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ARS alle prese con la finanziaria. Anselmo: “Giù le mani dai teatri privati”

Rush finale per i lavori della Commissione Bilancio all’ARS. È tempo di discutere su tagli, emendamenti, proposte che andranno a costituire il “malloppo” della legge finanziaria. Su teatri e scuola Alice Anselmo, new entry del Parlamento, è agguerrita. L’abbiamo intervistata

<a href="http://www.horsemoonpost.com/newsite/wp-content/uploads/2013/04/@waltergianno.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1912" alt="@waltergianno" src="http://www.horsemoonpost.com/newsite/wp-content/uploads/2013/04/@waltergianno.png" width="117" height="23" /></a></p> <p style="text-align: justify;">© RIPRODUZIONE RISERVATA</p>

All’Assemblea Regionale Siciliana è tempo di finanziaria. Oggi, per esempio, è cominciato il rush finale per i lavori della Commissione Bilancio. Come ogni finanziaria che si rispetti, è questo il tempo in cui i deputati regionali dibattono su tagli, emendamenti e proposte. E tra questi, agguerrita soprattutto sul fronte dei teatri privati e delle scuole, è l’onorevole Alice Anselmo, 36 anni, appartenente al gruppo dei Democratici Riformisti per la Sicilia, contattata da The Horsemoon Post.

Onorevole Anselmo, lei è alla prima esperienza all’ARS. Come giudica i suoi primi mesi da deputato nel Parlamento più antico d’Europa?

“Entrare a Palazzo dei Normanni da deputata, piuttosto che da visitatrice o per partecipare a un convegno, fa per forza di cose un certo effetto. Ma, passato quello, a prendere il sopravvento è il senso del dovere e di responsabilità che caratterizza la mia attività in ogni campo. Per questo, i tempi e i percorsi dell’attività parlamentare a volte mi sono sembrati troppo lunghi, quasi ci facessero perdere tempo rispetto alle soluzioni dei problemi per cui siamo stati mandati qui, questa è un’insoddisfazione che non posso nascondere.

Questi primi mesi credo che, comunque, mi siano stati indispensabili per comprendere i meccanismi e le dinamiche parlamentari, che nessuno ti insegna fuori dal Palazzo. Mi auguro che le conoscenze acquisite mi consentano, nel resto della legislatura, di produrre meglio e più rapidamente”.

I suoi cavalli di battaglia, se così li possiamo chiamare, sono la cultura (i teatri in primis) e l’università. Innanzitutto, quant’è fondamentale per una Regione come la Sicilia insistere su questi argomenti?

La mia battaglia in favore dei teatri privati non va confusa con una contrapposizione a quello pubblico: si tratta semplicemente della spinta doverosa a restituire pari dignità ad un settore trainante della nostra cultura e, di conseguenza, della nostra economia. Non dimentichiamo che gli eventi culturali spesso sono occasione di turismo e insieme spingono l’economia dei territori. La Sicilia non può permettersi di sprecare i vantaggi di cui dispone per natura e fermento culturale. La scuola, l’università soprattutto, è – lo dirò banalmente – la palestra in cui si sviluppano e si allenano quei cervelli di cui poi lamentiamo la fuga. Piuttosto che lamentarci, noi che ne abbiamo i mezzi politici e legislativi, siamo chiamati a fare di tutto per trattenerli a casa, per prepararsi prima, ma anche per esprimersi al meglio, a formazione completata. Insomma, il mio impegno per l’università non è che la concretizzazione del senso del dovere a cui accennavo”.

Ritorniamo ai teatri. Dopo che si è appreso che la finanziaria del governo Crocetta prevede 37 milioni per gli enti teatrali pubblici e l’eliminazione dei contributi ai teatri privati, lei ha parlato di scelta “inaccettabile”. Perché?

“Perché la situazione dei teatri è più che disperata. Con i tagli previsti i teatri privati, piccoli e grandi, non ce la possono fare in alcun modo. Basti pensare a una realtà, piccola, ma di grandissimo spessore, come il Teatro Ditirammu, che per sopravvivere è stato costretto a vendere parte dei propri costumi, un patrimonio culturale, storico e affettivo che non avremmo dovuto permettere che andasse perduto”.

Ultima domanda, ricordando che lei ha fatto parte del “listone” del presidente Crocetta alle elezioni regionali. C’è stato un gran parlare della “risata” del governatore con Berlusconi, durante le elezioni del capo dello Stato. Come giudica le polemiche per quella foto dove in molti vedono un simbolo dell’inciucio romano?

“Non ero presente, ma il Presidente Crocetta ha spiegato la sua risata con una battuta di Berlusconi a proposito dei deputati del Pdl siciliano. Ma poi, abbiate pazienza, due politici in grado di sorridere, anche in un momento storico come quello che viviamo, dimostrano solo che si può essere seri senza essere per forza seriosi. Dove si trova il vulnus?

@waltergianno

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Walter Giannò

Blogger dal 2003, giornalista pubblicista, ha scritto su diverse piattaforme: Tiscali, Il Cannocchiale, Splinder, Blogger, Tumblr, WordPress, e chi più ne ha più ne metta. Ha coordinato (e avviato) urban blog e quotidiani online. Ha scritto due libri: un romanzo ed una raccolta di poesie. Ha condotto due trasmissioni televisive sul calcio ed ha curato la comunicazione sul web di un movimento politico di Palermo durante le elezioni amministrative del maggio 2012. Si occupa di politica regionale ed internet.