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Tre scenari dietro il viaggio della troika nordcoreana a Seoul? Nel Mar Giallo scontri tra motovedette: un diversivo?

Una fonte cattolica, tutelata dall’anonimato per motivi di sicurezza, ha analizzato la visita dei tre altissimi funzionari nordcoreani in Corea del Sud della penisola, ipotizzando la fine prossima del regime criminale della famiglia Kim. “Non c’è nulla di sicuro, ma di certo Pyongyang non vuole finire nelle mani di Cina o Russia. Per questo ha bisogno dell’aiuto sudcoreano: sono allo stremo anche dal punto di vista politico“. Spari di armi da fuoco tra motovedette sulla linea del confine marittimo (non riconosciuto dal Nord), mentre il ministro della Difesa sudcoreano tranquillizza:  sappiamo dov’è Kim Jong-un. Ma tutto potrebbe essere una pantomima diversiva

Kim Jong-un

Seoul (AsiaNews) – La situazione in Nord Corea è all’attenzione discreta degli analisti di tutto il mondo, soprattutto dopo la visita a sorpresa di tre funzionari di altissimo rango del regime di Pyongyang nella parte meridionale della penisola, ufficialmente per la chiusura dei Giochi asiatici  a Incheon, ma alcuni segnali indicano che la vista del 4 ottobre scorso abbia in realtà altre motivazioni. 

Di certo c’è che Kim Jong-un sembra scomparso dalla circolazione, ufficialmente malato anche se lievemente: “Il nostro leader – ha dichiarato un servizio andato in onda lo scorso 15 settembre – ha avuto un lieve malore ma si è ripreso del tutto“, la televisione di Stato si è affrettata a far sapere. 

Oggi l’agenzia di stampa AsiaNews cita una fonte cattolica, la cui identità viene tenuta segreta per motivi di sicurezza, che propone un triplice scenario possibile con due elementi in comune: la fine del criminale regime totalitario della famiglia Kim e la volontà dell’establishment emergente di mantenere lo Stato nordcoreano protetto dal pericolo di essere fagocitato da Russia o Cina.

La dimostrazione sarebbe proprio la visita della troika” di Pyongyang, che – secondo la fonte di AsiaNews – potrebbe essere letta (A) come un viaggio per garantire l’autonomia della Nord Corea in una fase di transizione verso la riunificazione; (B) come una resa a Seoul, con onore; (C) la richiesta di una tutela per cambiare il Paese in un’ottica neutralistica, in modo tale da garantirsi contro l’aggressività di Cina e Russia, in grado di annettersi quei territori con estrema facilità.

Nel primo scenario, la fonte dell’agenzia del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) spiega che il viaggio di  Hwang Pyong-so (neo-eletto vice presidente della Commissione di Difesa nazionale e considerato “numero due” del regime), Choe Ryong-hae (consigliere di Kim Jong-un) e Kim Yang-gon, Segretario del Partito dei lavoratori incaricato degli Affari sudcoreani, potrebbe essere il tentativo di “mettere in sicurezza l’autonomia del Nord“. “Pensiamo a una situazione in cui Kim Jong-un sia incapace di governare: i tre di fatto dicono che si preparano a gestire la situazione e, nello stesso tempo, chiedono a Seoul di agire come un paracolpi per loro. Con l’aiuto del Sud, ritengono di essere in grado di rimettere la nazione in carreggiata e dare il via a una transizione politica“, afferma la fonte cattolica.

Nel secondo scenario, il viaggio dei tre gerarchi nordcoreani sarebbe potrebbe trattarsi “di una resa. Se la Corea del Nord ha perso del tutto la possibilità di sostenersi, allora non può sostenere neanche l’attuale sistema politico“, ipotizza l’analista cattolico. Il viaggio dei tre sarebbe finalizzato, in questo quadro, a chiedere “a Seoul di agire in maniera attiva nel Nord: una unificazione di fatto“.

Infine, secondo l’ultimo scenario, il nuovo establishment della Corea del Nord  vorrebbe instradare il Paese verso un’autonomia neutrale, creando “una sorta di ‘Svizzera’ dell’Asia nord-orientale“. In questo quadro, visto che “Russia e Cina attendono da tempo il momento giusto per annettere quei territori, e Pyongyang – che non vuole una riunificazione brusca con il Sud – ha bisogno di un garante“, questo garante sarebbe la Corea del Sud nominalmente, gli Stati Uniti de facto. “In pratica il Nord potrebbe aver chiesto a Seoul di intercedere con Washington per loro, in modo da tenere lontani da Mosca e Pechino“.

Si tratta di tre ipotesi, scenari potenziali – conclude la fonte – ma che hanno tutti un punto in comune: Pyongyang non vuole finire nelle mani degli ingombranti vicini. Quindi ha bisogno dell’aiuto di Seoul, perché al momento non ha modo di mantenere rapporti amichevoli con nessuna nazione del mondo“.

In apparenza l’analisi della fonte citata da AsiaNews sarebbe contraddetta da due fatti: un episodio di guerriglia marittima avvenuta oggi nel Mar Giallo, sulla linea di confine tra i due Paesi; e una dichiarazione del ministro della Difesa di Saoul, Han Min-koo, sulla salute del dittatore nordcoreano.

Questa mattina, alcune motovedette del Nord e del Sud si sono affrontate sulla linea di confine marittimo tra i due Paesi (non riconosciuto da Pyongyang). Sono stati sparati colpi di arma da fuoco, ma non ci sarebbero state conseguenze di sorta. Secondo lo Stato maggiore di Seoul, un’unità della marina di Pyongyang “ha attraversato la Northern Limit Line finendo nelle acque territoriali del Sud. Per sollecitarne il ritiro, i nostri militari hanno inviato messaggi e sparato un colpo di avvertimento. Il Nord a sua volta ha replicato con degli spari piuttosto che ritirarsi, e ci ha costretto a fare fuoco di nuovo. Poi la nave è andata via“.

Poco fa, il ministro della Difesa sudcoreano, Han Min-koo, è intervenuto parlando del dittatore nordcoreano Kim Jong-un, smentendo di fatto malattie e evoluzioni politiche in corso nel Nord della penisola. “Per quanto io sappia, Kim si trova in un certo posto a nord di Pyongyang“, ha affermato Han Min-Koo, in occasione di una visita di alcuni deputati presso il suo ufficio, nel quadro di una ispezione parlamentare sugli affari militari. “Ho ricevuto informazioni affidabili dal quartier generale della nostra intelligence“, ha aggiunto Han, citato dall’agenzia Yonhap.

Naturalmente i due episodi possono essere anche due messe in scena, finalizzate ad alleggerire l’attenzione dell’intelligence russa e cinese su Pyongyang, per preparare un regime change più dolce possibile e per assicurare la leadership di Seoul in questo processo di profonda transizione verso l’inevitabile riunificazione. Uno schema in parte già sperimentato in Germania nel post 1989, in cui le Grandi Potenze giocarono un ruolo di stabilizzazione, richiesto a maggior ragione oggi, in tempi di sconquassi internazionali e transnazionali in grado di mandare il mondo a ramengo. 

Quel che sembra certo è che il Vaticano ha il sistema di intelligence più potente del mondo nella raccolta e valutazione delle informazioni. E se un’agenzia di stampa cattolica pubblica certe valutazioni è certo che qualcosa stia accadendo in Nord Corea, dove il regime della famiglia Kim potrebbe essere agli sgoccioli.

Al popolo nordcoreano non possiamo augurare di conquistare finalmente l’agognata libertà.

(Fonte: AsiaNews) © RIPRODUZIONE RISERVATA