India, i marò e il risveglio dell’addormentata nel bosco della diplomazia mondiale: Catherine Ashton, Lady PESC

La vicepresidente della Commissione Europea, Alto Rappresentante per la Politica Estera e la Sicurezza Comune, svegliatasi da un lungo torpore dopo il “bacio” indiretto di uno dei giudici della Corte Suprema indiana che decideranno sulla sorte dei due fucilieri della Marina Militare. L’accusa di terrorismo cambierebbe la natura dell’impegno antipirateria dell’Italia e di altri Stati. Ma sono impazziti tutti?

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Giornata convulsa, quella appena trascorsa in Europa, perché Lady Pesc, al secolo Catherine Ashton baronessa di Upholland, è stata svegliata dal “bacio” del giudice della Corte Suprema indiana Balbir Singh Chauhan, potente come Superman e deciso come l’Uomo Ragno.

La Ashton, ripresasi dal torpore equidistante tra l’Italia – in teoria “casa sua”, come vice-presidente della Commissione Europea – e l’affetto per l’ex colonia britannica (una colonia è per sempre…), India, ha capito di essere immersa in un serbatoio di letame, che neanche nella Terra dei Fuochi se ne troverebbe uno tanto fetido.

Motivo del terrore? La probabile incriminazione di due militari della Marina Militare Italiana – quindi in teoria di un braccio operativo militare dell’Unione Europea per interposto Stato (Italia) – per terrorismo, a causa di un incidente in alto mare, durante il quale due pescatori indiani sarebbero rimasti uccisi.

Il condizionale è d’obbligo per un motivo essenziale: non tocca a uno dei Paesi rivieraschi indagare sui fatti, tocca allo Stato di bandiera della nave – l’Italia – perché i fatti medesimi sono avvenuti in acque internazionali e il diritto internazionale marittimo, stabilito con una Convenzione delle Nazioni Unite sottoscritta a Montego Bay nel 1982 (UNCLOS, United Nations Convention on the Law of the Sea), stabilisce questo. Punto.

Lady Ashton, che sarebbe una specie di concentrato tra un ministro degli Esteri e un ministro della Difesa di questo quasi-Stato-europeo, uno straordinario esempio di istituzioni antidemocratiche nella più vasta area democratica del mondo (e chi scrive è un europeista, figuratevi cosa possa pensare un anti-europeista…), condivide con la ministra degli Esteri italiana, Emma Bonino, stati di preoccupazione fino alla prostrazione.

Oggi a Bruxelles ha chiarito che la possibilità che i due marò siano incriminati sulla base della Sua Act deve essere motivo di preoccupazione per tutti i soci del Club Europa. Anzi, come ha chiarito durante la conferenza stampa conclusiva del Consiglio Relazioni esterne dell’Ue, la baronessa Ashton ha riferito di aver esortato i ministri degli Esteri degli Stati membri a essere a propria volta “molto preoccupati“, perché l’imputazione di terrorismo cambierebbe “la natura” dell’impegno antipirateria di tutti i Paesi partecipanti all’azione sotto l’egida delle Nazioni Unite, non del comune di Roccavaldina (con tutto il rispetto per il grazioso comune sui Nebrodi).

Dopo aver esaminato i temi discussi dai ministri degli Esteri dei Ventotto, senza mai accennare al caso dei fucilieri del Battaglione San Marco e del loro processo in India e aver perfino tentato di eludere l’attenzione sulla questione, affermando “queste sono più o meno tutte le questioni che abbiamo trattato, la signora baronessa è stata infastidita da un giornalista italiano, che le ha posto una domanda sulla vicenda.

Lady Ashton non ha potuto esimersi dal rispondere, affermando di aver “sollevato molte volte con le autorità indiane” la questione e, come UE, di essere “impegnati molto attivamente con l’Italia sul terreno, e un sacco di lavoro – ha ricordato – è stato fatto, anche dietro le quinte, per delle buone ragioni. Quello che mi preoccupa di più è il fatto che la legislazione che sembra si voglia usare finora – ha precisato – suggerirebbe un’accusa di terrorismo” per i due fucilieri di Marina.

Questo, secondo l’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione Europea “avrebbe delle enormi implicazioni per l’Italia e per tutti gli altri Stati membri impegnati nelle attività antipirateria“. Per questo avrebbe sollevato un monito ai colleghi: “ho detto ai colleghi: siate molto preoccupati perché questo cambia la natura delle cose“.

A questo punto, Lady Pesc avrebbe dovuto individuare la soluzione, secondo il diritto internazionale. Invece ha rispolverato un manuale di collegio britannico, ha tirato fuori la bacchetta e, cercando di non essere vista, ha dato due bacchettate sulle nocche della povera Emma Bonino, impegnata già a programmare la successiva sessione di indignazione (ci vuole un certo sforzo e una capacità di concentrazione notevole…): “ho anche chiarito alla mia amica Emma Bonino e al governo italiano che l’Ue continua a sostenere tenacemente la ricerca di una soluzione che sia rapida e diretta, per una vicenda che si trascina già da due anni” – ha detto la baronessa, sottolineando che due anni è “un tempo molto lungo“.

Il quesito che sorge spontaneo – come diceva il poeta – è: ma questa gente è pagata dai contribuenti europei per proferire questa serie di castronerie? Catherine Ashton non tiene in alcun conto degli strumenti giudiziari stabiliti dalla UNCLOS per la soluzione di eventuali controversie sorte sull’applicazione delle norme  giuridiche marittime (Tribunale di Amburgo, Corte Internazionale dell’Aja, Arbitrato ad hoc).

Il disegno di Lady Pesc è forse quello di umiliare l’Italia e le Forze Armate italiane, perorare l’accettazione di una condanna a dieci anni dei due militari, poi magari negoziare – se c’è tempo – uno scambio di prigionieri, contrattando per i due marò la possibilità di scontare la pena in Italia in un carcere militare?

In tal caso, la visione della baronessa britannica è corroborata da una ministra degli Esteri della quale bisognerebbe chiedere le dimissioni. Ma in questa atmosfera di larghe intese, c’è da sperare che un deputato di Fratelli d’Italia o del Movimento 5 Stelle comprenda questo articolo e la gravità potenziale della signora Ashton e della sua assistente italiana all’ignominia: a entrambe va ricordato il testo del Trattato di Montego Bay, sottoscritto e ratificato sia dall’India che dall’Italia, perché sembra che entrambe ne sconoscano il contenuto.

L’India, tanto per capirci (repetita iuvant), è quel grande Stato asiatico che ha violato, nel mese di marzo 2013, il Trattato di Vienna sulle Relazioni diplomatiche del 1961, con pochi precedenti.

Do you remember, Lady Pesc?

Ultimo aggiornamento 11 Febbraio 2014, ore 1.54 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

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3 pensieri riguardo “India, i marò e il risveglio dell’addormentata nel bosco della diplomazia mondiale: Catherine Ashton, Lady PESC

  • 11/02/2014 in 04:10:24
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    Basta siamo stufi di questo anti-indianismo di bandiera, il giornalista considera ancora l’india una colonia e gli dice cosa deve e non deve fare. Il solito razzismo in salasa mista verso chi si considera subalterno, ma l’india e’ una grande nazione e a nessuno tocca dargli lezioni.

    • 11/02/2014 in 11:55:19
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      Anti indianismo? Ma neanche per sogno. L’India è un grande Paese, nessuno di noi può permettersi di giudicarne gli atti sul piano interno, quando – come è ammesso per tutta l’opinione pubblica mondiale – non viola i diritti umani. Ma questo vale per tutti, per l’Italia in primis.

      Ciò detto, se l’India viola la United Nations Convention on the Law of the Sea http://www.un.org/depts/los/convention_agreements/texts/unclos/unclos_e.pdf noi abbiamo il dovere di dirlo e perfino il diritto di dirlo.

      Nella fattispecie, Lei è disattento: le mie critiche aspre sono rivolte alla baronessa Catherine Ashton e alla ministra degli Esteri italiana Emma Bonino.
      (Vincenzo Scichilone)

  • 11/02/2014 in 02:17:14
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    lady Ashston is a very incompetent xxx incapable of any vision…if is way too late for Europe to respond in any meaninful way, the response however will be the Italians overwhemilgly rejecting the partecipation in any further european joint programme and overall rejection of europe itself.

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