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Il ministro Cécile Kyenge smentita da Enrico Letta, che però non la sanziona

Se l’integrazione significa discriminazione positiva. Ci tocca difendere Michaela Biancofiore, che – in condizioni normali – si prenderebbe le nostre critiche

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Enrico Letta ieri mattina ha dato il buongiorno a Michaela Biancofiore, disarcionandola da sottosegretario alle Pari Opportunità, per metterla alla Pubblica amministrazione e la semplificazione. Una specie di punizione per le ultime dichiarazione della parlamentare trentina, non in linea con la sobrietà e i toni attenuati richiesti dal presidente del Consiglio dei Ministri, considerata la eterogenea compagine di governo e il momento difficile per il Paese.

Una tirata d’orecchi bella e buona, ma sembrava finita il mini-terremoto che aveva scosso, se non le fondamenta del governo, il sistema nervoso di Enrico Letta. Il quale, peraltro, oggi ha dovuto subire un altro piccolo tormento, anche se non ne ha trasmesso il dolore.

La ministro dell’Integrazione, Cécile Kyenge, intervistata da Lucia Annunziata nel programma di RaiTre “In Mezz’ora”, aveva dichiarato di essere pronta con un disegno di legge per l’introduzione del principio dello jus soli tra i requisiti necessari per l’acquisizione della cittadinanza. Ne è seguito il fuoco di sbarramento del “right branch of government”, contrario a questa riforma delle modalità di acquisto della cittadinanza.

La questione è complessa, taglia in modo trasversale i partiti, necessita di essere approfondita, per non distogliere in modo colpevole lo sguardo da una situazione reale che impone attenzione. Le seconde generazioni degli immigrati rischiano di non essere pienamente cittadini dei luoghi di origine dei genitori, né cittadini italiani. Urge rivedere le norme, ma certo non lo si può fare con fughe in avanti strumentali a un certo modo di fare politica della sinistra, a suon di spettacolari proclami diretti a scatenare la piazza. Anche virtuale sui social network, in cui è sufficiente non aderire all’Idea Giusta, per essere presi per imbecilli, nella migliore delle ipotesi.

Quel che colpisce è però che vi sia stata oggettiva discriminazione positiva a favore della ministro Kyenge, la quale non risulta essere stata richiamata all’ordine, mentre la Biancofiore si è beccata il rimbrotto indiretto di Letta. In verità non in modo diretto e trasparente, ma alla democristiana: ossia con voci fatte filtrare da “fonti ben informate”. Un modo di lanciare la pietra e cominciare a fischiare per domandare “indovina chi è stato?”

Letta stesso deve aver riflettuto sul potenziale differente trattamento, se nella serata di ieri ha ritenuto di dover ricordare – ai microfoni di un indispettito Fabio Fazio – che il governo ha ricevuto la fiducia per fare alcune cose importanti e che la questione dell’integrazione e della cittadinanza è alla sua attenzione, ne è prova la designazione di Cécile Kyenge al dicastero competente per l’integrazione; ma non rientra tra le priorità condivise che costituiscono il programma di governo: se ne discuterà. Di fatto, Letta ha smentito Kyenge, ma ancora una volta lo ha fatto alla democristiana, parlando di ceci per intendere noci.

Il risultato è stato però che Michaela Biancofiore ha subito gli strali dell’intellighenzia progressista, mentre Cécile Kyenge se ne uscita proponendo Mario Balotelli come testimonial del proprio ministero. Una proposta che si commenta da se, visto che Balotelli è spesso un esempio di cosa non fare. E questo con il colore della pelle non c’entra niente, c’entra con un certo modo di interpretare la vita, che alcuni bacchettoni continuano a chiamare “educazione”.

Morale della favola, ci troviamo a difendere in qualche modo Michaela Biancofiore, verso la quale in condizioni normali non risparmieremmo critiche forti per i toni spesso fuori le righe; ci troviamo a manifestare comprensione verso Enrico Letta, che non invidiamo affatto, stretto tra molteplici incudini e tanti martelli (e pure qualche falce…); ci troviamo a pesare oltre misura le parole verso la ministro Kyenge, per prevenire qualsiasi strumentale interpretazione da parte dei soliti noti della polemica fine a se stessa, produttiva solo di bruciore allo stomaco. È la grande coalizione, bellezza!

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