Le illusioni della giovane Cécile Kyenge, che pensa di essere il ministro dell’Immigrazione

di Eugenio Cipolla

La ministra modenese nata in Congo scambia Integrazione (che le compete) e Immigrazione (che non le compete), ma non si occupa di politiche giovanili (per cui non mostra alcuna competenza e attenzione). Però parla come se avesse competenze ministeriali da ministro dell’Interno: effetto di sostituzione?

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Da una settimana la discussa ministra Kyenge (usiamo il femminile, altrimenti qualcuno si potrebbe turbare) continua a sottolineare la necessità di cancellare la legge Bossi-Fini, sottolineandone gli aspetti negativi e la presunta incostituzionalità. Lo fa ogni giorno, a ciclo continuo, martellando le teste degli italiani (ricordiamo sempre la massima “una bugia detta mille volte diventa una verità”) e un’opinione pubblica sempre più schiacciata dal peso dell’ipocrisia.

Logica vorrebbe, però, che Kyenge smettesse di invadere un campo che in realtà non le compete, né come ministro dell’Integrazione (non dell’immigrazione, sia chiaro) né come ministro delle politiche giovanili (dicastero per cui non sembra spendersi abbastanza, salvo che ci siano notizie non ancora pervenute). Le deleghe dell’immigrazione (e questo da sempre, non dall’altro ieri, non per fare un favore a Berlusconi o alla Lega) competono al ministro dell’Interno, che risponde al nome di Angelino Alfano.

A meno che Kyenge pensi di potersi sostituire abusivamente al collega di governo. Il quale politicamente potrebbe anche non piacere, vista la vicinanza/lontananza con Silvio Berlusconi, ma rimane comunque il titolare in materia.

La domanda, dunque, sorge spontanea: con quale competenza professionale e politica Cécile Kyenge, ministro dell’Integrazione ma non dell’Immigrazione (lo ripeto a scanso di equivoci), annuncia che la tanto vituperata legge Bossi-Fini verrà cambiata?

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20130628-twitter-very-little@EugCipolla

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