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A 17 anni tra le fila dello Stato islamico in Iraq, pronto a fare il kamikaze per il paradiso

Arrestato la scorsa settimana dalle forze della sicurezza irachena a Khurmatu, il giovane Muetazar Zamil era pronto a farsi saltare in aria con il camion carico di esplosivo che guidava

Baghdad – A 17 anni Muetazar Zamil è già un esperto fabbricatore di ordigni e un combattente del sedicente Stato islamico (Is). Arrestato la scorsa settimana dalle forze della sicurezza irachena a Khurmatu, il giovane era pronto a farsi saltare in aria con il camion carico di esplosivo che guidava in quanto gli era stato promesso che, così facendo, sarebbe andato direttamente in paradiso.

A dichiararlo è lo stesso Zamil in un’intervista con il sito di informazione ‘Rudaw‘, durante la quale confessa di aver partecipato ad attacchi armati contro le forze irachene e i peshmerga curdi, anche a Sulaiman Beg, oltre che di aver realizzato centinaia di mine da usare contro l’esercito. Il passaggio da giovane religioso a volontario dell’Is è avvenuto in moschea, alla periferia di Khurmatu, dove è stato arruolato dai jihadisti, insieme ad altri.

”Un emiro dello Stato islamico è arrivato nel nostro villaggio con l’obiettivo di reclutare uomini per il loro esercito”, racconta. ”Ci ha parlato del paradiso, dove esiste la felicità ultima – prosegue – L’unico modo per entrare in paradiso era di combattere l’esercito iracheno corrotto e i peshmerga infedeli”. Il ragazzo, che ammette che all’epoca sapeva ben poco dello Stato islamico, ha deciso di farne parte. Per due settimane è stato addestrato nel deserto da altri jihadisti all’uso delle mitragliatrici e dell’artiglieria. ”Siamo stati addestrati all’uso e alla realizzazione di materiale esplosivo, al combattimento in nome del califfo dello Stato islamico e per l’annientamento degli nemici dell’Is e di chi lo combatte”, spiega. Alla fine, Zamil è entrato a far parte del jihad e per la prima volta gli è stato ”promesso un posto in paradiso dall’emiro”.

Tanto preso dalle parole dell’emiro e convinto dell’esigenza di combattere per l’Is, il ragazzo è fuggito di casa quando la sua famiglia ha tentato di dissuaderlo di combattere con i jihadisti. Muetazar è infatti l’unico dei suoi quattro fratelli che ha aderito al jihad. Arruolatosi con l’Is, il ragazzo è stato subito notato per la sua abilità nella fabbricazione di esplosivi e inserito insieme ad altri tre in un’unità speciale per la realizzazione di bombe. ”Usavamo l’esplosivo per fabbricare bombe da collocare sul ciglio della strada, tra Baghdad e Khurmatu, e le azionavamo con i nostri telefoni cellulari”, spiega Muetazar.

Dalla fabbricazione di ordigni, il giovane è poi passato a combattere in prima linea contro l’esercito iracheno e i peshmarga curdi, combatti a Sulaiman Beg. Poi, un giorno, Muetazar racconta di essersi sentito dire dall’emiro che quello sarebbe stato il suo ultimo compito come jihadista.

“Ti mandiamo in una missione che vorrei fare io”, mi ha detto l’emiro, che ha spiegato a Muetazar che sarebbe entrato in paradiso prima degli altri. Il suo compito sarebbe stato quello di guidare un camion carico di esplosivo in Khurmatu e questo gli sarebbe valso un posto sicuro in paradiso. Il giorno dopo il ragazzo è però stato fermato dalle forze di sicurezza mentre guidava il camion e a loro ha spiegato che era in missione suicida, ma che non sapeva si trasportare 300 chili di TNT.

Ora, in carcere, dice di essere ”dispiaciuto per quello che ho fatto. Se mi rilasciano, voglio tornare a scuola”. Lo curino, piuttosto.

(Adnkronos)