Data Gate, Edward Snowden ossia dei traditori, dello spionaggio e dei caduti dal pero

Lo spionaggio politico è sempre esistito, ma è diventato organizzato con l’emergere dello Stato nazione europeo dal XVII Secolo. Serve per capire, per capirsi, per comunicare anche quando non si può in via ufficiale

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Data Gateè la denominazione giornalistica data alla divulgazione di notizie riservate da parte di Edward Snowden, un analista della National Security Agency (www.nsa.gov) sul processo di acquisizione delle informazioni per via elettronica, che è il business core dell’agenzia statunitense con sede a Fort Mead, nel Maryland. Il quotidiano inglese “The Guardian” ne ha fatto un cavallo di battaglia, ergendosi a organo ufficiale del Partito Mondiale dei Caduti dal Pero.

Lo spionaggio politico esiste da sempre e da sempre è connesso alle esigenze di difesa e sicurezza. «L’intelligence, nella fase attuale, è dunque praticata anche da soggetti e organizzazioni private, ma quella degli Stati resta la più significativa. Si riferisce, infatti, direttamente alla sicurezza nazionale che, globalmente intesa, riguarda trasversalmente ogni settore della vita pubblica. Essa, infatti, tende ad assicurare il regolare ed efficace funzionamento del ‘sistema Stato’, sia all’interno, rispetto ai consociati, sia all’esterno, nei confronti di partner e competitori. In questo ambito una definizione più mirata di intelligence può essere: raccolta e analisi di informazioni comunque acquisite, necessarie al processo decisionale del potere esecutivo in tema di sicurezza nazionale» (Trecani, voce curata dal generale Mario Mori).

«La raccolta sistematica di informazioni, che consente una previsione al di fuori della portata della gente comune, permette al sovrano e al generale di combattere e vincere, […] le spie sono infatti il più importante elemento in guerra, poiché da esse dipende il successo delle operazioni militari, l’abilità delle mosse dell’esercito» è il messaggio che ci tramanda il filosofo cinese Sun Tzu, nel celeberrimo “L’arte della guerra”, il testo di riferimento del …management commerciale moderno (cfr Sun Tzu, L’arte della guerra, a cura di Alessandro Corneli, Napoli, 1988, pp 135-137).

Il fenomeno è antichissimo. Scrive Paolo Preto, nel suo “I servizi segreti di Venezia. Spionaggio e controspionaggio ai tempi delle Serenissima” (edizioni Il Saggiatore, 1994), citando lo storico militare Janus Piekalkiewicz: «poche ma ben documentate tracce di un buon servizio informativo dei faraoni della 18ma dinastia, nel momento dell’edificazione del loro grande impero, sono state rinvenute dagli storici, così come dell’efficace azione di spionaggio dei loro nemici ittiti e dei fenici, questi ultimi facilitati dal loro tradizionale mestiere di mercanti».

20130701-vladimir putin_300x265_didInsomma, il secondo mestiere più vecchio del mondo e non occorre ricordare quale sia il primo, con ampio travaso di risorse umane tra i due settori… Lo spionaggio è dunque legato in modo stretto con l’attivià di governo e viene rivolto ad amici e nemici con la stessa passione. Rivolto agli amici, serve a capire la “sincerità” dell’amicizia; ai nemici il “pericolo”, ma la Storia è densa di pagine in cui gli amici diventano nemici e viceversa.

Il processo di intelligence riguarda perciò l’azione di raccolta, interpretazione e utilizzazione della notizia, dell’informazione. La “notizia” grezza viene elaborata in un processo intellettuale che serve a cogliere dati essenziali affinché il decisore politico possa prendere le iniziative politiche più adatte al perseguimento dei propri scopi.

Il processo di intelligence è un processo politico, di cui si possono distinguere tre fasi essenziali che possono essere sintetizzate in tre momenti essenziali: acquisizione delle informazioni, gestione delle notizie e comunicazione all’organo decisionale.

L’acquisizione dell’informazione avviene con una varietà eterogenea di metodi, vari, in continua evoluzione in ragione dell’evoluzione delle tecnologie dell’informazione e della scienza: ricerca non convenzionale, con fonti umane umane (HUMINT, human intelligence), elettroniche (SIGINT, signal intelligence; ELINT, electronic intelligence; IMINT, imagery intelligence), e aperte (OSINT, open sources intelligence), costituite da documenti, studi, stampa e Internet.

La gestione delle notizie riguarda il confronto delle informazioni, l’integrazione fra dati raccolti con fonti diverse (esempio fonti umane, confidenziali o raccolta diretta, con immagini satellitari di impianti), l’interpretazione delle informazioni e l’analisi dei dati che se ne trae, ossia la composizione di un’immagine con diverse tessere, per rendere “leggibile” la notizia finale.

La comunicazioni all’organo politico decisore è l’atto finale del processo tecnico di acquisizione dell’informazione e il trasferimento alla politica della responsabilità di utilizzare l’informazione per il processo decisionale. L’organo politico è sempre (o quasi) il momento iniziale e finale del processo di intelligence, ossia l’ambito che ne rende legittima l’attivazione.

Al di là di deviazioni dal percorso stabilito dalla legge, gli organi di intelligence agiscono su mandato diretto del governo legittimo di uno Stato.

20130701-us-intelligence-chartAl centro del cosiddetto Data Gate c’è la NSA, che si occupa di intelligence elettronica nell’ambito della Intelligence Community statunitense, per conto del ministero della Difesa, cui appartiene in modo funzionale, insieme alla DIA (Defense Intelligence Agency), che è il servizio segreto generale della difesa; alle agenzia delle quattro armi (Army, esercito; Navy, marina; Air Force, aviazione; Marine Corps, truppe da sbarco); alla NIMA (National Imagery and Mapping Agency), che gestisce la raccolta delle immagini provenienti dalle costellazioni dei satelliti in orbita attorno alla Terra; e alla NRO (National Reconaissance Office), l’agenzia che si occupa dell’analisi delle immagini raccolte dai satelliti “spia” e ne interpreta i dati raccolti.

Altre agenzie di intelligence statunitensi fanno capo al Dipartimento di Stato (che gestisce il personale diplomatico e gli agenti sotto copertura diplomatica), il Dipartimento dell’Energia, il Dipartimento del Tesoro (da cui dipende il Secret Service, l’organo deputato alla protezione delle autorità politiche statunitensi e straniere presenti sul territorio americano). L’FBI è allo stesso tempo organo di polizia federale e di controintelligence interna. Su tutte queste agenzie opera la CIA (Central Intelligence Agency), il cui direttore è definito come DCI, Direttore dell’Intelligence Community, affiancato da un vice che gestisce gli aspetti gestionali e sotto la direzione politica del Consiglio di Sicurezza Nazionale (NIC, National Security Council) connesso con l’amministrazione presidenziale, che è l’organo politico legittimo, perché eletto dal popolo sovrano.

Edward Snowden era un analista dell’NSA e ha denunziato “gli abusi” dell’agenzia, che però agisce – come le altre agenzie – non solo sotto il mandato politico della presidenza degli Stati Uniti d’America, ma anche sotto la vigilanza della Commissione di controllo del Congresso, molto severa in materia. Snowden non è un benefattore dell’umanità, ma un traditore della sua patria e, allo stesso tempo, un individuo che ha messo in pericolo la sicurezza degli Stati Uniti e della comunità transatlantica. I motivi che inducano a tradire un agente dei servizi di informazione e sicurezza possono essere vari e in genere possono ridursi a tre: per ideali, per soldi, per sesso. Non sempre i tre ambiti sono slegati tra loro. Non sembra Snowden abbia agito per soldi, più probabile per un combinato disposto di idealità e sesso. Probabile sia stato irretito con il sesso, omo o etero non importa, poi abbia deciso di collaborare perché spinto da motivi ideali utopici.

La trasparenza assoluta non si addice alle relazioni internazionali, a quella tra gli Stati. A volte ci si spia per capire se e quanto si è amici, altre volte per capire quanto si è nemici e a quale livello possa arrivare la minaccia del proprio “interlocutore”. Altre volte ancora ci si spia in previsione di diventare amici. Fa parte dell’animo umano, della natura degli Stati.

Chi si sorprende del fatto che l’intelligence statunitense “spii” – ossia cerchi di capire, seguendo l’etimologia latina da “inter legere” – le istituzioni europee, non sa o fa finta di non sapere che gli Stati nazione europei non hanno più la capacità di agire su scala globale, ossia non hanno più effettiva sovranità nazionale, ma l’Unione europea non esprime un potere politico legittimo (ossia direttamente attribuito dall’organo che detiene la sovranità democratica, il popolo europeo) in materia di difesa e sicurezza. Tuttavia, con le decisioni burocratiche europee influenza l’andamento e la stabilità dell’economia mondiale. Così, chi fa finta di non sapere è per una volta migliore di chi non sa, perché in questo caso l’ignoranza è di gran lunga peggiore della malafede.

Insomma, a chi risponde il presidente della commissione europea José Manuel Barroso? Al popolo sovrano o a un gruppo di 28 capi di stato e di governo di una confederazione di Stati sovrani (ma solo in apparenza), che per mettersi d’accordo su qualcosa devono decidere all’unanimità o soggiacere alle minacce occulte (non manifeste, non trasparenti) provenienti da uno Stato che si sente egemone (come la Germania, per esempio)?

Sarebbe tutto un altro discorso se l’Unione Europea fosse uno Stato federale, istituito per via democratica, retto con metodo democratico e non con il ricorso a un potere surrettizio come quello indiretto dell’eurocrazia.

In quel caso, desterebbe meraviglia se le istituzioni degli Stati Uniti non fossero spiate dall’intelligence europea, legittima perché incaricata all’uopo da un potere legittimo. Per capire il livello dell’amicizia transatlantica, per verificare la “sincerità” istituzionale. Insomma, un po’ come un marito geloso che spia i messaggini sul telefono della moglie, con la speranza di non trovarvi mai prove di tradimento.

Il Guardian sta seguendo una via sensazionalistica per una materia che non si presta affatto al sensazionalismo, ma va lasciato nell’angolo buio (nel senso di riservato) delle relazioni diplomatiche. La gente normale – noi, popolo ordinario – non ne dobbiamo sapere alcunché, se non qualche schizzo spruzzato ad arte e consegnato ai posteri per via cinematografica. Se la prima vittima in guerra è la verità, anche in una condizione di pseudo-pace – come quella vigente dopo l’11 Settembre – la verità non sta affatto bene. Checché ne dica il Guardian.

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Un pensiero riguardo “Data Gate, Edward Snowden ossia dei traditori, dello spionaggio e dei caduti dal pero

  • 21/02/2014 in 20:55:52
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    Concordo in toto con quando pubblicato nell’articolo. Il titolo di per se è emblematico. Ritengo (non ha torto) il “signor” Snowden un TRADITORE del proprio paese.

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