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L’ONU acclara crimini contro l’Umanità dell’ISIS: ‘schiava’ dei jihadisti rifiuta sesso estremo e viene bruciata viva

Lo ha raccontato Zainab Bangura, inviata delle Nazioni Unite sui crimini sessuali in zona di guerra, al sito ‘Middle East Eye’. “La violenza sulle donne è stata istituzionalizzata dai jihadisti, mai visto nulla del genere”

Zainab Bangura, Inviato Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite sulle Violenze Sessuali nei Conflitti (UNTV, INTERNATIONAL MEDIA, WEBCAST)
Zainab Bangura, Inviato Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite sulle Violenze Sessuali nei Conflitti (UNTV, INTERNATIONAL MEDIA, WEBCAST)

New York – Una ragazza di 20 anni, catturata dai jihadisti del sedicente Stato Islamico “è stata bruciata viva per essersi rifiutata di prendere parte a un atto di sesso estremo” con un miliziano jihadista che l’aveva resa sua schiava.

È uno degli episodi raccapriccianti raccontati da Zainab Bangura, Inviato Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite sulle Violenze Sessuali nei Conflitti, al rientro da un viaggio che l’ha portata in Siria, Iraq, Turchia, Libano e Giordania, dove ha potuto intervistare testimoni oculari e vittime delle atrocità commesse dai jihadisti islamici dell’ISIS nei confronti di donne siriane e irachene di estrazione sciita, turkmena, cristiana o yazide.

Non ho mai visto niente del genere“, ha detto sconvolta Bangura in un’intervista al sito ‘Middle East Eye‘, parlando di “atti sadici” e di metodologia organizzata a coordinata” dei miliziani jihadisti per violentare, ridurre in schiavitù, costringere alla prostituzione o a matrimoni forzati le ragazze delle minoranze yazide, turkmene, cristiane e sciite.

Quando attacca un villaggio – ha raccontato l’inviata dell’ONU, che è della Sierra Leone – lo Stato Islamico divide le donne dagli uomini“, sceglie le ragazze più giovani, “le spoglia, verifica la loro verginità, valuta la dimensione del seno e la bellezza“. Poi stabilisce un prezzo per ognuna.

Le vergini più giovani e carine vengono inviate a Raqqa, capitale del sedicente Stato Islamico, dove vengono vendute in un vero e proprio mercato, anche se tra gli acquirenti “c’è una gerarchia“, ha spiegato ancora Zainab Bangura. Gli “sheikh hanno la prima scelta, poi gli emiri, poi i combattenti“. Le ragazze vengono vendute, stuprate per qualche mese, poi rivendute a un prezzo che va calando di volta in volta. “Mi è stato riferito – ha aggiunto – di una ragazza venduta 22 volte“.

Donne yazide e curde (foto di repertorio)
Donne yazide e curde (foto di repertorio)

Bangura ha verificato che l’ISIS ha “istituzionalizzato la violenza sessuale“, diventata “centrale nella sua ideologia” e usata come strumento direclutamento, raccolta di fondi e affermazione della disciplina e dell’ordine“. A questa modalità di sfruttamento se ne aggiunge un’altra non meno atroce. “Siamo stati informati – ha riferito l’inviata Onu – di genitori che hanno ceduto le loro figlie all’Is, soprattutto a Mosul” per il cosiddetto jihad sessuale, in cui “i corpi delle donne vengono usati per dare un contributo alla campagna dell’Isis“.

Ho lavorato in paesi come la Bosnia, il Congo, il Sud Sudan, la Somalia e la Repubblica Centrafricana – ha concluso la rappresentante delle Nazioni Unite – e non ho mai visto niente del genere. Questa inumanità è incomprensibile. Sono sconvolta, non riesco a capire“.

Alla domanda su cosa si può fare per combattere il sedicente Stato Islamico, oltre la campagna militare guidata dagli Stati Uniti, Zainab Bangura ha elencato alcune azioni fondamentali per togliere ossigeno a questi criminali contro l’Umanità.

Anzitutto è necessario “affrontare il loro accesso ai mezzi di comunicazione inclusi i social media che usano per terrorizzare le comunità e il mondo intero e per attrarre nuove reclute. L’informazione è il loro ossigeno“, ha ricordato, “noi dobbiamo soffocarli” in questo aspetto. Ancora, “dobbiamo usare disinvestimenti economici per fermare le fonti di finanziamento e le linee di approvvigionamento” e “dobbiamo spiegare lo scopo delle atrocità commesse e indagare sulle responsabilità“, un obiettivo più complesso in un “contesto con più di 40mila miliziani provenienti da più di 100 Paesi” del mondo.

Infine, Zaira Bangura suggerisce di “rilevare la competenza giudiziaria”, poi “capire le loro tattiche e sconfiggerli“.

(Credit: Adnkronos, Middle East Eye, UN) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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