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Esteri

Asia Centrale, Putin prepara il ‘muro’ contro i jihadisti islamici. A Burabai creata una task force

I membri della CSI (Comunità degli Stati Indipendenti) nel vertice di Burabai hanno deciso di rispondere alle minacce alla stabilità dell’area, provenienti dall’Afghanistan, con la creazione di una task force per difendere i confini esterni e porre un argine alle potenziali penetrazioni jihadiste

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Astana – La Comunità degli Stati indipendenti (Csi), organizzazione che raggruppa 10 repubbliche ex sovietiche, ha deciso di rispondere alla crescente instabilità in Afghanistan con la creazione di una task force tesa a difendere i confini esterni in caso di crisi. L’iniziativa è stata fissata in un documento di strategia militare proiettato al 2020, presentato al vertice della Csi a Burabai, in Kazakistan.

La misura potrebbe comportare anche il dispiegamento di truppe russe ai confini con l’Afghanistan, da dove il graduale ritiro della coalizione a guida americana lascerà un temibile vuoto di sicurezza.

La decisione è arrivata all’indomani dell’annuncio del presidente americano, Barack Obama, che ha di fatto sospeso il ritiro americano dall’Afghanistan, dove rimarranno anche nel 2016 9.800 militari, che scenderanno fino a 5.500 con una graduale (teorica) riduzione nel corso del 2017.

La situazione in Afghanistan è critica, ha avvertito Putin nel proprio intervento al summit, denunciando che “terroristi di diverso tipo stanno guadagnando sempre più influenza e non nascondono i piani di un’ulteriore espansione“.

Per fermarne la penetrazione jihadista nell’Asia centrale, la Csi deve essere pronta a “reagire in modo coordinato”. Se le forze russe davvero fossero dislocate ai confini afghani, sarebbe un nuova prova di forza da parte del leader del Cremlino, dopo l’avvio della campagna di raid aerei a sostegno di Bashar al Assad in Siria. Mosca combatte il terrorismo internazionale, ma allo stesso tempo cerca di affermare un suo nuovo ruolo negli equilibri geopolitici internazionali.

A Burabai, i leader della Csi hanno concordato sulla creazione di una forza di sorveglianza delle frontiere esterne, integrata da altri organismi forniti dagli Stati membri, con lo scopo di affrontare e risolvere situazioni di crisi ai confini meridionali della CSI.

Non sono stati forniti dettagli sulla composizione di questa task force o su dove possa essere dispiegata, anche se Serghei Lebedev, segretario esecutivo della Csi, ha accennato al Tajikistan, che ha il confine più lungo con l’Afghanistan e dove il governo locale ha già preso all’interno misure ferree per contenere il pericolo di infiltrazioni jihadiste. A parte la Russia, ci sono forze collettive che sostengono il Tagikistan contro queste minacce da Sud, ha spiegato alla stampa Lebedev. Il problema del pattugliamento russo di questo confine meridionale sarà affrontato attraverso accordi bilaterali, ha spiegato il segretario esecutivo della CSI.

Le truppe di confine russe sono state responsabili per la sicurezza del confine tagiko-afghano fino al 2005, quando è scaduto l’accordo con il governo di Dusanbe e si sono ritirate. Non è ancora chiaro se anche le altre due nazioni Csi che confinano con l’Afghanistan – come Uzbekistan e Turkmenistan – ospiteranno la task force deliberata a Burabai.

(Credit: AGI. Foto: Presidenza della Repubblica Russa) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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