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Riforme, nasce il Senato dei 100. “Vincolanti le scelte degli elettori”, una dizione che significa tutto e niente

Riformulato l’articolo 57 della Costituzione sulla composizione e l’elezione della Camera Alta del Parlamento, ma le critiche delle opposizioni, tra cui il M5S che mette il dito nella piaga: “riforma fatta da indagati e da rinviati a giudizio”. Il ruolo del Governo nella riforma è un inedito nella storia del costituzionalismo occidentale

Roma – L’Aula del Senato ha approvato l’articolo 2 del ddl riforme. I sì sono stati 160, i voti contrari 86, un solo astenuto. La maggioranza ha retto e per un solo voto non raggiunge la maggioranza assoluta. L’articolo 2 del ddl Boschi, assieme all’articolo 1 già licenziato ieri dall’Aula di Palazzo Madama, rappresenta uno degli assi portanti dell’intera riforma costituzionale e disciplina la composizione e l’elezione dei senatori.

Con l’approvazione dell’articolo 2 del ddl riforme, si delinea la configurazione della futura Camera delle autonomie. Nasce infatti il ‘Senato dei 100’, in cui i futuri senatori saranno eletti dai consigli regionali, ma “in conformità alle scelte degli elettori”. Una formula che significa tutto e niente, perché lascia alla legge ordinaria – modificabile da ogni maggioranza parlamentare – l‘individuazione di criteri e modalità di elaborazione della scelta dell’elettorato attivo.

Il risultato è frutto dell’intesa raggiunta dalla maggioranza con la minoranza Pd, messa nero su bianco nell’emendamento Finocchiaro, poi sottoscritto da tutti i capigruppo delle forze che sostengono il Ggoverno. Il ruolo attivo del Governo è un inedito nella storia costituzionale occidentale.

L’elezione dei senatori non sarà dunque un’elezione diretta, ma i consigli regionali saranno tenuti a rispettare le scelte fatte dai cittadini. Come? Non si sa. Il futuro Senato sarà composto da 100 senatori, 95 eletti dagli organi territoriali e cinque di nomina del presidente della Repubblica. Questo come elemento di continuità costituzionale dallo Statuto Albertino in poi.

Questa la formulazione dell’articolo 2 del ddl riforme, che modifica (quando e se la riforma entrerà in vigore) l’articolo 57 della Costituzone:

“Il Senato della Repubblica è composto da novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica.

20151003-aula-senato- agi-1024x682I Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori.

Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a due; ciascuna delle Province autonome di Trento e di Bolzano ne ha due. La ripartizione dei seggi tra le Regioni si effettua, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, in proporzione alla loro popolazione, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti. La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti, in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge di cui al sesto comma. Con legge approvata da entrambe le Camere sono regolate le modalità di attribuzione dei seggi e di elezione dei membri del Senato della Repubblica tra i consiglieri”.

Giovedì, con 172 voti a favore, 108 contrari e 3 astenuti, il Senato aveva approvato l’art.1 del ddl Boschi, che stabilisce la fine del bicameralismo paritario nell’ordinamento costituzionale italiano, in virtù del quale solo la Camera manterrà il rapporto di fiducia con il Governo, disegnando le nuove funzioni del Senato che rappresenterà le istituzioni territoriali.

Questo il cuore della novità introdotta rispetto alla Camera con il famoso emendamento Cociancich:

“Il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali ed esercita funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica. Concorre all’esercizio della funzione legislativa nei casi e secondo le modalità stabiliti dalla Costituzione, nonchè all’esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato, gli altri enti costitutivi della Repubblica e l’Unione europea. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea. Valuta le politiche pubbliche e l’attività delle pubbliche amministrazioni e verifica l’impatto delle politiche dell’Unione europea sui territori. Concorre ad esprimere pareri sulle nomine di competenza del Governo nei casi previsti dalla legge e a verificare l’attuazione delle leggi dello Stato”.

Una riforma su cui le opposizioni non hanno mancato di rivolgere critiche di metodo e di merito. Particolarmente duro quello del M5S con un post sul blog di Beppe Grillo, secondo cui la Costituzione è “riscritta da indagati”.

“Anziché preoccuparsi degli italiani, da mesi il governo insieme a Verdini (uomo plurindagato e rinviato a giudizio per reati come concorso in corruzione, truffa, bancarotta fraudolenta, appalti e finanziamenti illeciti, ecc..) è alle prese con la riforma costituzionale”.

Sul blog, in un post dal titolo evocativo ‘Gli #impuniti’, i pentastellati denunciano che lo sbilancio di personalità esistente tra i Padri Costituenti e gli attuali riformatori (mai votati da alcuno per questo fine, aggiungiamo noi). “Tra i padri costituenti che la scrissero ci sono Pertini, Togliatti, Nenni, Croce, Parri, Calamandrei, Iotti. Oggi, invece – si riporta nel post – chi sta riscrivendo la nostra Costituzione sono Renzi e la Boschi con i voti determinanti di Verdini, Azzollini, Formigoni, Bilardi, Conti, Scavoni, Caridi, Aiello, Gentile. Tutti o condannati o indagati o coinvolti in inchieste per reati come corruzione, associazione a delinquere, voto di scambio politico, frodi, finanziamenti illeciti, ecc“.

E c’è anche Barani – proseguono i 5 stelle – che oltre ad essere stato condannato dalla Corte dei Conti si è’ rilevato anche pubblicamente sessista! Dentro la riforma costituzionale c’è la famosa riforma del Senato. Attenzione, riforma e non abolizione (come vorrebbero far credere)“. Quindi, prosegue il post, “il prossimo Senato sarà composto da 100 membri, di cui 74 consiglieri Regionali, 21 sindaci e 5 membri nominati dal Presidente della Repubblica. In totale 95 senatori saranno ripescati dalla classe politica più corrotta del paese (consiglieri e sindaci) e verranno nominati Senatori direttamente dai partiti politici. Nessun senatore, infatti, potrà essere scelto, designato o eletto direttamente dai cittadini (il cui voto non conterà nulla!)“.

Secondo gli esponenti del M5S, il pericolo di avere sindaci o consiglieri regionali in cerca dell’immunità è evidente. Ma è altrettanto evidente che questa riforma allontana la politica dai cittadini, dai loro problemi e dalle loro necessità.

Il post si chiude con la posizione del Movimento, favorevole a “un Senato eletto direttamente dai cittadini, per un taglio del numero di Senatori e di Deputati, per un taglio agli stipendi, per referendum consultivi, propositivi e di indirizzo, per dare piu’ potere e decisione ai cittadini, per fare due soli mandati e poi a casa e per non fare entrare i Parlamento gente condannata, indagata o coinvolta in qualsiasi tipo di inchiesta giudiziaria“. Forse troppo una posizione troppo semplice, ma non semplicistica.

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