repubblica che hanno puntato, per dirla con Longanesi, alla manutenzione, vagheggiò invece la rivoluzione, o almeno la svolta», vivendo « all’altezza del suo tempo burrascoso» e recitando la parte da interprete «efficace di un trauma e di un crollo», quello della cosiddetta Prima Repubblica.

Leale repubblicano cresciuto in una famiglia di salde tradizioni monarchiche, Francesco Cossiga ha affascinato migliaia di giovani conservatori, che nelle sue parole illuminate trovarono la speranza di un rinnovamento che non è mai arrivato. L’Italia, ascoltando i moniti del professore Cossiga, avrebbe evitato la palude della cosiddetta Seconda Repubblica.

Oggi, rileggendo i suoi messaggi presidenziali – inviati nel pieno rispetto del quadro costituzionale parlamentare della nostra Repubblica – il Paese potrebbe evitare di incorrere in ulteriori errori, facili scorciatoie di riforme costituzionali necessarie, ma su cui ci si sta incanalando scuotendo le procedure rafforzate previste dai Padri Costituenti.

Fu considerato quasi pazzo da ampie schiere dell’allora Partito Comunista, che non si accorsero del genuino afflato democratico e della realistica visione di Cossiga, il quale ebbe la sventura dei lungimiranti, quella di non essere compreso dai contemporanei nel suo sforzo di far comprendere la “rivoluzione” causata dal crollo del “Muro di Berlino” e della conseguente necessità di superare la conventio ad exludendum verso il PCI.

Francesco Cossiga è stato un appassionato della tecnologia, un esperto di intelligence, un profondo conoscitore del funzionamento dell’Alleanza Atlantica, quale scelta di civiltà, prima che di ineludibile schieramento politico-militare.

Di Cossiga a noi manca il senso di ribellione e l’irrisione per il potere costituito, che si traduceva in fulminanti battute intessute in un’ironia sardo-britannica. Di Cossiga ci manca l’arguzia e l’indipendenza, che consentiva al “Gattosardo” – come lo definiva Roberto D’Agostino, animatore di “Dagospia” – di dichiararsi amico personale di Silvio Berlusconi e di criticare il politico Berlusconi con durezza impari.

Ci manca e ci mancherà, ma non ci mancano i testi, i discorsi, l’esempio (unico politico della Storia repubblicana a rassegnare le dimissioni di propria sponte, all’indomani del tragico epilogo del sequestro di Aldo Moro).

Buon compleanno, presidente! Peccato che l’Italia non l’abbia ascoltata con l’attenzione che lei avrebbe meritato.

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