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Lettera di Fra’ Vincenzo ai fratelli in preghiera per il futuro concistoro arcivescovile di Borsella et Strate Burgum

A soli sette giorni dall’elezione della rappresentanza italiana all’arcivescovado diarchico di Borsella et Strate Burgum, riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di Fra’ Vincenzo di Spa e Franco Campo, abate priore di Pouhon, reverendissimo confessore di Fagnes, devoto alla sorgente miracolosa dell’Acqua Rossa. In questa lettera, Fra’ Vincenzo delinea ai fratelli lo scenario europeo, prendendo spunto da quanto elaborato dai cari fratelli di Vos Inclinatio, illuminati dalla reverendissima madre Gilsa Sleri, dell’ordine delle Sorelle questuanti e divinanti

Mancano sette giorni per il rinnovo del concistoro europeo. Sussurri e grida si rincorrono per anticipare la futura composizione della "delegatio" italiana all'organismo di rappresentanza dell'arcivescovado diarchico di Borsella et Strate Burgum

Sorelle e fratelli,

con l’approssimarsi del concistoro europeo, cogliamo l’amorevole messaggio degli amici di Vos Inclinatio che – in comunione con la chiesa, ancorché democratica, confermata e riformata nel 1948 – si sforzano di comprendere come potrà essere composta la delegatio italiana all’arcivecovando diarchico di Borsella et Strate Burgum, che Iddio la illumini.

Secondo i dati elaborati a seguito delle “visioni” di madre Gilda Sleri, dell’ordine delle Sorelle questuanti e divinanti, i nostri fratelli nella conoscenza al momento prevedono risultati in qualche modo sorprendenti che potrebbero dare uno scossone alla curia italiana, arroccatasi su posizioni difensive grazie alla mossa del cardinale di Firenze, che con un colpo di mano degno dei Borgia ha scalzato poco più di 100 giorni fa l’ex giovane vescovo di Pisa.

Da rottamatore di curia, il giovane cardinale fiorentino sembra prossimo a bere l’amaro calice della sorpresa elettorale, causata a nostro modesto avviso dalla reiterazione di alcuni comportamenti poco ortodossi di certi prelati di grado inferiore, più interessati ai valori immobiliari e mobiliari che ai valori del sacro fuoco del bene pubblico.

Sicché, secondo la reverendissima madre Gilda Sleri, il divertente cardinale di Genova sembrerebbe prossimo al colpaccio di conquistare almeno 26 vescovi della delegazione italiana all’arcivescovado diarchico franco-belga. Un risultato che metterebbe in croce – se mi passate il termine, fratelli – il dinamico cardinale di Firenze, che non riuscirebbe a raccogliere consensi per più di 29 vescovi. Un risultato di poco migliore di quello raggiunto dall’ex cardinale di Piacenza, ma molti meno dei 33 cardinali e 2 diaconi ottenuti al concistoro generale dell’arcivescovado diarchico di Borsella e Strate Burgum dall’ordine dei Prelati Della Confraternita del Nazareno ben cinque anni fa.

Un risultato che non farebbe di certo piacere alla badessa di Vicenza, suor Alessandra, e a suor Pina da Santa Maria Capua Vetere: la prima assurta alle cronache per il recente avvicinamento al giovane cardinale di Firenze, dopo essere stata per anni devota del cardinale emerito di Piacenza (la comunità sussurra sia stata illuminata sulla via tra Vicenza e Borsella); la seconda nota come la più abile sorella economa di tutto l’emisfero settentrionale, tale da porla come candidata più seria al ruolo di economa anche dell’arcidiocesi di diarchica europea, anch’ella illuminata sulla via di Borsella dalle parole dell’effervescente alto prelato fiorentino.

Il cardinale emerito di Monza e Brianza, sebbene ridotto allo stato laicale, secondo la madre reverendissima Gilda Sleri – più volte appellata per consigli e vaticinii dall’alto prelato dell’ordine degli Alti di Spirito e Forti d’Italia – supererebbe comunque la soglia psicologica dei 20 vescovi, riuscendo a raccoglierne perfino un 21°. Un risultato frutto probabilmente della personale esposizione alla preghiera mediatica, malgrado gli obblighi di assistenza ai malati impostagli dalla penitenza generale della sacra ruota (oggi a te, domani a lui, dopodomani all’altro…) lo distraggano dall’azione di convinzione della comunità.

Le congregazioni dei porporati minori sarebbero invece quasi tutti sulla soglia della scomunica, chi appena dentro, chi appena fuori. Come lo scismatico vescovo di Agrigento, che rischierebbe di non arrivare ai fatidici 4 vescovi sotto i quali si rimane fuori dalla rappresentanza a Borsella et Strate Burgum.

Anche il cappellano di Milano, che ha raccolto le preghiere di una parte importante dei fedeli delle diocesi dell’Italia settentrionale, sarebbe a rischio di rappresentanza, così come il pope ortodosso Alexis Impronunciabilis Primo e sorella Giorgia, badessa della congregazione dei Fratelli tricolori, che resterebbe a Roma a pregare per un futuro migliore.

Infine, per il gruppo di preghiera costituito per fermare il declino della religione nella società, sembrano arrivare tempi bui per l’abate priore Guy di Gand, città che diede i natali a Carlo V – un grande proto-europeista – ma dove probabilmente tornerà a riflettere sui peccati commessi per essersi unito a prelati senza speranza in un Paese polarizzato. Del resto, l’eredità da raccogliere è pesante, sia per l’apporto nefasto dell’opera sferzante del Priore dei Bocconi, cieco esattore della vendita di indulgenze e famelico tassatore di liberi intraprendenti economici, sia per debole eredità della congregazione precedente, la cui opera fu offuscata da titoli cavallereschi sbandierati – ma non posseduti – dall’abate Oscar di Torino, auto-degradatosi a semplice commentatore di fogli ecclesiastici. 

In attesa di saperne di più nei prossimi giorni, Vi invito alla preghiera democratica: orate et laborate. Laborate pro vobis et orate pro ignobiles

Il Signore illumini le Vostre vite.

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