Caccia al boss Cutrì, nell’auto della fuga trovato un arsenale. Appello shock della madre al ‘Corriere’

Estesa a tutta Italia (e forse non solo) la ricerca dell’ergastolano evaso al termine di un tragico blitz in cui è rimasto ucciso il fratello Domenico. Sospetti di legami con la malavita organizzata calabrese. La madre al “Corriere”: “Non ti consegnare, scappa Mimmo. Altrimenti Nino è morto per niente

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Milano – È caccia all’uomo in tutta Italia, alla ricerca dell’ergastolano Domenico Cutrì e gli uomini del commando che il 3 febbraio scorso lo hanno fatto evadere davanti al tribunale di Busto Arsizio, in provincia di Varese, dove il il latitante avrebbe dovuto partecipare a un processo per emissione di assegni falsi.

Dalle prime ricostruzioni, è evidente che l’evasione fosse stata preparata preparata da tempo e nei minimi dettagli, dal fratello, Antonio, morto a seguito del blitz per le ferite riportate nella sparatoria con gli agenti della Polizia Penitenziaria. Nel bagagliaio di una Nissan, una delle due auto usate dal commando, è stato trovato un vero e proprio arsenale: fucili a pompa e a canne mozze, oltre che di diversi proiettili di vario calibro.

Sulla testa di Domenico Cutrì, 32 anni, grava una condanna all’ergastolo perché ritenuto il mandante dell’omicidio di un giovane polacco Lukasz Korbzeniecki, freddato a Trecate (Novara) nel 2006 per motivi passionali. Nella tarda serata del 3 febbraio, i Carabinieri hanno ritrovato a Magenta una delle auto usate dal commando armato che lo ha “liberato”.

Secondo quanto appreso da fonti investigative, la Citroën C3 usata dai malviventi è stata abbandonata dalla madre dell’evaso, in una strada vicino all’ospedale di Magenta. Era stata infatti la donna a portare in quell’ospedale il figlio Antonio, rimasto gravemente ferito nello scontro con gli agenti penitenziari, nel blitz per “liberare” il fratello Domenico. Il giovane è però morto poco dopo l’arrivo nel nosocomio locale.

Proprio di Antonino la donna ha parlato al sostituto procuratore della Repubblica di Busto Arsizio, Raffaella Zappatini, che l’ha interrogata ieri notte, alla presenza dei Carabinieri che indagano sul’evasione. Insieme a lei sono stati sentiti anche altri familiari dell’evaso: la sorella Laura e il suo fidanzato, la fidanzata del piu’ piccolo dei fratelli Cutrì, Daniele, che si è reso irreperibile.

Secondo quanto raccolto dalla famiglia, Daniele sarebbe partito domenica sera con destinazione Napoli. La madre durante l’interrogatorio ha parlato di una vera e propria ‘ossessione‘ di Antonio per liberare il fratello Domenico, “il suo era un chiodo fisso“, avrebbe detto. Secondo la madre, ieri uno sconosciuto le avrebbe citofonato dicendole di correre perché il figlio stava male. A quel punto lei sarebbe scesa in strada, e avrebbe trovato un’auto (la  Citroën C3 usata dal commando), con il figlio Antonino all’interno, che avrebbe portato subito all’ospedale di Magenta. Poi la ricostruzione non ha convinto gli investigatori. La donna ha detto di aver lasciato l’auto con la portiera aperta al pronto soccorso, ipotizzando che qualcuno l’abbia sottratta. Certo è che i Carabinieri l’hanno ritrovata, abbandonata, poco distante dall’ospedale.

L’altra auto, la Nissan ritrovata sul luogo dell’agguato, sono state entrambe frutto di una rapina, perpetrata nella mattina del 3 febbraio. Le indagini e le ricerche proseguono in tutta Italia e si stanno approfondendo eventuali legami con la ‘ndrangheta. Il padre di Domenico Cutrì è in Calabria e ieri era atteso a Malpensa, ma non è arrivato.

La madre, intervistata da Andrea Galli sul “Corriere della Sera” ha affermato cose da fare accapponare la pelle, che dimostrano come la criminalità – organizzata e non – manifesta anche il fallimento di tutte le agenzie educative, dallo Stato alla famiglia, ma la responsabilità maggiore è della classe dirigente italiana, collusa – quando non integrata – con ambienti criminali.

Mimmo ascoltami: non ti costituire. Tuo fratello si è sacrificato per te. Non ti consegnare, Mimmo“, ha dichiarato la madre di Domenico Cutrì, aggiungendo: “Scappa, scappa Mimmo. Altrimenti Nino è morto per niente“. Nel corso dell’intervista, la signora Cutrì ammette il ruolo del figlio nell’assassinio del giovane polacco, ma spiega che il figlio è stato accusato ingiustamente “d’essere il mandante dell’omicidio di un tizio che faceva apprezzamenti a una sua amica“, puntualizzando però che “ora, chi ha sparato è fuori, libero“, ma soprattutto che “l’obiettivo non era uccidere ma inviare un avvertimento“. Una palese contraddizione che potrebbe pesare nel giudizio ulteriore in Cassazione.

Di contro, vorremmo far riflettere la signora Cutrì, c’è la famiglia di un giovane di 22 anni, che non sa, non può capire, non capisce perché il proprio figliolo sia stato assassinato nel Paese più bello del mondo, ma con il popolo tra i più incivili. Forse meritiamo tutti di più.

Credit: AGI, Corriere della Sera

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