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Lutto nei rally, Björn Waldegård all’ultimo salto

Il primo campione del mondo rally nel 1979 è morto a causa di una neoplasia. Le sue condizioni si sono aggravate rapidamente, aveva partecipato al recente Goodwood Festival of Speed, organizzato da Lord March, guidando una Toyota Twincam Turbo

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Björn Waldegård ha compiuto l’ultimo salto, l’ultimo dosso verso l’Infinito. Il primo Campione del Mondo Rally della storia delle corse su strada se ne è andato oggi, a un passo dai 71 anni vissuti in controsterzo, di corsa sui tracciati più difficili dei rally, quelli africani di cui era uno specialista.

Il pilota svedese di Solna, una cittadina di quasi 70mila abitanti nella Contea di Stoccolma, è scomparso per una neoplasia, che ha avuto una rapida evoluzione, che ne ha causato un rapido declino. Avrebbe dovuto prendere parte al Rallyday in Wiltshire, il mese prossimo, ma le condizioni di salute gli avevano imposto il forfait per un trattamento che, purtroppo, non si è rivelato decisivo.

Lo scorso fine giugno aveva partecipato al Goodwood Festival of Speed, la kermesse motoristica ideata da Lord March nel West Sussex, in Inghilterra. Appuntamento amato dagli appassionati dei motori, che ogni anno affollano le proprietà del Conte di March e Kinrara, in un happening gioioso e ridondante di passione per le corse, cui quest’anno Waldegård aveva partecipato guidando una Toyota Twincam Turbo. 

La Toyota era stato una delle squadre ufficiali per cui aveva corso in 23 anni di carriera corsa a livello internazionale, dalla prima vittoria a Montecarlo nel 1969, alla guida di una Porsche 911, all’ultima gara iridata nel 20140829-safary-rally-1992-3201992 con la Lancia Delta Integrale, il Safari Rally, quando un incidente ne determinò il ritiro dallo scenario mondiale a causa delle conseguente patite per la rottura di un braccio. Fiat, Ford, Lancia, Porsche,  Toyota: queste le squadre ufficiali per cui corse.

Nel 1979, si impose nella prima edizione del Campionato del Mondo Rally piloti, dopo che nei due anni precedenti era stata istituita la Coppa Internazionale FIA riservata ai conduttori. Curiosità di quell’anno, Waldegård corse gli appuntamenti iridati con due vetture: la Ford Escort RS 1800 in tutte le gare, tranne che nei due appuntamenti africani, il Safari e il Costa d’Avorio, in cui si schierò con le robuste Mercedes 450 SLC. 

Hannu Mikkola arrivò secondo in classifica finale per un solo punto, nonostante la vittoria proprio nell’ultimo appuntamento – il Rally della Costa d’Avorio – con una vettura gemella a quella del pilota svedese, che aveva trionfato all’Acropoli in Grecia e al Rally del Canada.

Tuttavia era noto come un maestro dei rally africani, di cui aveva vinto sette delle sue 25 partecipazioni (quattro Safari e tre Costa d’Avorio). 

La fine dell’avventura professionistica non significò però il suo abbandono delle scene. L’ultima vittoria internazionale nel 2011, quando si aggiudicò il Safari storico alla guida di una Porsche 911 e alla splendida età di 68 anni.

Una competitività che manterrà ora nel Paddock Infinito, in cui sarà accolto dallo squillo delle trombe – pardon: dei clacson – e da chi lo ha preceduto nella Vita al di là del Fiume. 

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John Horsemoon

Sono uno pseudonimo e seguo sempre il mio dominus, del quale ho tutti i pregi e i difetti. Sportivo e non tifoso, pilota praticante(si fa per dire...), sempre osservante del codice: i maligni e i detrattori sostengono che sono un “dissidente” sui limiti di velocità. Una volta lo ero, oggi non più. Correre in gara dà sensazioni meravigliose, farlo su strada aperta alla circolazione è al contrario una plateale testimonianza di imbecillità. Sul “mio” giornale scrivo di sport in generale, di automobilismo e di motorsport, ma in fondo continuo a giocare anche io con le macchinine come un bambino.