Gaza, Israele non intende più negoziare con Hamas. Fine delle operazioni militari in vista?

Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, che cita fonti militari anonime, il gabinetto di sicurezza avrebbe deciso questa mattina la conclusione di “Protective Edge” e la fine di ogni negoziato per una tregua con Hamas, una volta ottenuta la deterrenza, ossia la distruzione dei tunnel dei terroristi islamisti verso Israele e il valico di Rafah. Civili autorizzati a rientrare nelle abitazione a Gaza Nord

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Tel Aviv – Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, che cita in forma anonima un funzionario di governo – Israele si accingerebbe a concludere l’operazione “Protective Edge” a Gaza e a ritirarsi senza negoziare più con Hamas, una volta raggiunta la deterrenza, ossia la fine della minaccia di incursioni in territorio di Israele e della capacità di rifornimento incontrollato sul versante egiziano di Rafah, obiettivo ottenuto con la distruzione dei tunnel costruiti da Hamas e dal Jihad Islamico. 

Questa sarebbe la decisione principale assunta dal gabinetto di sicurezza di Israele, che ha concluso la riunione questa mattina alle prime luci dell’alba. “Se avvertiremo che la deterrenza è stata raggiunta – ha detto il funzionario di Tel Aviv – lasceremo la Striscia in base al principio di ‘calma in cambio di calma’ (ossia niente attacchi delle IDF a patto che non siano lanciati razzi dalla Striscia, ndr)”, ha affermato ad Haaretz la fonte. “Se ci accorgeremo invece che la deterrenza non è stata ancora raggiunta, continueremo l’azione a Gaza, oppure lasceremo il terreno affidandoci agli attacchi aerei”.

Ad avvalorare la tesi della conclusione dell’operazione militare a Gaza vi sarebbe la decisione di oggi di autorizzare il ritorno della popolazione civile nel settore Nord della Striscia, anche se fonti oculari riferiscono che la popolazione civile è diffidente sulla fine degli attacchi di Tsahal.

Secondo Haaretz,  il governo di Tel Aviv rafforzerà le intese con l’Egitto, con l’Autorità Nazionale Palestinese e con la comunità internazionale sulla ricostruzione delle infrastrutture danneggiate e distrutte nella Striscia di Gaza, sulla prospettiva di smilitarizzazione di Hamas e sulla supervisione delle merci in entrata per Gaza.

Se queste indiscrezioni fossero confermate nelle prossime ore, la distruzione dei tunnel costruiti dalle milizie islamiste sarebbe il primo passo per un ritorno alla normalità a Gaza, ma anche un cambio di strategia mediatica di Israele, perché non c’è dubbio che Tel Aviv ha rischiato di perdere la guerra mediatica, pur vincendo la battaglia sul campo.

Le morti di civili – anche se provocate dalle decisioni strategiche di Hamas – hanno inviso Israele agli occhi del mondo, facendo riemergere drammatici sentimenti anti-semiti. Tuttavia, anche all’interno di Israele il dibattito è acceso e il primo ministro, Benjamin Netanyahu, è stato accusato di non volere la sconfitta di Hamas, ma il suo relativo disarmo: la presenza del Movimento di Resistenza Islamica ritarderebbe di fatto la proclamazione dello Stato Palestinese.

L’intenzione di rafforzare il legame con l’Anp e con il presidente Mahmoud Abbas, invece, mostrerebbe la prevalenza di una politica diversa, che potrebbe accelerare il processo di state building palestinese.

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2 pensieri riguardo “Gaza, Israele non intende più negoziare con Hamas. Fine delle operazioni militari in vista?

  • 03/08/2014 in 08:12:27
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    Non e’ una questione fra Israele ed Hamas.
    Questi sono solo i primi episodi di un famoso Complotto.
    La cospira non e’ una teoria e grazie ai media tutto sembra andare liscio per alcuni.

    Gaza sara’ prima occupata per poi diventare parte del piu’ Grande Stato di Israele.

    11 Settembre (attacco “false flag” pianificato dai Bush)
    7/7 “false flag” a Londra (Blair sigilla il Patto con Bush)
    La Guerra in Iraq
    La prossima espansione del territorio di Israele.
    Il futuro collasso Mondiale del sistema finanziario
    Tutti questi non sono singoli avvenimenti ma invece parte del Piano Sionista

    Senza precedenti nella storia, questa crisi mondiale e’ stata provocata tramite un evento di terrore (l’11 Settembre) pianificato da un presidente Americano, George Bush, in combutta con i servizi segreti Israeliani. Questo evento fu’ pianificato per destabilizzare l’equilibrio in ogni Paese e dare l’inizio ad una catena di eventi quasi inevitabili, tutti questi parte dello stesso Piano.

    Con Jeb Bush, futuro presidente USA, vedremo che da simultanee rivolte sobillate in tanti Paesi Arabi l’unico a trarne beneficio sara’ infine lo Stato di Israele con l’espansione del proprio territorio
    mentre
    in Europa e negli USA, le risorse finanziarie “come magia” spariranno attraverso bailouts, tagli fiscali ed elaborate manovre di emergenza che saranno legiferate solo per apparire di beneficio a quei Paesi ma invece disegnate apposta per il loro collasso (eccetto l’Inghilterra che spingera’ l’Europa oltre il precipizio)

    La vecchia economia arrivera’ all’ultima fermata
    L’Internet avra’ invece la spina staccata.

    Dalla grande poverta’ arrivera’ il caos e l’anarchia mentre l’ingovernabilita’ preparera’ il palco per una Tirannia Mondiale

    Sara’ proprio durante il caos che si innalzera’ una voce con la pretesa di sistemare tutto e tutti.
    Nel momento in cui l’Umanita’ sara’ piu’ vulnerabile e confusa, agenti al soldo del Nuovo Ordine del Mondo prenderanno il comando in ogni Paese promettendo “mari e monti” o rubando quel commando con elezioni falsate.
    In ultimo saranno tutti dittatori, uno per ogni Paese, al tempo stesso servitori di un “popolo scelto”.

    La sola alternativa proviena dalla certezza di questa chiara Direzione.
    Una volta che le rivoluzioni saranno avvenute ovunque nel Mondo queste dovranno essere presto coordinate.

    Referendum mondiali in onda dal vivo trasmessi simultaneamente su grandi schermi nelle piazze di ogni Paese potranno rispondere a precise domande per decidere che tipo di Democrazia esistera’ in una nuova Umanita’.
    Quello potra’ esser l’inizio di una nuova forma di governo: il Comutalismo.

    Per poter opporsi al complotto Sionista ci sara’ bisogno di un singolo Fronte (e non tanti frammentati) coordinato fra i vari Paesi prima di essere messo in opera con strategico tempismo.

    Il Conflitto dovrebbe essere definito sin dall’inizio soltanto pro o contro l’Uguaglianza. Non un Paese contro un altro. Non blocco Occidentale contro Orientale. Niente del genere. Solo pro o contro l’Uguaglianza.

    La battaglia da vincere e’ alle radici.

    [Il commento è stato “corretto” per violazione della policy della testata]
    http://www.horsemoonpost.com/policy/

    • 03/08/2014 in 12:44:47
      Permalink

      Con tutto il rispetto per le sue idee, a noi sembrano farneticanti. Il Comutalismo ci mancava.

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