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Il terrore che le parole possano trasformarsi in pietre (o in proiettili)

Grillo mente sapendo di mentire: Preiti non aveva nell’obiettivo i carabinieri, ma i politici

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Beppe Grillo, nel minipost sul suo sito, ha manifestato solidarietà ai Carabinieri, obiettivo della sparatoria di questa mattina davanti alla sede del governo italiano, Palazzo Chigi. Al riguardo, vengono in mente due considerazioni.

La prima riguarda la rilevanza data all’episodio, per fortuna rivelatosi isolato. Per altre esternazioni Grillo ha scritto post lunghi, articolati, densi di invettive circostanziate. Per la sparatoria di oggi, poche righe da cui traspare imbarazzo.

La seconda riflessione: Grillo ci prende tutti per idioti o mente sapendo di mentire? Gli spari di Preiti non erano rivolti tout court ai carabinieri, ma ai politici. È stata una causa fortuita che gli spari abbiano colpito due carabinieri in servizio di ordine pubblico davanti alla sede del governo. I feriti o i morti avrebbero potuto (anzi: dovuto) essere politici, indiscriminatamente considerati individui da abbattere.

Con il che, ritorna a pochi giorni di distanza la cattiva coscienza di chi aizza la folla, ma usa tirare il sasso e poi ritirare la mano. Era accaduto la sera della rielezione di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica, accade di nuovo oggi. Quella sera la rievocazione della “marcia su Roma” era decaduta a mero appuntamento tra amici, oggi un attacco – isolato – ai politici viene scambiato per attentato contro una Forza Armata.

Cambiare il senso delle parole dopo averle dette è caratteristica quanto meno degli ominicchi, secondo la nota classificazione di Sciascia ne “Il giorno della civetta”. Ma può diventare esercizio di apprendisti stregoni quando lo si fa sperando che le parole non diventino pietre o, peggio ancora, proiettili. Quindi ha ragione Cicchitto quando critica l’intimazione grillina “arrendetevi“, che è un ultimatum di tenore militare (e Dio solo sa quanto difficile è per noi dare ragione a Cicchitto).

Con questo non vogliamo dire che tra le parole di Grillo e l’azione del muratore calabrese ci sia un nesso di causalità, ma che la battaglia politica – anche aspra – necessiti di una liturgia adatta delle parole e di una responsabilità etica che precede l’onestà gestionale. Altrimenti lo stato di natura hobbesiano è dietro l’angolo. A chi conviene?

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