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La Quarta Guerra Mondiale, la prima guerra “lobale”, internazionale e transnazionale della Storia (2)

Il 18 agosto scorso, Papa Francesco ha parlato di Terza Guerra Mondiale. Vi spieghiamo perché siamo alla Quarta e perché è difficile capire che questo terrorismo islamista è una “nuova guerra”, transnazionale e internazionale, la prima della Storia, Iniziata almeno con le “Lettere Ladenesi”, la “Dichiarazione di Guerra” di Osama bin Laden agli Stati Uniti e all’Occidente, emessa giusto 21 anni fa. Un tema che abbiamo trattato nel paper di un master seguito nel 2001-2002, la cui fondatezza è a nostro avviso ancora valida. Analisi sulla “nuova guerra”, transnazionale e internazionale. Dalle “Lettere Ladenesi” in poi, il tentativo del nuovo imperialismo islamico neo-califfale di disarticolare la libertà occidentale e i valori liberali.  Un tema che abbiamo trattato nel paper di un master seguito nel 2003, la cui fondatezza è a nostro avviso ancora valida

La Quarta Guerra Mondiale

(Sul concetto di IV Guerra Mondiale, cfr, Aldo Musci, La IV Guerra Mondiale. Finanza, Globalizzazione e Terrorismo dopo Ground Zero, DATANEWS, Roma 2002) Il primo articolo è stato pubblicato il 23 AGOSTO 2014

(segue)

Già la fine della II Guerra Mondiale aveva spinto gli Anglo-Americani, sotto la spinta dell’espansionismo sovietico, a non cadere nel vicolo cieco della vendetta: la Germania, sconfitta militarmente e distrutta nel tessuto connettivo economico e industriale, non era stata umiliata con pesanti clausole inserite nel trattato di pace, ma presa per mano e condotta sulla retta via del liberalismo e del liberismo, seppure sotto la triplice tutela degli alleati, stretta nella morsa di una architettura euro-atlantica di difesa (l’Alleanza Atlantica e la NATO), prima, e in una organizzazione sovranazionale economica ed industriale, poi (le Comunità Europee).

Non valse allora il motto Vae Victis. Da quel momento in poi, non si ripeté l’errore di Versailles 1918: le guerre combattute contro l’Occidente conviene perderle, perché l’emergere – in Occidente – del tema dei diritti umani pone sempre i vincitori (quando occidentali) nell’ottica di dover soccorrere i vinti, di doverli trarre dallo stato di prostrazione profonda e multidimensionale in cui la sconfitta li 20150112-tesi-master-340x425rintana.

Perdere le guerre, quelle generali, quelle costituenti – secondo la definizione di Bonanate (Cfr.Luigi Bonanate, Fabio Armao e Francesco Tuccari, Le relazioni internazionali. Cinque secoli di storia: 1521-1989, Bruno Mondatori, Milano 1997) – diventa, per le democrazie occidentali, un lusso impensabile e insopportabile.

Idealmente, la Guerra Fredda – la Terza Guerra Mondiale – iniziò con un discorso e finì sulla scaletta di un aereo, all’aeroporto di Mosca, quando un provato  Mikhail Gorbaciov tornò nella capitale sovietica, sventato il tentativo di golpe nell’estate del 1991.

Il 12 marzo 1947, invece, il Presidente degli Stati Uniti Harry Truman aveva pronunciato, di fronte al Congresso, il discorso di inizio della guerra (la Terza Guerra Mondiale), in cui raccomandava misure di assistenza alla Grecia e alla Turchia, Paesi in cui lo spettro dell’espansionismo sovietico cresceva.

Truman affermò, quasi a metà del discorso:

«At the present moment in world history nearly every nation must choose between alternative ways of life. The choice is too often not a free one. One way of life is based upon the will of the majority, and is distinguished by free institutions, representative government, free elections, guaranties of individual liberty, freedom of speech and religion, and freedom from political oppression.The second way of life is based upon the will of a minority forcibly imposed upon the majority. It relies upon terror and oppression, a controlled press and radio, fixed elections, and the suppression of personal freedoms.I believe that it must be the policy of the United States to support free peoples who are resisting attempted subjugation by armed minorities or by outside pressures. I believe that we must assist free peoples to work out their own destinies in their own way. I believe that our help should be primarily through economic and financial aid which is essential to economic stability and orderly political processes.

(Harry Truman, Address before a joint session of US Senate and the US House of Representatives, Recommendation for assistance to Greece and Turkey by the Presisent of the United States,, Washington 12th of March 1947, in http://www.nato.int/docu/speech/1947/s470312a_e.htm)

La dottrina Truman del contenimento dell’espansionismo sovietico era enunciata, con tutta la carica evocativa della lotta del bene contro il male. Fu la dichiarazione di guerra che apriva una fase nuova nella Storia internazionale. Tra i due centri di potere non ci sarà mai scontro diretto, ma guerre e conflitti periferici, combattuti «per procura» (Sergio Romano, La pace perduta, Longanesi & C. Milano, I edizione aggiornata 200110 p. 7).

Non è questa la sede per ripercorrere le tappe della III Guerra Mondiale. Ci preme solo sottolineare come l’inizio della fine somigli per certi versi – a nostro avviso – all’inizio della Quarta Guerra Mondiale.

Sulla scena politica emerse a un certo punto il governatore della California, Ronald Reagan, già attore di Hollywood di non eccelse qualità. Eletto alle presidenziali del 1980, Ronald Reagan impresse alla lotta contro il comunismo una svolta decisiva.

Nel 1977, con lo spiegamento dei missili di teatro a lungo raggio SS20 e del bombardiere strategico Tupolev TU-22M “Backfire” (Secondo la classificazione NATO), i timori di uno squilibrio strategico a favore del blocco sovietico si materializzarono alle frontiere orientali dell’Europa libera. Il posizionamento di queste armi strategiche mise in grande pericolo gli Stati dell’Europa Occidentale e la stessa pace. La reazione, in sede NATO, non si fece attendere: furono istituiti gruppi di studio incaricati di analizzare la questione e di stendere un programma di proposte da sottoporre ai vertici politici.

Il 12 dicembre 1979 a Bruxelles, nel corso della Riunione Straordinaria dei Ministri degli Esteri e della Difesa degli Stati membri dell’Alleanza Atlantica, si decise di percorrere la doppia strada dell’ammodernamento dell’apparato missilistico della NATO, con il dispiegamento di moderne armi nucleari intermedie statunitensi, e dell’avvio di negoziati con l’URSS, per la limitazioni delle armi nucleari di teatro, TNF (Theatre Nuclear Forces, ndr).

Il 27 dicembre, le truppe sovietiche invadevano l’Afghanistan, intervenendo in aiuto del regime marxista di Kabul. Il regime sovietico rilanciava, nell’immenso gioco sullo scacchiere internazionale. L’anno prima il Principe Mohamed Daoud era stato detronizzato da un colpo di stato militare, che aveva issato al potere Muhammad Taraki, presto sostituito da un vecchio comunista, Hafizullah Amin. Amin si trovò a dover gestire la generosità dell’alleato sovietico: i paracadutisti sovietici non ebbero verso di lui alcun riguardo e non esitarono ad assassinarlo, perché reo di aver manifestato dissenso nei confronti dei benefattori venuti da Mosca. Al suo posto, Breznev installò un fedelissimo, allora esule in Cecoslovacchia, Babrak Karmal, al potere fino al 1986.

L’avventura afgana e il neo-contenimento americano contribuirono ad aggrovigliare l’Impero Sovietico in una infernale corsa agli armamenti , insopportabile per un regime economico che mostrava già le crepe che ne causeranno l’implosione.

L’attore Reagan infuse alla lotta contro i sovietici la forza mediatica necessaria a coagulare le forze occidentali, evocando simbolicamente quell’Impero del Male cui si doveva resistere e che andava sconfitto. La grandezza di Reagan fu di cogliere le finestre di opportunità che il destino poteva aprire in ogni momento.

Una di queste ebbe il nome di Michail Sergeevic Gorbaciov, con il quale Reagan instaurò subito rapporti di personale vicinanza, aprendo la strada a quella personal diplomacy che oggi costituisce una delle caratteristiche più interessanti della vita politica mondiale.

Reagan accelerò in modo teatrale verso il dispiegamento degli euromissili e allo stesso tempo non perse occasione di interpretare il ruolo del condottiero della Repubblica del Bene, che incontra, convince ed infine redime l’Impero del Male. Nella nuova era mediatica, gli statisti devono avere grandi capacità di stare sulla scena: Ronald Reagan diede ai posteri la sua migliore interpretazione come Presidente degli Stati Uniti d’America.

Analoghe esperienze teatrali in giovane età ebbe un altro grande personaggio, Karol Woytila, l’Arcivescovo di Cracovia eletto al Soglio Pontificio nel 1978. Attore e regista, prima di prendere i voti, Giovanni Paolo II ha guidato l’Occidente alla vittoria sull’utopia malata del comunismo. Solo un Papa poteva sconfiggere il falso comunismo, nemico del “vero comunismo”, quello della comune appartenenza al Genere Umano.

L’armistizio della III Guerra Mondiale fu “firmato”, inaspettatamente, dal governo della Repubblica Democratica Tedesca nel 1989, quando si decise di porre fine al divieto di attraversamento nella parte ovest di Berlino, quella libera.

Il trattato di resa fu firmato da Michail Sergeevic Gorbaciov nel 1991, anno orribile per l’Orso Sovietico. Il 19 agosto un gruppo di putschisti ultraconservatori arrestava il Segretario Generale del PCUS, ma il tentativo fallì quasi subito: Gorbaciov, liberato, fu costretto a dimettersi dalla carica di partito. Rimase nell’evanescente carica di Capo dello Stato. L’8 dicembre era costituita la Comunità di Stati Indipendenti (CSI), dai leader di Russia, Ucraina e Bielorussia, attesa l’impossibilità di riformare la costituzione federale sovietica. Il 25 dicembre Gorbaciov si dimetteva e si dissolveva l’Unione Sovietica.

Il 31 dicembre 1991, sul pennone del Cremino era ammainata, per sempre, la bandiera dell’URSS: ritornava il tricolore russo. I sovietici, tornati russi, venenro “adottati” dall’Occidente. Entrarono, faticosamente, con una sorta di wild card, nel Club della Libertà. Il cammino – ancora in corso – sarebbe stato lungo e faticoso, rimane ancora da conquistare la vera dimensione dello Stato di diritto di matrice occidentale e liberale. I passi fatti sono stati tanti.

Lo scenario della IV Guerra Mondiale è – invece – del tutto differente dai primi tre: è diventato globale, ossia multidimensionale e multilaterale. I paradigmi della dissuasione e della deterrenza nucleare assicurarono la pace in Europa, ma forse sarebbe meglio dire che garantirono una forma di continuazione della guerra con altri mezzi non bellici, parafrasando von Clausewitz (Carl von Clausewitz, Della guerra, a cura di Gian Enrico Rusconi, Einaudi, Torino 2000. Titolo originale, Vom Kriege, Dümmlers Verlag, Berlin 1832). Nel panorama della IV Guerra Mondiale analoghi regimi internazionali si rivelano inutili, perché ne manca il presupposto essenziale, la presenza di attori razionali sulla scena.

Il MAD ( Mutual Assured Destruction), ossia «il regime di dissuasione reciproca che ha retto in equilibrio il sistema bipolare all’incirca dalla fine degli anni Cinquanta alla fine degli anni Settanta» (Riccardo Scartezzini, Paolo Rosa, Le relazioni internazionali, La Nuova Italia Scientifica, Roma 1994, pag. 187) si resse su due presupposti fondamentali:

a) la capacità di secondo colpo;

b) la razionalità degli attori.

«Nel caso che uno dei contendenti sia un pazzo spinto da un istinto di auto-distruzione, chiaramente il sistema del MAD non funziona» (Ibidem).

Ma il regime Mad che resse il Bipolarismo Ovest-Est, Washington-Mosca, poté funzionare però solo perché furono soddisfatte quattro condizioni:

  1. razionalità degli attori;
  2. conoscenza delle rispettive intenzioni razionali;
  3. convinzione di essere considerati razionali dalla controparte;
  4. conoscenza della conoscenza dell’opinione che la controparte ha di sé (io so che tu sai che io so).

L’11 Settembre 2001, con gli attacchi suicidi sulle Twin Towers di New York, sul Pentagono e il fallito attacco alla Casa Bianca, iniziò la prima guerra post-moderna della Storia. La prima guerra in cui attori non statali sono diventati protagonisti in un ambito che, fino ad allora, era stato di esclusiva pertinenza degli attori statali. Piaccia o meno, in quella mattina assolata cadde il muro che ha reso il mondo più pericoloso di quanto sia mai stato. Che cosa accadrà, se cadranno altri tabù?

Il prossimo tabù a cadere potrebbe essere quello dell’uso delle armi nucleari, ma sarebbe una «vera rivoluzione» – ha ammonì Aldo Rizzo sulle colonne de “La Stampa” (Aldo Rizzo, Stati Uniti, una minibomba tira l’altra, Osservatorio, «La Stampa», 26 maggio 2003, p. 26), a proposito della risoluzione con la quale il Senato degli Stati Uniti autorizzò le ricerche sulla fattibilità di micro-testate nucleari. Non è detto che accada, perché il processo decisionale deve superare alcune tappe importanti, quali l’avallo presidenziale.

Il pericolo – tuttavia – rimane, perché se questa soglia di impiego svanisse, l’arma nucleare non sarebbe più l’Estrema Misura, ma un’arma come altre, a disposizioni di politici e militari. «E siccome una delle caratteristiche della tecnologia, nell’era della globalizzazione, è che essa è destinata prima o poi a diffondersi» (Ibidem) e a trovare proseliti «nello scontro epocale col terrorismo islamista» (Ibidem). Si arriverebbe alla «banalizzazione dell’arma nucleare, che invece, in quanto tabù inviolabile, pur consentendo molte tragedie, ci ha risparmiato la peggiore» (Ibidem).

L’intreccio tra l’irrazionalità e l’irresponsabilità terrorista, le moderne regole del convivere mediatico e le necessità della lotta di resistenza (dell’Occidente sotto attacco) per la libertà, potrebbe scatenare i demoni del vaso di Pandora.

Arriverà il tempo di una nuova Pace di Westfalia, con nuovi attori statali sulla scena globale.

(continua)

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Nota: per un errore tecnico, alcuni link ai precedenti articoli non funzionavano. L’errore è stato corretto, ci scusiamo con i lettori per l’inconveniente

Il primo articolo è stato pubblicato il 23 Agosto 2014

Il secondo articolo è stato pubblicato il 29 Agosto 2014

Il terzo articolo è stato pubblicato l’11 Settembre 2014

Il quarto articolo è stato pubblicato l’11 Settembre 2014

Il quinto articolo è stato pubblicato il 16 Settembre 2014

Il sesto articolo è stato pubblicato il 23 Settembre 2014