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Renzi e il ritiro dall’Afghanistan. “Forse restiamo un altro anno” (mentendo sapendo di mentire)

Ieri all’Università Ca’ Foscari di Venezia il pdCM ha annunciato una revisione del programma di ritiro dell’Afghanistan, ma non ha detto la verità completa. L’Italia sarà costretta a rimanere anche dopo il 2016, nell’ambito del dispositivo NATO e anche nello scenario in evoluzione in Asia Centrale, dove Putin sta spingendo per erigere una barriera contro le potenziali penetrazioni dei jihadisti

Venezia – “L’Italia è un grande paese, presente da molti anni in Afghanistan, stiamo valutando in queste ore la richiesta americana di proseguire per un altro anno”. Lo ha annunciato il premier Matteo Renzi nel suo discorso all’Università di Venezia. “Noi abbiamo scenari di guerra molto complicati. Ieri Ban Ki-moon era alla Camera, ha fatto un’intervento molto ampio su tutto ciò che facciamo”, ha aggiunto Renzi, intervenendo all’inaugurazione del ‘Campus economico di San Giobbe’ all’Università Ca’ Forscari, vergato con il solito tweet: “Inaugurazione del campus economico di San Giobbe a Ca’Foscari. Più ricercatori, più prof, più cultura #italiariparte

“Il presidente del Consiglio dei ministri pro tempore, Renzi, non può decidere su una ulteriore permanenza dei nostri militari in Afghanistan senza passare per le Aule del Parlamento. Lo sappia“, ha commentato polemicamente Arturo Scotto, capogruppo alla Camera di Sinistra Ecologia Libertà, contraria a questa decisione (legittimamente), ma dicendo il vero.

La dichiarazione irrituale (perché viola le prerogative del Parlamento) di Renzi segue l’annuncio di Barack Obama, che ha di fatto fermato il ritiro americano dall’Afghanistan, con lo scenario del mantenimento dell’attuale contigente per il prossimo anno e una graduale riduzione nel corso del 2017, fino a quota 5.500 militari statunitensi che resteranno a presidiare la sicurezza del Paese, continuando peraltro l’opera di formazione delle istituzioni militari locali.

Renzi mente sapendo di mentire, perché lo scenario afghano è in piena ebollizione e gli Stati della NATO saranno chiamati a contribuire alla continuazione dell’opera di stabilizzazione del Paese e dell’area, anche in una prospettiva più ampia, considerato il vertice di Burabai, in Kazakistan, dove la CSI (Comunità di Stati Indipendenti) ha discusso di un piano strategico da opporre alle potenziali penetrazioni jihadiste in Asia Centrale.

Quel che meraviglia è che non vi siano giornalisti a contestare queste affermazioni mendaci di un premier.

(Credit foto: Governo.it) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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