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Traffico di migranti. Polizia di Stato svela funzionamento dell’organizzazione dei trafficanti di migranti dalla Libia

Nei giorni scorsi la Squadra Mobile di Ragusa ha arrestato tre gambiani e due senegalesi, individuati come ‘scafisti’ degli ultimi barconi arrivati in Italia. Uno di loro si è pentito e ha svelato il funzionamento del racket e costringendo gli altri a confessare. Utili informazioni per contrastare un fenomeno complesso che difficilmente potrà essere risolto con metodi militari di ampie dimensioni e che andrebbe combattuto nel silenzio e nell’oscurità…


Ragusa – Nei giorni scorsi cinque persone sono state arrestate dalla Squadra Mobile di Ragusa, con l’accusa di ‘traffico’ di migranti dalla Libia. Si stratta di tre cittadini del Gambia, Dialo Itrisa, Diallo Bailo e Bee Steflo; e di due del Senegal, Diop Khalifa e Cisse Mustafa.

Uno dei due senegalesi si è pentito e ha confessato, chiamando in causa tutti gli altri, che dopo qualche ora hanno compreso l’unica via d’uscita meritevole di considerazione: la confessione. Cosa che è avvenuta.

A seguito della confessione dei cinque, la Polizia di Stato ha potuto delineare il quadro dell’organizzazione messa in piedi dai trafficanti di migranti dalla Libia. “Noi senegalesi sappiamo condurre i gommoni, mentre i gambiani si occupano della bussola e del satellitare”, ha svelato uno degli arrestati.

Lo schema dunque prevede che i libici – gestori del traffico – ai avvalgano di senegalesi, perché bravi pescatori e buoni conduttori di barche, ma pessimi nell’orientarsi in mare e nella gestione delle comunicazioni e delle bussole con cui orientarsi. Ambiti in cui al contrario sembrano eccellere i gambiani.

Così, affidando le barche a estemporanei equipaggi misti costituiti da migranti provenienti dal Senegal e dal Gambia, i libici riescono a movimentare il traffico di migliaia di persone, che giungono in Europa accolti dall’accoglienza istituzionale del Governo italiano del PD.

Ancora una volta gli investigatori hanno appurato quale sia la mole di guadagni lucrati dai trafficanti libici, che non rischiano neanche la traversata, trasferendo il rischio (anche dell’arresto) a migranti economici o a profughi e perseguitati, che per arrivare in Europa accettano di mettere a rischio la propria vita e la propria libertà. Guadagni milionari ai trafficanti, rischi ai migranti. Non c’è che dire, un ottimo bilancio di opportunità.

Il Governo italiano ha chiesto all’Unione Europea un’operazione navale contro il traffico dei migranti, con l’intento di interromperne il flusso. Le modalità operative emergenti – strombazzate ai quattro venti da settimane – non sembrano le più adatte, per l’elevato rischio di scambiare pescherecci per barconi di migranti e per il rischio di vittime civili (casualities) nel caso di operazioni a media intensità.

Sarebbe stato preferibile – e lo sarebbe ancora – approntare operazioni segrete di forze speciali, che con il favore della notte (e il supporto locale di gente ‘vicina’ all’Italia e sensibile ad argomenti solidi con moneta contante…) avrebbero (potrebbero) neutralizzare l’utilizzo delle flottiglie usate per trasportare quella massa di disperati, in cui si insinuano anche i terroristi jihadisti che si rifanno al sedicente Stato Islamico.

Un ragionamento tanto semplice e lapalissiano, quanto difficile da comprendere per chi (alla presidenza del Consiglio dei Ministri, alla Difesa, all’Interno e agli Esteri) sta mostrando pericolose crepe di competenza (o di malafade: fate voi).

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