F1In Primo Piano

A Franz Tost bisogna far sapere che la F1 serve a Monza come Monza serve alla F1

Durante la conferenza stampa precedente al Gran Premio d’Ungheria, il team principal della Toro Rosso, Franz Tost, ha affermato che la Formula 1 non deve preoccuparsi di abbandonare i circuito storici come Monza, Silverstone o Hockenheim. Dove ci sono i soldi, si va. Confermando che la Formula 1 non è più uno sport, sebbene sia regolato da norme sportive (e allora forse Tost meriterebbe una sanzione per la violazione dei principi del movimento sportivo internazionale)…

20150730-franz-tost-655x436


Alla vigilia del Gran Premio d’Ungheria, durante la conferenza stampa dei team principal, Franz Tost – con incredibile faccia tosta – ha risposto alla domanda dell’inviato di ‘SB Belarus Today’, Vladimir Rogovets, che chiedeva a tutti cosa pensassero del fatto che non vi sia un GP di Francia, nonostante la presenza della Renault e di un pilota francese; che non vi sia un GP di Germania, nonostante la Mercedes dominatrice del mondiale; che in due anni si potrebbe perdere il GP d’Italia a Monza, nonostante la Ferrari (e la Toro Rosso).

Tost, con faccia tosta, ha risposto in modo serafico: “Prima di tutto, i team supportiamo gli organizzatori ovunque possiamo, ma anzitutto gli organizzatori hanno il denaro per fare un Gran PRemio, sì o no? La Francia non ha denaro pertanto non abbiamo un Gran Premio lì”. Poi, ha aggiunto: “Dobbiamo andare in Paesi che possono permetterselo (un GP, ndr), è così semplice. Non mi interessa se corriamo in Germania o in Italia o altrove. Dobbiamo correre dove la situazione finanziaria permette alla Formula 1 di andare lì”. Punto.

Petizioni, raccolte di firme, appelli: tutte cose inutili. Rilievo sulla stampa nazionale di queste dichiarazioni? Nessuno.

A nessun appassionato sano di mente in verità passerebbe per la testa di preferire Baku o il Turkmenistan a Monza. Tutti vogliono vedere i gran premi storici in calendario. Ma come abbiamo sempre affermato, non sono gli appassionati che pagano il biglietto o le pay tv a decidere le sorti della F1… anche se a qualcuno piace farcelo credere. No cari amici, noi non contiamo nulla.

L’antifona è chiara: a questa Formula 1 di Monza, Silverstone o Hockenheim non interessa un fico secco” E chissà perché non ne siamo sorpresi. Quel che però infastidisce è che questa dichiarazione, questa pugnalata alla schiena di Monza, sia arrivata da chi è a capo di una squadra italiana, benché con capitali austriaci. Un team che ha sede a Faenza, ex Minardi, nella culla del nostro motorismo italiano. Un team che con un certo Sebastian Vettel conquistò nel 2008 la prima (e unica) vittoria proprio sul circuito brianzolo.

Siamo perciò in presenza di una specie di parricidio sportivo, che però mostra in modo inequivocabile come la Formula 1 non sia più una disciplina sportiva, ma solo un esercizio di business in cui le regole sportive vanno in secondo piano. Se la F1 fosse ancora una disciplina sportiva, il signor Tost dalla faccia tosta si beccherebbe una sanzione disciplinare per violazione dei principi del movimento sportivo internazionale e dell’ordinamento del CIO, cui la FIA aderisce.

Bisognerebbe spiegare a Tost che la Formula 1 serve a Monza tanto quanto Monza serve alla Formula 1. E che i principi dello sport oggi devono sicuramente coniugarsi con la sostenibilità economica, ma di certo è inimmaginabile che la massima serie automobilistica sia solo business e ricerca del denaro fine a se stesso.

Tranquillo signor Tost, saremo noi a non sentire la sua mancanza il giorno che non sarà piu in F1.

A chi andrà a Monza un suggerimento: se voleste fischiare qualcuno, piuttosto che i piloti fischiate Franz Tost, il team principal della Toro Rosso che non arrossisce grazie alla faccia tosta.

(con la collaborazione di JH) © RIPRODUZIONE RISERVATA – THE HORSEMOONPOST / THE WASTEGATE

Se hai gradito questo articolo, clicca per favore “Mi piace” sulla pagina Facebook di The Horsemoon Post (raggiungibile qui), dove potrai commentare e suggerirci ulteriori approfondimenti. Puoi seguirci anche su Twitter (qui) Grazie in anticipo!


Save the Children Italia Onlus