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Capo intelligence USA smentisce Obama e Mattarella: “cellule dormienti ISIS anche in GB, Germania e Italia”

Il Director of National Intelligence, James Clapper, ex generale dell’Air Force e già capo dell’intelligence militare, ha riflettuto sul pericolo che attacchi in stile ‘Bataclan’ si moltiplichino in Europa, anche nel nostro Paese. Le intelligence nazionali sono in fibrillazione, ma Renzi cincischia e se la prende con l’Austria (governata dal centro-sinistra). Ridicolizzate le dichiarazioni di Obama, Cameron, Hollande, Merkel e Renzi ieri ad Hannover, in un G5 senza capo né coda. La guerra contro l’ISIS passa anche da un bilanciamento tra sicurezza e libertà dei cittadini, con limiti flessibili che rendano possibile mantenere la prima, senza comprimere troppo la seconda

Roma – Barack Obama, David Cameron, François Hollande, Angela Merkel, Matteo Renzi e l’Uomo del Colle (al secolo Sergio Mattarella) smentiti da James Clapper, Direttore della National Intelligence, l’organismo che presiede tutti i servizi di intelligence statunitensi dopo la riforma adottata nel 2005 con l’IRTPA, Intelligence Reform and Terrorism Prevention Act of 2004.

Non deve essere piacevole per l’anatra zoppa Obama digerire una confutazione in diretta mondiale (visto che ormai viviamo davvero in un villaggio globale), nello stesso momento in cui ad Hannover i leader (si fa per dire) di cinque Paesi si riunivano in un inedito G5 senza capo né coda, al solo scopo di dare una qualche motivazione alla visita di commiato del peggior presidente della storia ultra-bicentenaria degli Stati Uniti: la lotta all’ISIS e il prossimo intervento militare in Libia.

Ieri, 25 Aprile, nel corso di un breakfast speech all’hotel St. Regis di Washington, organizzato da The Christian Science Monitor, James Clapper ha detto parole chiare e preoccupanti, ma che non costituiscono una vera novità sia per gli analisti indipendenti che per le intelligence europee, le quali da tempo ammoniscono il relativo decisore politico sul pericolo di attacchi jihadisti in contesto urbano dello stesso tipo con cui è stata colpita Parigi nel 2015 (Charlie Hebdo il 7 Gennaio e Bataclan il 13 Novembre) e Brussels il 22 Marzo scorso.

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L’articolo di Anna Mulrine su The Christian Science Monitor (foto di Michael Bonfigli)

Parlando degli sforzi dell’intelligence sul fronte della guerra contro lo Stato Islamico, il DNI (Director of National Intelligence, ndr) ha posto l’accento sulle evoluzioni tecnologiche dei software utilizzati per criptare le comunicazioni, di cui beneficerebbero proprio i jihadisti islamici, che utilizzano il web per comunicare tra loro e per guidare da grande distanza attacchi nel mondo libero. I jihadisti sono, per esempio, “very op-sec conscious” – coscienti di essere soggetti a operazioni di intelligence, ndr – per cui utilizzano le relative contromisure elettroniche.

Una sfida per gli operatori dell’intelligence americana, che dagli attacchi di Parigi e Brussels hanno imparato molto e hanno potuto condividere con i colleghi europei la certezza della presenza di cellule dormienti dello Stato Islamico in Europa, non solo a Parigi e Brussels (dove il dato è ormai acclarato), ma anche in Gran Bretagna, Germania e Italia.

Una bomba atomica per chi non segue la situazione, un fatto lapalissiano per chi studia il fenomeno da anni (anche in modo indipendente) e per chi lo analizza quotidianamente da parte degli apparati statali. Una non-novità, una sorta di rilancio per chi deve intendere’, che però va innestato in un fenomeno più ampio.

Mentre infatti Obama e l’ABIP – Allegra Brigata di Incompetenti Pericolosi, ndr – Cameron-Hollande-Merkel-Renzi si dilettavano ad affermare menzogne su menzogne ad Hannover in merito all’afflusso incontrollato di immigrati, in contemporanea (per via del fuso orario) Clapper smentiva tutti, sostenendo che è chiaro che l’IS (Islamic State, ndr) si sta avvantaggiando della crisi dei migranti in Europa” (“It is clear that IS is also taking advantage of the migrant crisis in Europe”).

Uno sganassone anche a Mattarella, che nel frattempo in Val Sesia celebrava la Liberazione mescolando capre-e-cavoli e non distinguendo terroristi e terrorizzati (vecchio peccato genetico di certi democristiani sociali, più comunisti dei comunisti: ma è un’altra storia).

Il generale Clapper, già capo della DIA – l’intelligence militare inter-forze – ha anche riflettuto sulla dicotomia attualmente in crisi in Europa, tra libera circolazione di merci e persone e sicurezza collettiva su base nazionale. “Una sfida formidabile”, che “in qualche modo è in conflitto con le responsabilità che ciascun Paese ha come stato-nazione di proteggere i confini e le sicurezze delle proprie nazioni e popoli”.

Riflessione che fotografa la crisi del Trattato di Schengen e di una lega di nazioni (l’UE) che si atteggia a Paese unico senza esserlo, mentre gli assetti di sicurezza e difesa mostrano la vulnerabilità del processo di integrazione europea, che ha registrato l’interruzione della spinta verso la federazione degli Stati del Vecchio Continente (scopo dei Founding Fathers).

Da questo punto di vista, Clapper lancia interessanti e ampi punti di riflessione, per esempio sull’approvazione del Trattato di Libero Scambio tra Usa e Ue (TTPI), ma anche sull’evoluzione delle istituzioni comunitarie, arrivate al capolinea di legittimità democratica e di efficacia in materia di sicurezza e di difesa comune.

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