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Iraq, primo raid francese contro l’Isil. L’Australia blinda il Parlamento

Caccia-bombardieri “Rafale” dell’Armée de l’Air hanno colpito e distrutto un deposito logistico dei jihadisti. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite questa sera si occuperà del cosiddetto “califfato islamico”, presente Federica Mogherini e John Kerry

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Parigi – Caccia-bombardieri “Rafale”, probabilmente decollati da Gibuti, hanno condotto i primi raid contro le milizie jihadiste dell’Isil (Islamic State of Iraq and Levant): ne ha dato notizia la presidenza della Repubblica Francese, con un comunicato ufficiale formulato direttamente da François Hollande. 

Ieri durante la conferenza stampa tenutasi presso il Palazzo dell’Eliseo, ho annunciato la mia decisione di rispondere alla richiesta delle autorità irachene e dare loro supporto aereo necessario per combattere il terrorismo“, l’incipit della nota, che poi spiega come “questa mattina alle 9:40 i nostri aerei Rafale hanno condotto un primo attacco contro un deposito logistico dell’organizzazione terroristica ISIL nel nord-est dell’Iraq. L’obiettivo – spiega ancora – è stato raggiunto e distrutto“. 

Hollande direttamente ha spiegato che “altre operazioni proseguiranno nei prossimi giorni” e che il “Parlamento sarà informato la prossima settimana dal Primo Ministro sulle condizioni dell’impegno delle nostre forze (armate, ndr) a fianco delle forze armate irachene e dei Peshmerga per indebolire l’ISIL e ripristinare la sovranità irachena“, conclude il comunicato del presidente Hollande, che pone la Francia in prima linea nella lotta per la libertà dal terrore jihadista dell’Isil.

Nel frattempo, dall’altra parte del mondo arriva la notizia che il governo australiano di Tony Abbot ha deciso di dispiegare poliziotti armati all’interno del Parlamento di Canberra, dopo la scoperta di un complotto di jihadisti dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante che miravano a “esecuzioni dimostrative” nel Paese.

Ci saranno poliziotti federali armati dentro e intorno al Parlamento tutto il tempo“, ha fatto sapere il primo ministro australiano, sottolineando di aver saputo all’inizio del mese della minaccia terroristica e di aver ordinato una revisione delle misure di sicurezza.

In precedenza, a gestire la situazione erano guardie di sicurezza. Abbott ha però smentito minacce specifiche contro la sua persona, sostenendo di non essere preoccupato della sua sicurezza, quanto piuttosto di quella del “popolo australiano“. Giovedì, le autorità australiane avevano annunciato di aver sventato un piano messo a punto da una cellula dell’Isil locale, arrestando 15 sospetti in raid a Sydney e Brisbane.

Di questi, uno, il 22enne Omarjan Azari, è stato incriminato per crimini legati al terrorismo e altri 9 nove rilasciati. Altri sono ancora ricercati dalla polizia. Il piano prevedeva di “scioccare e terrorizzare” la comunità con la “brutale esecuzione di persone prese a caso” tra la gente.

Abbott ha voluto rassicurare la comunità musulmana che vive nel Paese, ricordando che la “grande maggioranza dei musulmani australiani sono assolutamente australiani eccellenti” e “sono impegnati nei confronti del Paese e non hanno niente a che fare con questi fanatici fuorviati“.

Il tema del coordinamento internazionale della battaglia contro il sedicente e autoproclamato “califfato” islamico sarà al centro del dibattito, la prossima settimana, all’Assemblea Generale dell’Onu, ma già oggi la questione sarà affrontata in una riunione del Consiglio di Sicurezza tenuta a livello di ministri degli Esteri, programmata per le 14 ora di New York (le 20 in Italia).

Tra i presenti alla riunione ad alto livello il segretario di Stato americano, John Kerry, e il ministro degli Esteri dell’Italia — presidente di turno del Consiglio dell’Ue – e prossima Alta Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Comune dell’Unione Europea, Federica Mogherini.

(Fonte: AGI, presidenza della Repubblica Francese)