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Gates e Zuckerberg donano per combattere l’ebola più di Cina e India. Guarito cameraman Nbc, migliora una delle infermiere

La classifica redatta dal The Independent è impietosa: il fondatore di Microsoft ha donato 50 milioni di dollari, mentre il patron di Facebook è il principale donatore individuale . Aria di ottimismo negli Stati Uniti per la guarigione del cameraman ammalatosi in Liberia

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Washington – Per dare benzina alla “macchina” che rincorre il virus ebola, in “clamorosa fuga” dopo un’iniziale sottovalutazione del rischio da parte dell’Oms, il denaro è fondamentale. Triste dirlo, ma è così.. Secondo la classifica pubblicata dal The Indepedent, gli Stati Uniti si dimostrano lo Stato più generoso, impiegando fondi per quasi 600 milioni di euro, seguiti dalla Banca Mondiale, che ne ha stanziato circa 300 milioni, e dalla Gran Bretagna, con 160 milioni. Tuttavia, molte donazioni cospicue provengono da banche e filantropi, sia attraverso fondazioni che individalmente.

La Fondazione Gates, gestita dal fondatore di Microsoft, Bill Gates, e da sua moglie, ha promesso il più grande contributo privato, pari a 50 milioni di dollari, una cifra superiore a quella stanziata da Cina e Giappone. Un altro protagonista della rivoluzione digitale, Mark Zuckerberg, co-fondatore di Facebook, è invece il principale donatore individuale con 25 milioni dollari, ossia più dell’India. e si piazza prima dell’India. Se sommato, il denaro ‘offertò da Gates e Zuckerberg è più di quello donato da Cina e India messi insieme.

Subito dopo troviamo il co-fondatore di Microsoft, Paul Allen, con 9 milioni di dollari donati attraverso la sua Fondazione.

Negli Stati Uniti la lotta contro il virus della febbre emorragica però miete…successi.  Ashoka Mukp, il cameraman statunitense ammalatosi di ebola in Liberia, ha superato con successo la malattia e oggi sarà dimesso dal reparto di isolamento del Nebraska Medical Center. Frelance della Nbc News, Mukp era a Monrovia, quando è stato contagiato dal micidiale virus. “Riprendersi è una sensazione davvero mortificante“, ha commentato il giornalista statunitense attraverso un comunicato diffuso dall’ospedale. “Troppe persone non sono così fortunate come me. Sono davvero felice di essere vivo“, ha aggiunto.

Appassionato di Africa, Mukpo aveva lavorato in Liberia per una Ong per due anni, prima di tornare negli Stati Uniti lo scorso maggio. Tuttavia, il “mal d’Africa” lo aveva preso di nuovo, tanto sa spingerlo a tornare con un contratto per la Nbc. “C’erano tantissime persone ammalate intorno a me la settimana in cui mi sono ammalato“, ha raccontato ancora. “Pensavo di essermi tenuto a debita distanza e vorrei capire che cosa è andato storto“, ha commentato.

Phil Smith, direttore dell’unità di bio-isolamento del Nebraska Medical Center dove il giornalista è stato curato, si è detto fiducioso di poter “curare con successo un altro paziente“.

Nel frattempo è migliorata anche Nina Pham, una delle due infermiere contagiate mentre curavano il ‘paziente zero’ a Dallas. “Le condizioni cliniche di Nina Pham sono passate da discrete a buone“, hanno spiegato le autorità sanitarie americane. Dall’Emory Hospital di Atlanta, in Georgia, dove è ricoverata la seconda infermiera Amber Vinson, invece non ci sono aggiornamenti sulle condizioni della donna. Le uniche informazioni provengono dalla madre, secondo la quale la figlia è ancora debole, ma non ha fornito ulteriori dettagli.

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