Rush: sullo sfondo della lotta tra Lauda e Hunt, gli anni Settanta guardati dai box della F1

Ron Howard racconta col suo classico stile una storia di rivalità e passione nello spietato mondo delle corse

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Fuji, 24 ottobre 1976, Gran Premio del Giappone: Niki Lauda, primo in classifica con tre soli punti di scarto sul rivale James Hunt, decide di rientrare ai box al secondo giro di gara e di ritirarsi. Hunt arriva terzo dopo una gara in rimonta a dir poco memorabile e si aggiudica il titolo di campione del Mondo. 

Si dice che il vero volto di un pilota di F1 si veda nel momento cruciale, in quello decisivo; non è una regola che si applica sempre, ma nel caso di Lauda e Hunt calza a pennello. Così diversi, ma così profondamente legati a un mondo che purtroppo (o per fortuna) non esiste più: quello che condizionava tutti i campionati di Formula 1 fino alla metà degli anni ’90. Il ferrarista di Vienna era un calcolatore e un genio della meccanica, soprannominato “il ragioniere”, perché la vittoria non era indispensabile per lui quanto un’andamento costante dei risultati in campionato. Hunt, d’altro canto, era il prototipo del pilota senza paura, quello che rischiava tutto pur di arrivare davanti, non faceva calcoli, puro e semplice istinto.

È al pilota britannico Rush è di fatto dedicato, anche se per tutta la durata dl film assistiamo a un dualismo tra i due piloti perfettamente equivalente sullo schermo. Diretto da Ron Howard, il film è scritto da Peter Morgan, già artefice di quel gioiellino sportivo di The Damned United, e con Howard aveva già lavorato nel verboso ed emozionante Frost/Nixon. Morgan attinge a piene mani dalla storia vera (seppur con qualche modifica per la drammatizzazione), ma sceglie di percorrere la via della leggenda, del mito, dell’elegia verso due piloti che insieme incarnavano due facce della stessa medaglia.

Ron Howard sforna quella che è senza ombra di dubbio la sua miglior regia dai tempi di Cinderella Man e il fatto che sia completamente estraneo al mondo della Formula 1 (come dallo stesso regista dichiarato) lo ha certamente aiutato a mantenere una certa coerenza visiva.

Il film infatti corre spedito a trecento all’ora, proprio come le vetture che vediamo sfrecciare sulllo schermo, con una prima parte forse un po’ troppo verbosa, ma perfettamente nelle corde di un regista classico come Howard. Non si tratta certamente di un kolossal, ma la ricostruzione “in piccolo”, se vogliamo, restituisce l’esatta enfasi cui si assisteva all’epoca: un circo ambulante che si spostava di città in città per stupire un fiume di appassionati. La regia di Howard si percepisce e si apprezza anche grazie alla splendida fotografia “sgranata” di Anthony Dod Mantle (premio Oscar per Slumdog Millionaire), che ritrae tutti i colori e le sfumature degli anni ’70.

Morgan da parte sua fa un lavoro encomiabile nello stendere una storia di rivalità classica si, ma con uno stile narrativo impeccabile sotto (quasi) ogni aspetto; invero non sarebbe così se le sue pagine non fossero state supportate da un cast all’altezza del compito: Daniel Bruhl è il protagonista di una performance assolutamente perfetta, riuscendo a ricostruire nel dettaglio le idiosincrasie che attanagliavano il pilota della Ferrari all’epoca del suo periodo più prolifico (e più tragico). Chris Hemsworth non è da meno: il suo è un James Hunt che alterna gli eccessi alla dura vita da pilota da corsa, modellando sulla sua pelle le fattezze di un novello Icaro che solo nelle battute finali del film scopriremo del tutto. Del resto, lo stesso Enzo Ferrari prese proprio Hunt come figura simbolo che incarnava la sua cosiddetta “parabola del pilota”, quello che dà tutto per il risultato e che una volta raggiunto quello non riesce più a far fronte alla fama e agli agi.

Ma forse James Hunt aveva già capito con largo anticipo sui tempi, all’epoca del suo prematuro ritiro dalle corse, che qualcosa in quel mondo che adorava stava cambiando irrimediabilmente: “Lascio ora e definitivamente perché – nel mondo della F1 – l’uomo non conta più!” disse, e lui era “l’uomo” per eccellenza.

VOTO : 8

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Niki Lauda e James Hunt nel 1976

Il trailer italiano ufficiale:

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