Mario Monti conferma: Napolitano ‘mi contattò nel 2011, non è anomalia’

L’ex presidente del Consiglio e senatore a vita: “anche Ciampi mi chiese se sarei stato disponibile per un governo”. Nuovi argomenti a favore di Forza Italia. Chi pensa che tutto sia normale, ha una conoscenza evanescenza dei principi di diritto costituzionale e della concezione dell’ufficio di presidente della Repubblica nella vigente Costituzione

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Roma – Mario Monti ha confermato di essere stato contattato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sottolineando poi come sia assurdo considerarlo un’anomalia. “Nell’estate del 2011 ho avuto dal presidente della Repubblica dei segnali: mi aveva fatto capire che in caso di necessità dovevo essere disponibile. Ma è assurdo che che venga considerato anomalo che un presidente della Repubblica si assicuri di capire se ci sia un’alternativa se si dovesse porre un problema” ha detto al Tg1.

L’ex “premier” ha rivelato poi di essere stato contattato in precedenza anche dal predecessore di Napolitano al Quirinale, Carlo Azeglio Ciampi, per un incarico da presidente del Consiglio. “Anni prima anche Ciampi discretamente mi contattò per sapere se, a certe condizioni, sarei potuto essere disponibile“, ha affermato Monti.

Lascia sinceramente sconcertati la polemica aperta da Forza Italia nei confronti del presidente della Repubblica“. Lo ha affermato il portavoce della segreteria Pd Lorenzo Guerini, che ha aggiunto: “è singolare che si trasformi in complotto la normale attenzione di un capo dello Stato nei confronti delle istituzioni che rappresenta, soprattutto in un momento di difficoltà quale quello a cui si fa riferimento“. “Ora è necessario concentrarci sui problemi del Paese, cercando le soluzioni migliori per risolverli senza attardarci in inesistenti dietrologie“, conclude Guerini, che deve aver gettato alle ortiche quanto studiato a Scienze Politiche in materia di diritto pubblico e sulla rilevanza e il ruolo della presidenza della Repubblica nella vigente Costituzione repubblicana.

Le testimonianze di Mario Monti e Carlo De Benedetti, contenute nel libro di Alan Friedman “Ammazziamo il gattopardo” anticipato sul Corriere della Sera di oggi, lunedì 10 Febbraio, hanno fatto andare su tutte le furie il partito di Silvio Berlusconi. “Apprendiamo con sgomento che il Capo dello Stato, già nel giugno del 2011, si attivò per far cadere il governo Berlusconi e sostituirlo con Mario Monti. Lo conferma lo stesso Monti. Le testimonianze fornite da Alan Friedman non lasciano margine a interpretazioni diverse o minimaliste“, hanno dichiarato in una nota i capigruppo di Forza Italia di Camera e Senato, Renato Brunetta e Paolo Romani (e di cui abbiamo già parlato qui).

Stupisce l’affermazione del senatore Monti, che dovrebbe conoscere il ruolo poco più che notarile e, in ogni caso, di garanzia istituzionale, che i padri costituenti hanno riservato all’ufficio di presidente della Repubblica, in coerenza con l’assetto parlamentare della democrazia italiana.

Considerare normale sondare personalità politiche per sostituire un capo del Governo ancora in carica, non sfiduciato da alcun voto del Parlamento, per di più designato sulla base di una legge elettorale informata alla designazione come presidente del Consiglio dei ministri il capo della coalizione vincente alle elezioni, è parte del relativismo istituzionale di cui è affetta una parte importante dell’establishment italiano.

Questo non significa “assolvere” Silvio Berlusconi sotto il profilo politico ovvero avallarne le scelte di governo, significa rispettare i ruoli e le prerogative di ciascuna personalità politica nella vita istituzionale dello Stato, perché domani potrebbe essere il colore dei capelli o della pelle l’elemento discriminante tra un buon capo di governo o uno pessimo.

Credit: TMNews

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