Deprecated: Hook custom_css_loaded is deprecated since version jetpack-13.5! Use WordPress Custom CSS instead. Jetpack non supporta più il CSS personalizzato. Leggi la documentazione WordPress.org per scoprire come applicare gli stili personalizzati al tuo sito: https://wordpress.org/documentation/article/styles-overview/#applying-custom-css in /customers/8/8/d/horsemoonpost.com/httpd.www/newsite/wp-includes/functions.php on line 6085 Obama, fermeremo il califfato. “Ma in Iraq serve governo vero”. Cecità politica e incapacità strategica alla Casa Bianca | HORSEMOON POST
EsteriIn Primo Piano

Obama, fermeremo il califfato. “Ma in Iraq serve governo vero”. Cecità politica e incapacità strategica alla Casa Bianca

Proseguono i lanci di aiuti agli sfollati cristiani e yazidi perseguitati dai jihadisti dell’ISIL. Obama: nessun coinvolgimento americano. Il reportage di Vice News e le immagini dei lanci di viveri degli aerei americani nella zona di Sinjar – 3 VIDEO

Un F18-A Hornet uguale a quelli che stanno operando nel Kurdistan iracheno contro le postazioni dell'ISIL (nella foto US NAVY un esemplare imbarcato sulla portaerei Theodore Roosevelt)
Un F18-A Hornet uguale a quelli che stanno operando nel Kurdistan iracheno contro le postazioni dell’ISIL (nella foto US NAVY un esemplare imbarcato sulla portaerei Theodore Roosevelt)

Washington – Gli Stati Uniti “non permetteranno che nasca un califfato in Siria e in Iraq“. Conversando con Thomas Friedman del New York Times, Barack Obama sembra non accorgersi che il califfato sia già stato proclamato in quelle aree, anche se gli effetti di carattere internazionale non sono automatici.

Il dato più preoccupante è che il 44° inquilino della Casa Bianca si mostri riluttante verso l’ipotesi di un impegno più approfondito in Iraq, che vada oltre i bombardamenti aerei limitati nell’area montagnosa di Sinjar, dove si trovano decine di migliaia persone in fuga dalle persecuzioni dei jihadisti efferati dell’ISIL, lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante autoproclamatosi Califfato Islamico retto dalla rigida legge islamica (sharia).

Pensare a un impegno maggiore significherebbe infatti ammettere l’errore della fuga precipitosa dall’Iraq, proprio 20140809-child-11-from-aleppo-320nel momento in cui la presenza americana (legittimata dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU) aveva cominciato a produrre i frutti in termini di stabilizzazione militare. Un errore strategico che oggi appare nella sua autentica veste: l’ennesimo fallimento in politica estera di Barack Obama. Peggio di Carter, peggio di Clinton: non era facile.

Un fallimento che ha alla base una errata comprensione del fenomeno jihadista. Secondo Obama infatti si può mettere fine al califfato, “solo se sul terreno abbiamo partner in grado di colmare un vuoto“, un riferimento allo squilibrio interno in Iraq tra la componente sciita e quella sunnita, con la prima in condizioni di supremazia negli assetti di governo nazionale e i sunniti in condizione di subalternità. “Come Commander in Chief non permetterò che gli Stati Uniti siano trascinati in un’altra guerra in Iraq“, una dichiarazione che dice tutto delle capacità di comando del presidente americano.

Video del bombardamento di postazioni dell’ISIL (8 agosto)

Un dato che però vale se riferito agli equilibri politici interni, non se si considera che questo dissidio tra sciiti e sunniti è stato utilizzato dall’ISIL per conquistare in poco tempo terreno con la forza della barbarie, imposta a sunniti, sciiti, cristiani, yazidi, turkmeni, con le minoranze religiose sottoposte a massacri, schiavizzazioni, stupri di massa, una vergogna che macchia in modo indelebile Obama, i governi dell’Occidente e quelli dei Paesi del Golfo, che hanno favorito la crescita dei movimenti fondamentalisti islamici con finanziamenti diretti o con la semplice disattenta sottovalutazione.

Nel frattempo la notte scorsa sono proseguiti i lanci di viveri, acqua e rifornimenti dagli aerei di trasporto dell’Air Force nell’area di Sinjar. “Due C 130 hanno lanciato un totale di 72 casse di forniture“, ha annunciato l’ammiraglio John Kirby, portavoce del Pentagono, su Twitter. Gli aerei da trasporto eran scortati da due caccia F-18 decollati dalla portaerei George H.W.Bush, posizionata nel Golfo.

C 17 Humanitarian Air Drop over Norther Iraq

Intanto sta facendo il giro del mondo il video di Vice News, in cui i miliziani jihadisti sfidano gli Stati Uniti e Barack Obama. “Se siete uomini, non attaccateci con i droni. Mandate qui i vostri uomini, quelli che già abbiamo umiliato in Iraq“, ha affermato Abu Mosa, portavoce dell’Isil, a Medyan Dairieh, primo giornalista ad aver avuto accesso nelle zone controllate dal cosiddetto califfato islamico. Con una postilla finale: “alzeremo la bandiera di Allah sulla Casa Bianca“.

The Spread of the Caliphate: The Islamic State (Part 1) – VICE NEWS

© RIPRODUZIONE RISERVATA