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Piero Fassino si è detto ‘rammaricato’ per il gestaccio ai tifosi del Toro

Il sindaco di Torino ha però sottolineato: “un ristretto gruppo di ultras ha ritenuto di aggredirmi”. Forse sarebbe meglio se Piero Fassino si dimettesse dalla guida dell’Anci e se lasciasse l’incarico di consulente del MAE per la Birmania: ossia se facesse quello che il PD ha spesso chiesto agli avversari politici, un passo indietro

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Torino – Strascico di polemiche a Torino dopo la commemorazione della tragedia di Superga domenica tra i ruderi del vecchio stadio Filadelfia, dove giocava il Grande Torino. All’arrivo del sindaco di Torino, Piero Fassino, di fede juventina, gli animi si sono surriscaldati sfociando in una pesante contestazione nonostante il primo cittadino stesse promettendo il prossimo avvio dei lavori allo storico impianto sportivo.

“Sarò anche un gobbo di merda, come state urlando, ma si da il caso che sarò a io a ricostruire il Filadelfia e questo è quello che conta” ha detto Fassino, salendo sul palco e venendo subissato da fischi e insulti. A quel punto sceso dal palco il primo cittadino ha mostrato il dito medio all’indirizzo del pubblico. Un fatto smentito nelle prime ore dall’interessato.

Lunedì mattina però un video diffuso su YouTube dal consigliere comunale del Movimento 5 Stelle Vittorio Bertola, caricato poi anche sul blog di Beppe Grillo, ha mostrato proprio il sindaco nell’atto di fare il gestaccio. Cosi i pentastellati comunali Vittorio Bertola e Chiara Appendino hanno definito l’episodio “l’emblema di un sindaco incapace di gestire il dissenso e incapace di dialogare con una città“.

Davide Bono, in corsa alla presidenza della Regione Piemonte per il M5S, ha chiesto chiede persino “le dimissioni” di Fassino. A ergersi a difesa di Fassino il leader dei Moderati, Giacomo Portas. “Il M5S che attacca Fassino per il gesto del dito medio è ridicolo. Da Grillo abbia sentito e visto davvero di peggio. Da quale pulpito parlano i grillini? Per loro vale sempre il principio due pesi e due misure. Fassino ha fatto quel gesto perché sotto pressione. A lui la nostra solidarietà“.

All’ora di pranzo sono però arrivate le scuse del sindaco (che quindi ha in parte sconfessato Portas). “Un ristretto gruppo di ultras ha ritenuto di aggredirmi e insultare me e la mia famiglia preventivamente, persino con lancio di pietre (che però non si vedono nel video postato da Bertola), cosa che ha provocato una mia istintiva e umana reazione, di cui naturalmente mi rammarico“.

So bene peraltro che quelle violente intemperanze non corrispondono ai sentimenti dei tantissimi tifosi che manifestano la loro fede granata con passione e generosità e verso i quali ho sempre avuto e ho il massimo rispetto. E qualunque mia reazione all’accerchiamento non era certamente rivolta a nessuno di questi veri tifosi. Per rispetto a loro e alla loro storia, al valore della giornata del 4 maggio ero lì e vi sono rimasto nonostante la violenta intimidazione” ha spiegato il sindaco di Torino, definendo intollerabili i comportamenti aggressivi.

Questi episodi non devono farci dimenticare che la giornata di ieri era dedicata alla commemorazione del Grande Torino e all’avvio, finalmente della ricostruzione del Filadelfia, di cui questa Amministrazione e il Torino Fc, dopo tanti anni, sono primi protagonisti“, ha affermato Fassino, che è sembrato camminare sulle uova. “Sono questi i valori che contano – ha concluso Fassino – mentre non sono in alcun modo tollerabili comportamenti intimidatori e aggressivi, terreni di coltura di violenze che, come si è visto a Roma, portano a tragedie“.

Piero Fassino ha ragione e noi stessi lo abbiamo detto: un gesto di stizza può scappare a chiunque, soprattutto se sotto pressione e se non abituato al dissenso, perfino quando questo assume toni poco urbani, come probabilmente è accaduto ieri a Torino.

Ma secondo questo modello, cosa avrebbe dovuto dire e fare Silvio Berlusconi, colpito perfino da statuette, trespoli, improperi di ogni tipo? Forse che per il condannato Berlusconi sia lecito perfino il pubblico dileggio e la gogna (non solo mediatica), oltre alla condanna penale (quella politica è incontestabile: lo dicono i fatti e le riforme mancate in senso liberale), mentre al democratico Fassino debba essere concessa una franchigia?

Semmai, Piero Fassino dovrebbe reagire come spesso la sua parte ha chiesto ad avversari politici, incorsi in analoghe – quanto comprensibili, sotto il profilo umano – scivolate civiche, dimettendosi dalla guida dell’Anci e, soprattutto, rimettendo l’incarico di consulente per la Birmania in seno al Ministero degli Affari Esteri, visto che la sua saldezza di nervi contrasta con la missione affidatagli dalla Farnesina. Ma questo, potete starne certi, non lo sentirete dire mai dai giustizieri un tanto al chilo che risiedono a Largo del Nazareno.

(Fonte: TMNews)