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Nucleare iraniano, i servizi segreti svizzeri sospettano un’incursione cibernetica del Mossad

La radio della Svizzera tedesca SRF ha rivelato ieri l’esistenza di un rapporto del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) redatto sulla base di indagini che lo scorso mese hanno portato a una serie di perquisizioni, con il sequestro di materiale informatico. Si cerca un ‘virus’ spia. Israele e la casa bianca smentiscono, ma la Procura federale elvetica ha aperto un procedimento penale contro ignoti

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Berna – Le autorità giudiziarie federale elvetiche stanno conducendo indagini ordinate dalla Procura federale, sulla base di un procedimento penale aperto contro ignoti per l’ipotesi di spionaggio informatico che avrebbe colpito la struttura alberghiera presso cui si sono svolti i colloqui tra diplomatici iraniani e del Gruppo 3+3 (USA, RUSSIA e CINA + FRANCIA, GRAN BRETAGNA E GERMANIA) sul programma nucleare iraniano a inizio anno.

André Marty, portavoce del Ministero pubblico (dicastero della giustizia, ndr),  ha confermato ieri mattina la notizia diffusa dalla radio della Svizzera tedesca SRF. All’origine del procedimento un rapporto del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), i servizi segreti interni di Berna.

Nell’ambito di questa operazione, ha detto Marty, il 12 maggio sono state ordinate perquisizioni, a seguito delle quali è stato sequestrato materiale informatico con l’obiettivo di rinvenire la presenza di virus utilizzati per spiare i negoziati attraverso l’infiltrazione dei sistemi di sorveglianza e sicurezza interna della struttura alberghiera, hanno spiegato fonti diverse.

Il portavoce del ministero della giustizia federale non ha però fornito ulteriori informazioni su questo presunto cyberattacco, né sui suoi autori, anche se da più parti l’indice è puntato sul Mossad (Ha-Mossad le-Modi’in ule-Tafkidim Meyuchadim).

La vicenda di una possibile incursione di intelligence era stata rivelata mercoledì dal Wall Street Journal‘, che ha visionato il rapporto di Kaspersky Lab, la grande azienda di cyber-sicurezza con sede a Mosca, sponsor della Ferrari in Formula 1.

Stante quanto riportato da Kaspersky Lab, che a propria volta ha denunziato di essere stata vittima del cyberattacco, il “super virus spia” si sarebbe infiltrato nei sistemi informatici di tre alberghi di lusso europei, sedi di negoziati tra le delegazioni di Teheran e dei Paesi del Gruppo 3+3.

Prendendo il controllo dei computer, gli hacker sarebbero stati in grado di usare i sistemi di sorveglianza per registrare conversazioni e video in varie zone degli hotel, anche negli ascensori. Kaspersky non ha identificato il Paese all’origine dell’attacco, ma ha lasciato intendere che si potrebbe trattare di Israele.

Da Tel Aviv è arrivato una secca smentita su qualsiasi tipo di responsabilità. Il vice ministro della Difesa Eli Ben-Dahan ha dichiarato che Israele non utilizza questi metodi per ottenere informazioni e ha altri mezzi per sapere cosa succede ai colloqui, una dichiarazione che non sorprende. Sulla stessa linea il viceministro degli Esteri Tzipi Hotovely: “un nostro coinvolgimento in questa vicenda è senza fondamento”.

Anche dagli Stati Uniti sono arrivate rassicurazioni sulla sicurezza dei colloqui. Il portavoce del Dipartimento di Stato, Jeff Rathke, ha rassicurato sulla riservatezza e la sicurezza dei colloqui sul nucleare iraniano.

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