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Nell’anniversario della Liberazione di Roma si può parlare di “olio di ricino”?

Una legge sui partiti serve, con il contributo di tutti: anche del M5S. Perché tra i molti motivi per applicare l’articolo 49 della Costituzione, uno prevale su tutti: evitare che l’oscurantismo di una dittatura si riproponga, mascherato di buone intenzioni

Laura Castelli, deputata del Movimento 5 Stelle (foto tratta dal profilo Facebook)
Laura Castelli, deputata del Movimento 5 Stelle (foto tratta dal profilo Facebook)

Gianfranco Morra, su “Italia Oggi” del 23 maggio scorso, ha scritto una sorta di decalogo giustificativo di una legge che regolamenti i partiti politici, in piena attuazione del finora inattuato articolo 49 della Costituzione, che recita:

Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

A quel decalogo, che sottoscriviamo in toto, Vi rimandiamo. Tuttavia, crediamo indispensabile integrare i dieci punti di Morra con altri due:

11. Una legge che regolamenti i partiti e imponga la trasparenza assoluta in materia di finanziamento è indispensabile per ergere ogni tipo di barricata prevedibile contro l’influenza di potenze straniere in Italia, che potrebbero servirsi di un partito “sovversivo” per entrare nel sistema politico-istituzionale italiano.

12. La legge sui partiti è indispensabile per mettere nero-su-bianco l’impossibilità di sovvertire l’ordine democratico e la laicità dello Stato a qualunque formazione politica esistente oggi o emergente in futuro, che dunque non potrà mai servirsi degli strumenti della democrazia rappresentativa per ribaltare i valori repubblicani, lo stato di diritto, l’eguaglianza dei cittadini di fronte la legge.

Sul primo punto, apparentemente di ipotesi accademica, vale la pena riflettere che l’incremento dei flussi di immigrazione nel Paese hanno sensibilmente influenzato le dinamiche sociali. Senza ricorrere ai fatti più eclatanti dell’ultimo mese, basta riflettere sul dato della popolazione carceraria, costituito per il 37 per cento da cittadini di Paesi extra-UE. Non se ne desume una generale predisposizione degli immigrati a delinquere, ma qui si solleva un problema evidente: tra chi delinque abitualmente può essere selezionato chi, pur non ancora ospite delle patrie galere, viene in Italia con secondi fini, da attuare con gradualità per non allarmare la cittadinanza, non per migliorare la vita propria e della propria famiglia.

Secondi fini come la sovversione dell’ordinamento, con metodi in apparenza democratici.

Il secondo punto, collegato al precedente, dovrebbe costituire il baluardo dello Stato – con tutti gli strumenti disponibili, anche di intelligence – per prevenire infiltrazioni nell’ordinamento italiano di forze politiche eterodirette e miranti al sovvertimento dell’ordine culturale nazionale (e diremmo anche europeo). Se alle prossime elezioni amministrative ed europee si presentasse un partito islamista, proponente l’adozione della sharia, questo partito dovrebbe essere posto subito fuori legge, senza tentennamenti. Il nostro è solo un esempio, ma speriamo esaustivo.

Non siamo però certi che una legge possa impedire che un parlamentare della Repubblica proferisca parole come quelle della deputata del M5S Laura Castelli, ieri alla Camera, quando ha evocato “l’olio di ricino” durante una discussione sulla TAV in Val Susa.

La Castelli, che in un primo momento sembrava voler rivolgere le sue preziose osservazioni ai giornalisti (ancorché a un ascolto più attento questa ipotesi non reggesse affatto), ha poi spiegato di essersi riferita ai mafiosi. E sul punto saremmo pure d’accordo – malgrado il linguaggio non del tutto idoneo all’aula della Camera dei Deputati – se non fosse che ieri ricadeva il 69° Anniversario della Liberazione di Roma dal giogo nazifascista e dal trionfale ingresso delle truppe Anglo-Americane nella Città Eterna. A tal proposito, Udo Gümpel, inviato in Italia della rete televisiva tedesca “RTL”, sul proprio profilo Facebook ha annotato: «pure l’olio di ricino. Ci fanno mancare proprio niente. E qualcuno mi chiede – giustamente – perché mi occupo spesso del M5S. Volentieri ne farei a meno. Preferisco occuparmi dei fatti, ma cari amici, delle volte le parole sono pesanti come sassi».

L’intervento della deputata Laura Castelli alla Camera

Ecco, le parole sono pesanti come pietre ed evocare l’olio di ricino proprio ieri – 4 giugno – equivale a farsi promotrice della tortura, come metodo punitivo, prima ancora che come modo per indagare per trovare una verità. Ne consegue che il ricorso all’olio di ricino per i mafiosi significherebbe avallare scelte antidemocratiche proprie dei regimi dittatoriali e totalitari, dove gli avversari politici in genere sono considerati delinquenti tout court, esseri immondi da eliminare nella peggiore delle ipotesi, da rieducare al “verbo” nella migliore.

Termini, parole, allocuzioni, riferimenti che ogni giorno tutti noi sentiamo sui media da parte di Beppe Grillo e dei suoi iniziati, lanciati ormai in monologhi senza fine (e spesso anche senza capo né coda). Peccato, perché il movimento dell’ex comico genovese, la più straordinaria novità nel panorama politico italiano degli ultimi anni, avrebbe potuto davvero essere elemento di cambiamento.

Invece il M5S si mostra ogni giorno di più come la medicina peggiore per curare la partitocrazia italiana. Invece, si intravedono sempre più i tratti del qualunquismo più becero, delle offese personali, della storpiatura dei nomi dei giornalisti (finalità: tu non sei nessuno, tanto che ti chiamo in un altro modo e tu stai zitto), del ricorso alle metafore violente ed evocative, come nel caso dell’olio di ricino.

Alla deputata Laura Castelli consiglieremmo del sale inglese, in regime di automedicazione, perché non vorremmo che certi imbarazzi intestinali riverberassero sulla sua mente i propri nefasti effetti. Al Parlamento la preghiera di procedere con speditezza all’approvazione di questa benedetta legge, che imponga ai partiti trasparenza e democrazia interna, in modo tale da dare a ciascuno degli attori principali – di destra, centro, sinistra o altro – la percezione dell’esatto recinto entro cui muoversi, favorendo una selezione migliore della classe dirigente.

Nei giorni in cui si ricorda l’immolazione di intere generazioni di giovani non italiani per liberare l’Italia dal giogo del totalitarismo nazista e fascista (4 giugno Liberazione di Roma, 6 giugno Sbarco in Normandia), le parole della signora Castelli alla Camera non avrebbero dovuto essere neanche pensate, fossero esse destinate ai giornalisti o al peggiore dei criminali. Si ricordino – i vari deputati in preda a un tracollo di conoscenza – che l’Italia è il Paese di Cesare Beccaria, non del primo commerciante di pistacchi arricchitosi sotto l’ombra delle sottane degli āyatollāh.

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