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I due volti di gennaio: thriller hitchcockiano all’ombra del Partenone

Hossein Amini per il suo esordio alla regia porta sullo schermo “I due volti di gennaio” dall’omonimo romanzo del 1964, scritto da Patricia Highsmith

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Chester MacFarland è un ricco consulente finanziario americano che sta trascorrendo un periodo di vacanza in Europa con la moglie Colette. Durante una visita al Partenone, in Grecia, i due coniugi fanno la conoscenza di Rydal, una guida turistica, anch’egli americano, che li accompagnerà per il resto del loro soggiorno. Ma nulla è ciò che sembra: Chester è in realtà un truffatore che, dopo aver ucciso per una fatalità un investigatore privato inviato dai clienti scontenti, sarà costretto alla fuga. Ad aiutarlo il misterioso Rydal, (non troppo) segretamente attratto da Colette. 

Per il suo esordio da regista Hossein Amini, già acclamato sceneggiatore di Drive, non pesca dal mazzo una carta facile. Patricia Highsmith è da sempre considerata una delle penne più raffinate nel panorama del thriller americano che si tinge di noir; tradotta sul grande schermo numerose volte, da “Il talento di Mr. Ripley” di Anthony Minghella a “L’amico americano” di Wim Wenders, per non dimenticare il magnifico “L’altro uomo” di Alfred Hitchcock.

Ed è proprio a quest’ultimo capolavoro che Amini si accosta maggiormente, traendone ispirazione, nella sua versione di “The Two Faces of January”;  da subito lo spettatore potrà notare che la mano del regista vuole essere quanto più naturale possibile, non timida perché Amini costruisce straordinariamente il suo quadro riuscendo a catalizzare al meglio il fascino delle rovine greche in cui la vicenda è ambientata. Il gusto macabro per il caso, la coincidenza, tanto caro alla scrittrice è qui reso con efficacia dalle interpretazioni di Viggo Mortensen e Oscar Isaac, aiutati ovviamente da una sceneggiatura (ad opera dello stesso regista) che gioca moltissimo sul lato nascosto dei suo protagonisti, su tutto ciò che scelgono di non dirci per depistarci e per mantenere quell’aura di mistero, fondamentale per la riuscita di un’atmosfera quasi mistica.

Se è vero che la location è suggestiva e ricca di spunti di riflessione, lo è ancora di più nella pellicola, visto che i personaggi si elevano ad archetipi, due uomini che si contendono la stessa donna (la bellezza di Kirsten Dunst è qui oggettivata al pari di una musa). Il film di Amini, pur con una messa in scena il più verosimile possibile, possiede il fascino di una pellicola d’altri tempi, quelle in cui anche se non tutto s’incastrava alla perfezione riuscivano comunque a scuotere l’animo di chi osservava, rendendolo quasi complice di ciò che accadeva sullo schermo. 

Il January del titolo si riferisce a Giano Bifronte, da cui i romani presero appunto spunto per il mese del loro calendario: divinità mitologica dalla doppia faccia anticipa perfettamente ciò che lo spettatore vedrà sullo schermo, personaggi che non sono quello che dicono di essere e di difficile interpretazione.

La pellicola arriverà nelle sale italiane a partire dal 9 ottobre.

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Il trailer italiano del film: