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Siria, paura per Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, volontarie italiane ad Aleppo: irreperibili da sei giorni

Lo ha confermato la Farnesina: l’unità di crisi ha già contattato le famiglie. Le due cooperanti si trovavano ad Aleppo per seguire progetti umanitari. La presidente della onlus ‘Rose di Damasco’ all’Adnkronos: “Io, Vanessa e Greta avevamo appuntamento su Skype giovedì 31 luglio ma non erano in linea. Dalla partenza, il 22 luglio, ci eravamo sentite tre volte”

Da sinistra, Greta Remelli e Vanessa Marzullo, durante una manifestazione tenuta a Roma in sostegno del popolo siriano , lo scorso 15 marzo (Foto da Facebook)
Da sinistra, Greta Remelli e Vanessa Marzullo, durante una manifestazione tenuta a Roma in sostegno del popolo siriano , lo scorso 15 marzo (Foto da Facebook)

Roma – La Farnesina ha confermato la notizia della irreperibilità di due ragazze italiane in Siria, su cui stanno lavorando l’unità di crisi e la nostra intelligence (in collaborazione con le intelligence di Paesi alleati e amici dell’Italia). Sono stati immediatamente attivati tutti i canali informativi e di ricerca per i necessari accertamenti.

Unità di crisi al lavoro – Le due giovani, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, si trovavano ad Aleppo per seguire progetti umanitari indipendenti nel settore sanitario e idrico. L’unità di crisi ha già preso contatto con le famiglie, che vengono tenute costantemente informate.

Il 31 luglio su Skype – “Avevamo un appuntamento su Skype giovedì scorso, il 31 luglio, ma Greta e Vanessa non erano in linea. Dalla loro partenza, il 22 luglio, ci eravamo sentite tre volte, mi avevano confermato che il progetto nel quale erano impegnate andava avanti, tanto che avevano intenzione di restare ad Aleppo e mi consultavano proprio per l’invio di altri fondi”.

Così all’Adnkronos Silvia Moroni, presidente della onlus ‘Rose di Damasco’, una delle ong che sostenevano il progetto ‘Horryaty’ a favore della popolazione siriana, per il quale lavoravano Greta R. e Vanessa M..

Il progetto ‘Horryaty’ – “Le due ragazze sono partite per la Siria il 22 luglio – spiega – dopo che il 20 luglio avevamo fatto insieme una serata di raccolta fondi a Como. Il loro progetto è finanziato anche dalle associazioni ‘Ipsia’ e ‘Sos Siria’ di Varese, oltre che da ‘Rose di Damasco’ di Asso, in provincia di Como, e dalla comunità siriana araba in Italia”.

Il progetto, conclude Moroni, “era quello di acquistare kit di pronto soccorso e pacchi alimentari da distribuire al confine. In particolare, avendo loro fatto dei corsi infermieristici, istruivano i ragazzi in materia di pronto soccorso”.

Il post su Facebook – Pochi giorni prima della partenza, il 16 luglio, Vanessa Marzullo aveva scritto su FB: “Rosso, rosso come quel lettino, e sul lettino il corpicino martoriato della bambina di Aleppo le cui gambe sono state polverizzate da un’esplosione. Rosso come le macchie ormai incrostate sulle pareti e il pavimento, nell’angolo della stanza dove vi hanno torturati fino a farvi desiderare la morte, fino a farvi morire in maniera indicibile. Rosso come le braccia di un padre di Douma, un padre che si schiaffeggia il volto e urla chiedendo perché, perché debba abbracciare il corpo massacrato di suo figlio, era solo davanti casa quando è caduto quel colpo, era vivo questa mattina, come potrà dirlo a sua madre? Rosso come il sangue, rosso come il tappeto sul quale ha camminato il bastardo assassino oggi”.

(Adnkronos)